Slovacchia e formazione obbiettivi della metallurgica bresciana.

Non hanno avuto timore ad investire in tecnologia, ricerca e sviluppo, sono stati in grado di acquisire nuovi mercati all’estero e continuano a far fatica a reperire personale specializzato per le proprie aziende. È questo, in estrema sintesi, l’identikit delle imprese della filiera metallurgica bresciana tratteggiato dall’indagine su 70 aziende campione (13.800 addetti) del settore svolto dal centro studi di Intesa Sanpaolo.

I risultati sono stati presentati dal direttore regionale Lombardia della banca, Paolo Graziano, in occasione di una tavola rotonda all’auditorium Santa Giulia alla quale hanno portato le loro testimonianze la Brawo, Fonderia di Torbole, Metalleghe e Commerciale Siderurgica Bresciana. Una realtà, quella delle 70 aziende campione, in grado di generare complessivamente 5 metallurgica brescianamiliardi di fatturato, di avere un buon posizionamento sui mercati, un’alta propensione all’innovazione di prodotto e di processo e più del 50% del fatturato generato dalle esportazioni. Ma questo è solo il punto di partenza. Dall’indagine emerge che tre sono le leve fondamentali per continuare a crescere: la disponibilità di finanziamenti, consulenze per la ricerca di partner o nuove acquisizioni e la formazione di personale specializzato. E Intesa Sanpaolo ha risposto punto per punto: «Per il 2017 – ha ricordato Graziano – abbiamo messo a disposizione delle imprese metallurgiche bresciane 300 milioni di euro anche per la vivacità del territorio dove la banca ha registrato un incremento di erogato, nei primi nove mesi del 2016, del 34% rispetto al 2015». E se la tendenza degli imprenditori è quella di crescere dimensionalmente per linee esterne, utili saranno i servizi di consulenza offerti dell’istituto.

«Una volta – ha ricordato il direttore – le imprese andavano all’estero quasi esclusivamente per ridurre i costi. Oggi si predilige la produzione oltre confine per essere più vicini ai mercati di sbocco, per commercializzare in modo diretto, per ridurre i costi di trasporto». Il tutto funziona se c’è «un accordo con il sistema finanziario – ha commentato Enrico Frigerio, Ad della Fonderia di Torbole – Per questo abbiamo cominciato ad invitare ai consigli di amministrazione dei funzionari di banca perché anche loro devono capire le specificità delle nostre richieste». Soprattutto in vista di future operazioni: «Ci stiamo guardando attorno per comprare un’azienda, stiamo valutando la Slovacchia ma anche l’Est Europa e l’Asia». E nel frattempo rimane il problema della mancanza di personale. «L’azienda negli ultimi mesi ha assunto circa 50 nuovi dipendenti, in prevalenza giovani da formare all’interno dell’azienda ma continuiamo a fare fatica a trovare personale specializzato. Contiamo sui corsi della Fondazione Aib». «Sono già in una fase avanzata di progettazione – ha confermato Paola Artioli, vice presidente Aib con delega Education – saranno due anni post istituto tecnico dedicati alla meccanica e alla mecatronica con classi di 20/25 studenti che dovranno svolgere il 40% delle loro ore in un tirocinio in azienda».

Roberto Giulietti

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Cechia e Slovacchia riunite nella difesa aerea.

Come fare l’Europa unita a piccoli passi, ma concreti? Da decenni i leader della UE, a cominciare dalle nazioni più grandi, ne discutono. Adesso un esempio pragmatico viene da Cechia e Slovacchia, due Stati dell’Unione oggi piccoli ma eredi, entrambi di successo, della Cecoslovacchia che dal 1919 al 1938 fu una democrazia industriale più tecnologica, avanzata e di eccellenza che Francia o Italia. Praga e Bratislava hanno deciso di unificare il comando della difesa aerea. Aviazione comune contro il terrorismo e altre minacce, difesa aereadall’incertezza sul futuro della Nato con Trump alle provocazioni di Putin. Cechia e Slovacchia si divisero d’amore e d’accordo, operativamente dal 1°gennaio 1993. Restano strettamente integrate. Adesso integrano le due forze aeree, e ciò porterà a investimenti comuni, e ordini comuni nel comparto aerospaziale in due Paesi tornati alle eccellenze di prima dell’invasione hitleriana (1938) e della lunga notte bolscevica (1948-1989). Praga dispone già di modernissimi superjet low cost svedesi Saab JAS-39 Gripen e di caccia leggeri ex cecoslovacchi L-159 (dotati di radar da combattimento di fabbricazione italiana). Bratislava vuole Gripen magari in leasing per sostituire i MiG 29. Comando comune, centrale radar e information technology di avvistamento insieme, equipaggiamento compatibile. Per due paesi piccoli ma prosperi. Agiranno da soli ma certamente ordineranno tecnologia di difesa a paesi amici. La Svezia, per via dei Gripen, è in pole position, ma nessuno è escluso. L’Europa si costruisce anche così.

Fonte Repubblica.it

Le antenne di Calearo captano la Slovacchia.

È un’eccellenza italiana che quasi non si vede. Eppure è fondamentale, soprattutto nel futuro delle auto sempre più connesse. È un “Made in Italy” montato ad esempio sulle auto del gruppo FCA, del gruppo Volkswagen, da Seat a Lamborghini e Bentley per capirci, di Groupe PSA e dell’Alleanza Renault Nissan.

CalearoCon 600 dipendenti, un terzo dei quali nel quartier generale di Vicenza, siti produttivi in Italia, Slovacchia, Argentina, Tunisia, Corea del Sud e Cina e uffici commerciali in Germania e negli Stati Uniti, Antenne Calearo è una realtà importante. L’export vale oltre due terzi del fatturato, stimato in 81,5 milioni di euro per il 2016. Grazie a lavoro del Centro Ricerca Calearo che occupa un cinquantina di persone, la società è all’avanguardia tanto che dall’anno prossimo la stragrande maggioranza delle nuove Audi monteranno i suoi sistemi di ricezione.
Anche le monoposto di Formula 1 hanno adottato le antenne dell’impresa familiare, fondata nel 1957 da Alessio Calearo e Lucia Ciman. Con Massimo Calearo Ciman alla guida, l’azienda si appresta a festeggiare i primi sessant’anni. Partner anche di enti spaziali (è presente in quattro progetti finanziati dell’ESA), con le sue antenne, Calearo garantisce la piena connettività delle auto: la guida autonoma dipende anche da questi sistemi.
Nel 2014 e nel 2015 al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas un costruttore tedesco ha esibito un avveniristico modello equipaggiato con sistemi di autonomous driving supportati da sistemi realizzati da Calearo. In molti paesi le antenne italiane sono state adottate anche sui mezzi assegnati alle Forze dell’Ordine, dove sono perfino camuffati. Sulle vetture più sportive, anche italiane, sono invece particolarmente aerodinamici. L’antenna, insomma, è ben più che una semplice asta di ferro. È un concentrato di tecnologia dal quale passano le informazioni che dovranno servire per gestire il traffico generato da due miliardi di auto, cioè quante ne sono previste su strada entro il 2035.
Le attività della società sono suddivise in tre grandi aree: Autoriginal Equipment (equipaggiamenti per il primo impianto con antenne esterne o integrate), Automotive Aftermarket non solo per auto e veicoli commerciali, industriali, autobus, macchina agricole ma anche per la nautica, e Calearo S, cioè le dotazioni speciali, il fiore all’occhiello dell’azienda specializzato nella progettazione e nella produzione di soluzioni avanzate per le telecomunicazioni.

Mattia Accheli

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I più mammoni sono gli slovacchi.

Oltre due terzi dei «giovani adulti», ovvero coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, in Italia vive a casa con i genitori, una percentuale (67,3%) che nel 2015 cresce rispetto al 2014 e si conferma al top nell’Unione europea (dietro solo alla Slovacchia) con quasi 20 punti di differenza rispetto al 47,9% medio europeo. Lo rileva Eurostat secondo il quale il divario cresce ancora nella fascia tra i 25 e i 34 anni. In questa fascia i giovani a casa con mamma passano dal 48,4% del 2014 al 50,6% a fronte del 28,7% in Ue e del 3,7% in Danimarca.

I più mammoni sono gli slovacchi
La percentuale dei giovani adulti che vivono a casa con i genitori è cresciuta di quasi due punti tra il 2014 e il 2015 passando dal 65,4% al 67,3% mammonimentre in Ue è scesa passando dal 48,1% al 47,9%.
L’Italia è superata per percentuale di “mammoni” solo dalla Slovacchia (69,6%) e seguita da Malta (66,1%) mentre è molto lontana dalla Francia (34,5%, dato in calo), dalla Germania (43,1%) e dal Regno Unito (34,3%) ma soprattutto dalla Danimarca (19,7%).

Preoccupano gli under 34
La tendenza dei giovani italiani a non lasciare la casa dei genitori
è ancora più evidente nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero quella nella quale si sono terminati gli studi e si dovrebbe cominciare a lavorare. In Italia, anche a causa della scarsa occupazione dei giovani, la percentuale di coloro che sono tra i 25 e i 34 anni e vivono con i genitori ha raggiunto il 50,6% (era al 44% nel 2011) con quasi 22 punti in più rispetto alla media europea (dietro solo alla Grecia con il 53,4%). La distanza è siderale rispetto ai paesi del Nord Europa (3,7% la Danimarca, 3,9% la Svezia) ma anche rispetto alla Francia (10,1%, in calo di un punto), il Regno Unito (16%) e la Germania (19,1%) mentre la Spagna è al 39,1%.

A casa il 94,5% dei ragazzi tra 18 e 24 anni
Se si guarda alla fascia dei più giovani (18-24 anni) vive in casa il 94,5% del totale (79,1% in Ue) mentre tra i 20 e i 24 anni la percentuale scende al 93% (è al 59,8% in Francia). Sono mammoni soprattutto i maschi con il 73,6% del totale tra i 18 e i 34 anni (quasi 3 su 4), in crescita dal 71,8% del gioventu moderna2014. La percentuale di quelli tra i 25 e i 34 anni cresce dal 56,8% al 59,3% con oltre 24 punti in più rispetto alla media europea. Le donne in questa fascia di età restano a casa nel 41,7% dei casi. Ma non tutti quelli che restano a casa con i genitori lo fanno in assenza di un’occupazione: il 40,3% di quelli che vivono con i genitori in questa fascia di età – rileva Eurostat –
lavora full time mentre il 18,8% si dichiara ancora studente e il 24,3% si dice disoccupato.

Italia al top per mamme over 50, un terzo di tutta Ue
L’Italia è al top in Europa per
parti di mamme ultracinquantenni. Nel 2014 – secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat – in Europa sono nati 1.019 bambini da mamme over cinquanta e tra questi 303 sono nati da mamme italiane. Nel nostro Paese il fenomeno è più che raddoppiato dal 2007 quando erano state 141. Oltre 2.800 bambini sono nati da mamme tra i 45 e i 49 anni (13.382 in tutta Europa) mentre 36.654 sono nati da mamme tra i 40 e i 44 anni (214.706 in tutta Europa). Le mamme over 50 nel 2014 sono state 177 nel Regno Unito e 103 in Francia mentre in Germania sono state 91. I bambini nati da mamme tra i 20 e i 24 anni in Italia nello stesso periodo sono stati 46.029 (in calo dagli oltre 52.000 del 2007) a fronte dei 125.377 nel Regno Unito, dei 109.500 in Francia e degli oltre 80.000 in Germania. Nel complesso in Italia nell’anno sono nati 502.000 bambini.

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Ines Trocchia supersexy conquista la Slovacchia.

Ines Trocchia supersexy su Playboy Slovacchia. La modella, nata a Nola 21 anni fa e residente a Sperone, in Irpinia, è ormai una delle sexy simbol italiane che fa impazzire il mondo. Il maggior magazine maschile (Playboy) ines trocchiadella Slovacchia le ha dedicato un servizio di 8 pagine sull’ultimo numero. Le immagini sono state scattate dal noto fotografo internazionale Brian B Hayes, responsabile del trucco e parrucco Amira Laurato, un’altra napoletana.

Un servizio fotografico bollente in lingerie e nudo coperto, che lancia la modella campana, che vive a Milano per ragioni lavorative. Ines è continuamente protagonista di servizi fotografici e si è conquistata uno spazio nel panorama delle modelle italiane ed internazionali.

Fonte Il Messaggero.it

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