Gli slovacchi preferiscono le aziende estere.

Un terzo degli slovacchi lavorano per filiali slovacche di società straniere. Si tratta del più alto tasso in Europa, portando la Slovacchia in cima a una tabella che riflette la porzione di economia controllata e prodotta da datori di lavoro stranieri. L’ultima analisi fatta da UniCredit Bank mostra diverse ragioni per questo stato di cose : l’interesse delle società straniere in Slovacchia e la loro predominanza tra i più grandi datori di lavoro nel paese, nonché il fatto che gli slovacchi mostrano anche più interesse a lavorare per aziende straniere in determinate circostanze. «Una grande motivazione è che i datori di lavoro stranieri offrono, mediamente, un 17% in più negli stipendi rispetto alle imprese slovacche», secondo l’analista Zuzana Holla di Hay Group. Inoltre, fanno la loro parte nell’attrarre la forza lavoro anche i benefici non monetari, come una migliore stabilità e la reputazione della società.

Bratislava tra le regioni più ricche d’Europa.

La bizzarria delle statistiche mostra a volte davvero due facce antitetiche e paradossali della stessa moneta. Se la Slovacchia è la seconda nazione più povera nell’Eurozona, come non dimenticano di ricordare i suoi politici per ottenere “sconti” quando devono contrattare in sede UE (per esempio sui contributi ai fondi salva-stati), la sua capitale Bratislava e il territorio circostante hanno raggiunto livelli molto alti di ricchezza se confrontati con il resto d’Europa.

Grazie ad un’ottima performance del prodotto interno lordo (PIL) pro-capite, la regione di Bratislava ha scalzato un po’ di concorrenti e si è piazzata al quinto posto tra le regioni più ricche dell’Unione Europea con un livello del 178% rispetto alla media di tutte le 271 regioni appartenenti all’UE.

Eurostat, l’agenzia statistica della Commissione Europea, che ha pubblicato i dati del 2009, ricalcolati in considerazione dei livelli dei prezzi nazionali, ha indicato che Bratislava è divenuta la quinta regione più ricca dell’Unione, un risultato che evidenzia, scrive l’agenzia Sita, i progressi economici realizzati dagli Stati membri dell’UE entrati più di recente, anche se la Slovacchia nel suo complesso rimane in fondo alla classifica di ricchezza, con un PIL nazionale solo al 71% della media comunitaria, e la Slovacchia orientale da sola è data al 49% della media europea.

Con Bratislava, nella parte superiore della lista ci sono anche le regioni di Londra (332% della media!!), Lussemburgo, Bruxelles e Amburgo, l’unico land tedesco nella top ten. Dietro capitale slovacca vengono poi Parigi, Praga (175%), Stoccolma, Groningen, Aaland. La regione di Vienna è undicesima (161), la prima delle italiane è Bolzano (148%, Trento fa classifica a parte). Tra le venti regioni più povere dell’Unione appaiono territori di Bulgaria (5), Romania (6), Polonia (5) e Ungheria (4).

Eurostat, nel dare la notizia, spinge anche ad avere una certa cautela a trattare i dati. Il PIL prodotto in certe regioni urbane di grandi dimensioni possono essere artificialmente gonfiati dai grandi flussi di pendolari che «ingrossano la produzione ad un livello che non potrebbe essere raggiunto dalla popolazione residente attiva per conto proprio».

(Pierluigi Solieri da Buongiorno Slovacchia)

 

Crescita nell’Eurozona: la Slovacchia apripista per il 2012.

Slovacchia ed Estonia saranno probabilmente le uniche economie tra i 17 paesi della Zona Euro che registreranno una crescita nel 2012. Lo ha detto il Commissario europeo per gli Affari economici e monetari Olli Rehn. Mentre infatti la Commissione si aspetta un calo del PIL nell’Eurozona, (in media dello 0,3%), Slovacchia ed Estonia possono sperare in una crescita nel 2012 intorno all’1,2%. In crescita saranno anche altri membri UE dell’Europa centro-orientale come Polonia (2,5%), Lituania (2,3%), Lettonia (2,1%), Romania (1,6%) e Bulgaria (1,4%). Nella prognosi per la Slovacchia, si nota che il Paese ha beneficiato di una crescita più forte del previsto nel quarto trimestre 2011, (0,9 punti percentuali superiore alle aspettative della CE), ma le ultime previsioni della produzione industriale e delle costruzioni indicano un leggero calo nel 2012, in gran parte a causa della situazione generale nella regione, dato che l’80% delle esportazioni slovacche vanno ai mercati dell’UE. Nel frattempo, la Commissione prevede un’inflazione in Slovacchia all’1,9% nel 2012, secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), ben al di sotto del 4,1% del 2011.

Fonte Tasr da Buongiorno Slovacchia

Riforma del catasto italiano = ancora più tasse.

L’ anno nuovo 2012 porterà ai contribuenti italiani, cioè a tutta la popolazione, una raffica di aumenti di tutti i servizi oltre ad importanti e significative riforme di enti e strutture, non per questo finalizzate all’ efficentamento delle stesse, ma bensì nel rubarci più soldi.   Va proprio in questa direzione la riforma del catasto fortemente voluta dal governo Monti, ma che segue la falsa riga già precedentemente tracciata da Visco.   A suo tempo, la riforma di Visco, aveva visto la contrarietà dell’ intero mondo politico, mentre oggi lo stesso, plaude alla riforma Monti.   La novità fondamentale nella riforma Monti del catasto, prevede l’ introduzione del valore patrimoniale dell’ immobile, collegata all’ applicazione di un fantomatico quanto misterioso algoritmo.   Si abbandona quindi il concetto di rendita, per abbracciare quello più complesso e certamente opinabile del patrimonio collegato all’ immobile, il tutto nell’ aumento complessivo dell’ imposta generale.   E’ stato riconosciuto da tantissimi analisti, ai quali mi associo, che questa riforma del catasto, assume la forma di una piccola patrimoniale, che va vigliaccamente a colpire dove è più facile : cioè sulla casa, quel bene fondamentale di tutti gli italiani.   Ricordo che l’ Italia è l’ unico paese d’ Europa con la più alta percentuale di immobili di proprietà privata, fattore questo che ha sempre contribuito in maniera consistente al riempimento del forziere pubblico.   Ma si vede che questo non bastava e quindi, dopo la reintroduzione dell’ ICI, ora rinominata IMU e dell’ aumento del suo coefficiente dal 100 al 160 %, ecco ulteriori aumenti profilarsi all’ orizzonte dei proprietari di immobili.   Se questo deve essere l’ esito di un governo di emergenza, poiché ricordo che il governo Monti si è dichiarato come governo d’ emergenza, siamo veramente messi male, anche perchè questo sembra proprio il primo step alla futura riforma fiscale, cioè più tasse !   Il catasto rappresenta in tutti i paesi d’ Europa, e probabilmente del mondo, l’ inventario corretto di tutti gli immobili che compongono quel paese, correttamente acatastati, il che significa catalogati ed inventariati all’ interno del giusto coefficiente di rendita ; ovviamente non è possibile che un appartamento in centro a Milano, sia acatastato con lo stesso coefficiente di un appartamento alla Bovisa.   Questo è ovviamente avvenuto ; l’ Italia, si sa, è anche il paese dei furbi e delle sperequazioni.   Ma è in questi casi, e solamente in questi casi, che l’ amministrazione pubblica deve colpire e punire.   E’ invece tutto va nella direzione sbagliata.   Si perchè colpire il patrimonio in sede catastale è sbagliato, mentre tassare la plusvalenza nella vendita è corretto, ed è il criterio utilizzato in tutti i paesi europei, Rep. Ceca e Slovacchia compresi.   Per concludere voglio soffermarmi un attimo sull’ applicazione di questo misterioso algoritmo per la determinazione del valore patrimoniale.   Vi ricordo che fu proprio l’ applicazione degli algoritmi sulle transazioni finanziarie, sulle determinazioni di futures, obbligazioni e mutui, elemento fortemente scatenante alla crisi finanziaria del 2008.   In quel caso tante banche, tanti intermediari fallirono, trascinando con se anche tante innocenti famiglie.   Pensate anche Voi quello che penso io ?

Ersilio Gallimberti

Bellissima la mostra su Dubcek a Forlì

Ho avuto l’ enorme piacere di essere presente alla cerimonia di apertura alla mostra su Alexander Dubcek a Forlì. Oltre a un nutrito numero di privati e quanto mai interessati cittadini, studenti, rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale, ospite d’ onore della cerimonia è stata Sua Eccelenza, l’ ambasciatore di Slovacchia in Italia, Dott.sa Maria Krasnohorskà, che con la sua affabilità e cordialità ci ha condotto alla riscoperta di questo importante personaggio. Alexander Dubcek è stato uno dei padri di quell’ onda rinnovatrice e democratica, che ha contrassegnato poi in maniera indelebile, il tracollo del regime comunista. Uomo intelligente, rigoroso e mite, in quegli anni bui porta tra le sue genti dell’ ex Cecoslovacchia la consapevolezza della forza dell’ individuo nel cambiare, nel porsi finalmente al centro come unico protagonista del proprio destino. Uomo di spessore all’ interno del Partito Comunista Cecoslovacco, Dubcek assume da subito una posizione diversa da tutti, ribadendo che la libertà e la democrazia sono possibili : il cambiamento è possibile ! Tutto questo porterà a una ventata di ottimismo e “ voglia di democrazia “ che preoccuperà enormemente il regime sovietico, tanto da dover invadere l’ ex Cecoslovacchia, dando vita alla famosa “ primavera di Praga “, che, come faceva giustamente notare il curatore della mostra di Forlì, sarebbe più opportuno definire “ primavera cecoslovacca “, per il semplicissimo fatto che l’ invasione russa ha interessato l’ intera confederazione cecoslovacca. Per Dubcek seguono poi gli anni dell’ allontanamento dalla scena pubblica, dell’ estromissione dal partito, del boicottaggio personale. Anni difficili dove sembra che il “ mostro “ sovietico abbia la meglio. Sono gli anni in cui viene in Italia, visita le più importanti città italiane e avrà anche la possibilità di vedere realizzarsi un sogno : assistere ad un concerto alla “ Scala “ di Milano, ospite dell’ allora sindaco Pillitteri. Ma fortunatamente, come succede a tutti gli uomini buoni, anche per lui arriva il momento del riscatto. Nel 1989 crolla il muro di Berlino e successivamente i russi abbandonano tutte le loro postazioni nei paesi del blocco, Cecoslovacchia compresa. Si apre allora la stagione della cosiddetta “ rivoluzione di velluto “, dove i due gruppi che compongono la confederazione, all’ interno di questa enorme ubriacatura di libertà, reclamano legittimamente, maggiore autonomia. Anche allora Dubcek, slovacco di Uhrovec, fa una parte importante nel mediare tra le varie posizioni. Si opta per il referendum e successivamente per la secessione, indolore, voluta, che creerà le attuali Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Muore nel 1992, a soli 71 anni, a seguito di un terribile incidente stradale, ma non muore invano. I suoi insegnamenti e la sua opera rimangono un faro illuminante non solo alle genti dell’ est, ma per tutti coloro che credono e combattono per quell’ ideale di società, il più vicino possibile alla vera determinazione dell’ individuo nel rispetto di un superiore interesse collettivo. Questo tipo di società non si chiamerà certo capitalista ne tanto meno comunista, chi lo sa ?, forse nemmeno Dubcek lo sapeva, certo ci dimostra, che i sogni, a volte, diventano realtà. Bellissima la mostra ! Vi consiglio di andare a visitarla.

 

Ersilio Gallimberti

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