Potere d’acquisto CEE: Cechia e distretto di Bratislava al primo posto.

Tra Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, è la città di Bratislava a registrare il maggior potere d’acquisto a livello regionale in uno studio dell’istituto di ricerca economica austriaco RegioData, mentre a livello di paese, è la Repubblica Ceca al primo posto. Se il potere d’acquisto medio in Germania, Svizzera e Austria ammonta a 19.300 euro pro capite per anno, in Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria il potere d’acquisto medio annuo arriva a 5.400 euro pro capite, che corrisponde a circa il 30% del livello austriaco, come afferma Mark Ruhsam del RegioData Research, che sottolinea come non poteva essere possibile annullare il gap nel giro di pochi anni tra la parte occidentale e orientale dell’Europa centrale.

Tra i quattro paesi CEE, la Repubblica Ceca ha il maggior potere d’acquisto, e in Polonia, vi è uno squilibrio regionale enorme, con il potere d’acquisto più basso nella Polonia orientale. Tra il distretto più ricco (Varsavia) e il più povero (Lubaczowski), in Polonia c’è un divario del 170%, con un potere d’acquisto che va dai 6.700-8.700 euro delle maggiori città ai soli 3.200 euro delle località orientali del paese.

Dopo il crollo del blocco orientale, in realtà la parte orientale è ancora focalizzata sull’agricoltura, mentre la gran parte degli Investimenti diretti esteri (IDE) vanno soprattutto nella parte occidentale di questi paesi, spiega Roman Romisch del WIIW (Istituto di Studi Economici Internazionali di Vienna). La tendenza è uguale in Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, con un maggior potere d’acquisto nelle capitali Praga, Bratislava e Budapest. Bratislava è il distretto con il più alto potere d’acquisto regionale, pari a 10.000 euro.

(Fonte FriedlNews)

 

Standard & Poor conferma il positivo rating della Slovacchia

L’agenzia di rating Standard & Poor ha confermato il rating del credito della Slovacchia in A/A-1, annotando che l’outlook del Paese è rimasto stabile. Questo confidando nel fatto che il governo slovacco manterrà il suo impegno a riportare il deficit di bilancio sotto il 3% del PIL nel 2013. «L’outlook stabile tiene in considerazione le nostre aspettative che il governo continuerà nel suo sforzo di consolidamento fiscale e di stabilizzazione del debito pubblico», afferma il rapporto dell’agenzia. Uno degli aspetti positivi del Paese, si legge ancora nel documento, è anche un settore bancario stabile e un basso debito estero.

L’economia slovacca, poi, ha il potenziale per crescere, sottolinea S&P, e le riforme per rafforzare la competitività e ridurre le disuguaglianze sul mercato del lavoro potrebbero spingere l’economia ad avvicinarsi ad altri paesi della Zona Euro. Un migliore sviluppo fiscale e la realizzazione delle riforme sulla sostenibilità, compresa la riforma del sistema giudiziario, insieme a una più rapida convergenza verso la media europea, potrebbero anche portare a un miglioramento del rating, ha rimarcato l’agenzia, avvertendo però che un deficit statale più alto potrebbe invece comportare un declassamento.

Fonte Sita da Buongiorno Slovacchia

 

Verso Est . . . con Ersilio Gallimberti, intervistato da Paolo Pugni di Export Low Cost.

Trasferire la residenza fiscale all’estero, produrre all’estero, delocalizzare, penetrare nei mercati esteri, esportare il più possibile, export low cost & low risk.

Quali mercati scegliere, dove delocalizzare, che strategie devo utilizzare per fare tutto ciò ?

Questi sono gli imperativi e gli interrogativi che è obbligato a porsi l’imprenditore italiano, per continuare a produrre, per essere competitivo, per sopravvivere.

Sono riflessioni amare se volete, ma che fanno parte di un’analisi seria, precisa, circostanziata sulla situazione politica ed economica italiana.

Il punto di vista di Ersilio Gallimberti e le soluzioni da adottare grazie all’apporto di est consulting, per continuare a sorridere, a guadagnare, dove il lavoro e le capacità imprenditoriali e di fare impresa, vengono apprezzate e sostenute ; tutto questo nell’intervista rilasciata a Paolo Pugni.

Verso est quindi, con Ersilio Gallimberti ed est consulting.

 Leggi l’intervista, clicca qui !

 

I grandi numeri dell’economia slovacca. Ne parla anche il “Sole”.

Non è un caso che la chiamino “la tigre dell’Est”: con i suoi livelli di crescita, la tenuta negli anni della crisi, la capacità di attrarre gli investimenti esteri, la stabilità politica e un ambiente ormai internazionale, la Slovacchia spicca nella regione offuscando le performance degli altri Paesi.

In parte lo deve a un atout naturale : la sua posizione geografica. Incastonata tra Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Polonia e Ucraina, a un passo dalla Germania, insomma nel cuore dell’Europa, ha un mercato potenziale di 350 milioni di persone. Alla collocazione strategica si affianca la lungimiranza politica che ha portato la Slovacchia nell’Unione europea il 1° maggio nel 2004 e nell’Eurozona il 1° gennaio 2009.

«Un elemento, quello della moneta unica, molto importante per le aziende, che non hanno problemi di fluttuazione di valuta e preferiscono così la Slovacchia all’Ungheria o alla Repubblica Ceca», sottolinea Giorgio Dovigi, 34 anni, segretario generale della Camera di commercio italo-slovacca, da cinque anni a Bratislava. «Nel Paese sono attive 500 imprese italiane – continua – 300 sono piccole società commerciali. Potremmo definirlo un vero e proprio sistema-Italia, a partire da Banca Intesa presente con Vub banka, UniCredit, Enel con Slovenske Elektrarne e Generali. Enel, in particolare, si distingue per il più grosso investimento privato nella storia della Slovacchia : ha messo in campo 2,775 miliardi di euro per la costruzione di una centrale nucleare da 880 megawatt a Mochovce, 120 chilometri da Bratislava. Ma sono decine le piccole e medie aziende attratte dal prezzo contenuto della forza lavoro (2,1 milioni di persone, ndr) e da un diritto del lavoro snello».

In effetti in Slovacchia gli stipendi sono più bassi che negli altri Paesi orientali : il salario minimo è di 317 euro, quello medio (nel 2010) di 769 euro. Un professionista dell’Information Technology guadagna 1.450 euro. Ma soprattutto c’è una corporate flat tax al 19%, anche se incombe la minaccia di un aumento per le grandi aziende voluto dal premier di sinistra Robert Fico, netto vincitore delle elezioni di marzo 2012.

Se il settore dell’auto continua a farla da padrone, con i tre colossi Kia Hyundai, Peugeot Citroen e Volkswagen che prevedono di produrre 780mila vetture nel 2012 (dalle 639mila del 2011), aumentano le aziende internazionali che scelgono la Slovacchia come polo logistico: «Decidono di venire qui – spiega Dovigi – per l’administration e il back office, penso al recupero crediti o alle fatturazioni, per esempio. Perché Doll, Oracle, At&t puntano proprio sulla Slovacchia ? Per il tasso di scolarizzazione alto e l’ottima conoscenza delle lingue, inglese e tedesco sono di casa. Noi abbiamo un bacino di ragazzi che parlano benissimo l’italiano».

Non stupisce, allora, che nel “Doing business report 2012”, il rapporto sulla facilità di fare impresa stilato dalla Banca mondiale e dalla Sfi (società finanziaria internazionale), la Slovacchia preceda tutti i Paesi dell’Est con l’eccezione della Slovenia. Alcuni dei fattori considerati sono l’ambiente politico e istituzionale, la stabilità macroeconomica, il potenziale del mercato, il supporto alle imprese private, il sistema fiscale.

Un giudizio positivo condiviso da Alvise Gerotto, 32 anni, direttore generale della Kosit, società controllata al 66% dalla Demont di Mestre. «Abbiamo investito quasi 27 milioni di euro a Kosice, seconda città del paese nel profondo Est, ci occupiamo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani. Partiamo a maggio con 430 dipendenti. Qui ci sono una manodopera competente, un regime fiscale favorevole, più facilità di accesso al credito. Abbiamo scelto Kosice anche perché è sul corridoio 5 della Ue, e quindi beneficerà di investimenti comunitari sul fronte dei trasporti».

Un quadro roseo e senza macchia, per la tigre dell’Est ? Ci pensa Antonio Canfora, 51enne managing director di Maccaferri Central Europe, a riequilibrare le cose. La Maccaferri di Bologna è presente in 100 Paesi e offre prodotti e soluzioni per l’ingegneria civile (reti di acciaio, geosintetici, fibre ecc.). «Sono qui da sei anni, il gruppo ha acquisito una società esistente, nostra concorrente. Parto dagli aspetti positivi. Sicuramente è un posto in cui la burocrazia funziona : non sono velocissimi ma si riesce a procedere anche senza consulenze particolari. Una causa si conclude in un anno, un anno e mezzo. La tassazione è bassa e la posizione geografica favorevole. L’elemento negativo è essenzialmente uno : la corruzione politica e dei partiti, evidenziata anche di recente da un clamoroso scandalo. Nel nostro settore a volte vincono delle gare d’appalto società che non avrebbero i requisiti o il personale adatto, o una posizione finanziaria solida. Un fenomeno più frequente nella Slovacchia dell’est, e che non riguarda i progetti importanti, ma che pone un problema di fiducia. Ci vorrebbero più trasparenza e correttezza, quello che si dice sempre anche in Italia, no?».

Elena Di Caro da il sole24ore.com

 

 

Gli slovacchi preferiscono le aziende estere.

Un terzo degli slovacchi lavorano per filiali slovacche di società straniere. Si tratta del più alto tasso in Europa, portando la Slovacchia in cima a una tabella che riflette la porzione di economia controllata e prodotta da datori di lavoro stranieri. L’ultima analisi fatta da UniCredit Bank mostra diverse ragioni per questo stato di cose : l’interesse delle società straniere in Slovacchia e la loro predominanza tra i più grandi datori di lavoro nel paese, nonché il fatto che gli slovacchi mostrano anche più interesse a lavorare per aziende straniere in determinate circostanze. «Una grande motivazione è che i datori di lavoro stranieri offrono, mediamente, un 17% in più negli stipendi rispetto alle imprese slovacche», secondo l’analista Zuzana Holla di Hay Group. Inoltre, fanno la loro parte nell’attrarre la forza lavoro anche i benefici non monetari, come una migliore stabilità e la reputazione della società.

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