Crescita e sviluppo: il “modello Slovacchia”.

Alla vigilia del venticinquesimo anniversario dell’indipendenza, Bratislava può tracciare un bilancio più che positivo. Da un lato gli ottimi fondamentali economici, con una crescita del 3,3% nell’anno appena concluso e deficit e debito sotto controllo. Dall’altro, solidità e stabilità politica. E – a differenza degli altri “fratelli” di Visegrád – un ottimo rapporto con l’Unione europea

Quando il primo gennaio 1993 la Slovacchia divenne indipendente, con il “divorzio di velluto” dalla Repubblica Ceca che segnò la fine dello Stato unitario binazionale, molti le pronosticavano un futuro piú o meno da Mezzogiorno, o da parente povero, dell´ex Cecoslovacchia. Invece adesso il piccolo paese con capitale Bratislava si prepara a festeggiare questo primo gennaio 2018 i suoi primi 25 anni da Stato sovrano con un bilancio di crescita e stabilità economica che pochi altri paesi possono vantare nell´Unione europea di cui fa parte. E al tempo stesso, nel gruppo di Viségrad (di cui fa parte insieme a Polonia Cechia e Ungheria) è il paese che ha la posizione meno dura, e il minor numero di contrasti, con la UE. Anche perché non si riscontrano a Bratislava fenomeni come occupazione delle istituzioni e dei media pubblici da parte delle maggioranze elette, né riforme della Giustizia che – vedi soprattutto il caso polacco – secondo Bruxelles hanno di fatto abrogato l´indipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo, minando fondamenta dello Stato di diritto. Anche le formazioni di estrema destra, pur presenti, sono ben piú deboli che a Varsavia, Budapest o Praga.
Alta industrializzazione, consumo privato forte e in crescita, dunque un solido e ben promettente mercato interno, politiche fiscali che da anni attirano i grandi investitori internazionali: la piccola Slovacchia ospita catene di montaggio di tanti big globali del settore automobilistico da essere il paese europeo con la piú alta produzione pro capite di auto. A marchi come molti del gruppo Volkswagen, i produttori francesi o Kia, si affiancheranno nel 2018 due brand premium: Jaguar e Land Rover, visto che in reazione alla Brexit i proprietari indiani hanno ben pensato di cominciare a delocalizzare dal Regno Unito la fabbricazione di vetture di lusso da quelle berline sportive a quei prestigiosi Suv e fuoristrada ad alte prestazioni.
È una storia di successo di cui si parla poco, eppure vale la pena di studiarla: certo dà soddisfazione alla leadership e alle élites al potere a Bratislava, mentre si approssimano le celebrazioni del primo quarto di secolo o prima generazione dell´indipendenza. Un successo condiviso con i “cugini” cechi, su questo tema è tornato il lato positivo del passato comune, quando (prima dell´invasione-spartizione nazista del 1938 e poi della comunistizzazione imposta nel dopoguerra dall´Unione sovietica) la Cecoslovacchia degli anni Trenta era per percentuale di industrializzazione e di eccellenze tecnologiche attorno al sesto posto nel mondo.
La scelta di passare dall´economia pianificata al mercato fu adottata subito, ma subí un colpo di rallentamento negli anni dal 1994 al 1998, quando fu al potere il premier nazionalpopulista Vladimir Meciar. Il quale fu poi accusato di aver ceduto aziende a oligarchi suoi amici, oltre che di tendenze autocratiche. Ma successivamente, i governi liberalconservatori presieduti da Mikulas Dzurinda (1998-2006), poi le coalizioni venute dopo al governo, inclusa quelle guidate dall´attuale premier socialista Robert Fico, hanno introdotto radicali riforme strutturali.
Come in Polonia, all´inizio costarono un´impennata della disoccupazione, che però adesso è in costante calo: dal 9,3 per cento del 2016 alla stima del 6,6 per l´anno che sta per iniziare. Solidi i dati dei conti sovrani: il disavanzo è in calo, dall´1,6 per cento del prodotto interno lordo (PIL) a una stima dell´1 per cento netto l´anno prossimo. Il debito pubblico in rapporto al PIL è ampiamente sotto controllo e in calo: dal 50,6 per cento dell´anno che sta finendo al 49,9 prognosi 2018 al 47,2 previsione 2019. Lo dicono dati dell´Unione europea, secondo i quali la crescita è stata costante e robusta, con un picco del 10,7 per cento nel 2007, un unico calo (del 5,3 per cento) nel 2009 sull´onda della crisi internazionale, e forti dati e prognosi attuali: piú 3,3 per cento nel 2016 e nel 2017, probabile piú 3,8 nel 2018. I principali investimenti stranieri, forte motore di sviluppo, vengono da Germania, Austria, Francia, Corea del Sud, Italia, Stati Uniti. In conclusione, un piccolo miracolo inaspettato nel paese la cui capitale è ad appena una quarantina di chilometri da Vienna e che ai tempi degli Asburgo era terra di gite gastronomiche ed enoiche dei prosperi sudditi del centro dell´Impero.

Andrea Tarquini

Fonte Repubblica.it

Un bilancio del 2017.

I dati economici sono tuttora rassicuranti. Le cifre più recenti rivelano che il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Eurozona nel terzo trimestre è incrementato del 2,5% annuo su anno, un tasso di crescita superiore a quello degli Stati Uniti, (2,3%) e della Gran Bretagna (1,6%).

All’interno dell’Eurozona, la Germania ha registrato una crescita particolarmente forte, 2,3% anno su anno, grazie al commercio estero netto e agli investimenti, mentre la crescita economica in Italia, benché inferiore, ha raggiunto il livello più alto da sette anni.

Le economie dell’Europa dell’Est sono ancora più dinamiche. Gli ultimi dati sulla Bulgaria, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Polonia, la Romania e la Slovacchia, mostrano un’accelerazione della crescita economica nell’intera regione dal 4,6% anno su anno nel secondo trimestre, al 5,3% anno su anno del terzo, al di sopra delle aspettative. La Romania con un tasso di crescita dell’8,6% anno su anno, è una delle economie più dinamiche del mondo.

Negli Stati Uniti nel terzo trimestre la crescita economica annualizzata ha raggiunto il 3% trimestre su trimestre, (2,3% anno su anno), per un secondo trimestre consecutivo. Il modello di previsione del PIL della Federal Reserve (Fed), per il quarto trimestre addirittura prevede un’accelerazione della crescita al 3,2% trimestre su trimestre. A breve termine appare probabile che l’economia verrà sostenuta dalle spese al consumo nel periodo delle feste e a lungo termine dai tagli alle imposte previsti dalla riforma fiscale già in fase di attuazione.

L’economia giapponese è cresciuta dell’1,4% annualizzato nel terzo trimestre, il settimo trimestre d’espansione consecutivo, il che rappresenta il periodo espansivo più lungo da un decennio. Tuttavia il PIL in Giappone è molto volatile.

Luigi Sottile

Bratislava sfida Milano per ospitare l’Agenzia del farmaco.

Bratislava sottolinea la necessità di riequilibrare la presenza delle agenzie europee.

Dicono di poter rispondere a tutti i criteri dettati dal Consiglio europeo per il trasferimento dell’Ema. Compreso il sesto punto, quello geografico, stabilito per assicurare una equa distribuzione delle Agenzie europee nei Paesi membri. Su questo requisito che si aggiunge ai cinque tecnici, anche nella precedente fase di negoziazione del percorso tracciato, Bratislava ha puntato molto. E continua non a caso a farlo. Ricordando con molta enfasi nelle premesse del proprio dossier di candidatura, come «la Slovacchia sia uno dei pochi membri che non ospita un quartier generale » di un’Autorità Ue. Una vittoria, «sarebbe vista come atto di fiducia verso un nuovo membro », e porterebbe a «una maggiore coesione nell’Unione». La politica prima di tutto, quindi. E non solo. Hanno coniato anche uno slogan: «Slovacchia, buona idea». E declinato la propria offerta, tra pagine ornate di fiori e foto, in 52 pagine: lo stesso numero esatto del documento presentato dall’Italia. Ma quella tra Milano e Bratislava sarà anche un’altra sfida. Tra il Pirellone e il Westend Plazza, l’edificio scelto come sede da offrire all’Agenzia del farmaco. Che cos’è? Nel dossier viene spiegato che, a caccia di opportunità logistiche, la scelta finale è caduta su una parte a Nord Ovest della città chiamata Patrónka: una nuova area di uffici non proprio centralissima, ma — è l’assicurazione — una delle più collegate della capitale, «a pochi minuti d’auto» dall’autostrada per l’aeroporto di Bratislava e quello di Vienna. Un quartiere business di recente costruzione che ospita anche altre multinazionali (dalla Siemens a Generali fino all’Ibm), ma anche l’Accademia di Scienze del Paese, un ospedale e uno shopping center. È proprio sulla possibilità di creare legami con il campus scientifico e altre strutture di ricerca, che Bratislava punta. Oltre che su «un’economia con una delle crescite più veloci dell’Europa», su «10.700 posti di lavoro» che si prospetterebbero in un futuro prossimo, su un mercato immobiliare in piena attività e un costo della vita sicuramente più economico di quello di Londra. Su altri numeri a cominciare da quelli delle università o di camere di hotel, non c’è sfida. Su quest’ultimo fronte, per dire, Milano con 69mila letti batte i 12.800 di Bratislava. Tanto che, come per gli aeroporti, la città include nel pacchetto anche la vicinanza — 60 chilometri — con Vienna.

Fonte Repubblica.it

Slovacchia e formazione obbiettivi della metallurgica bresciana.

Non hanno avuto timore ad investire in tecnologia, ricerca e sviluppo, sono stati in grado di acquisire nuovi mercati all’estero e continuano a far fatica a reperire personale specializzato per le proprie aziende. È questo, in estrema sintesi, l’identikit delle imprese della filiera metallurgica bresciana tratteggiato dall’indagine su 70 aziende campione (13.800 addetti) del settore svolto dal centro studi di Intesa Sanpaolo.

I risultati sono stati presentati dal direttore regionale Lombardia della banca, Paolo Graziano, in occasione di una tavola rotonda all’auditorium Santa Giulia alla quale hanno portato le loro testimonianze la Brawo, Fonderia di Torbole, Metalleghe e Commerciale Siderurgica Bresciana. Una realtà, quella delle 70 aziende campione, in grado di generare complessivamente 5 metallurgica brescianamiliardi di fatturato, di avere un buon posizionamento sui mercati, un’alta propensione all’innovazione di prodotto e di processo e più del 50% del fatturato generato dalle esportazioni. Ma questo è solo il punto di partenza. Dall’indagine emerge che tre sono le leve fondamentali per continuare a crescere: la disponibilità di finanziamenti, consulenze per la ricerca di partner o nuove acquisizioni e la formazione di personale specializzato. E Intesa Sanpaolo ha risposto punto per punto: «Per il 2017 – ha ricordato Graziano – abbiamo messo a disposizione delle imprese metallurgiche bresciane 300 milioni di euro anche per la vivacità del territorio dove la banca ha registrato un incremento di erogato, nei primi nove mesi del 2016, del 34% rispetto al 2015». E se la tendenza degli imprenditori è quella di crescere dimensionalmente per linee esterne, utili saranno i servizi di consulenza offerti dell’istituto.

«Una volta – ha ricordato il direttore – le imprese andavano all’estero quasi esclusivamente per ridurre i costi. Oggi si predilige la produzione oltre confine per essere più vicini ai mercati di sbocco, per commercializzare in modo diretto, per ridurre i costi di trasporto». Il tutto funziona se c’è «un accordo con il sistema finanziario – ha commentato Enrico Frigerio, Ad della Fonderia di Torbole – Per questo abbiamo cominciato ad invitare ai consigli di amministrazione dei funzionari di banca perché anche loro devono capire le specificità delle nostre richieste». Soprattutto in vista di future operazioni: «Ci stiamo guardando attorno per comprare un’azienda, stiamo valutando la Slovacchia ma anche l’Est Europa e l’Asia». E nel frattempo rimane il problema della mancanza di personale. «L’azienda negli ultimi mesi ha assunto circa 50 nuovi dipendenti, in prevalenza giovani da formare all’interno dell’azienda ma continuiamo a fare fatica a trovare personale specializzato. Contiamo sui corsi della Fondazione Aib». «Sono già in una fase avanzata di progettazione – ha confermato Paola Artioli, vice presidente Aib con delega Education – saranno due anni post istituto tecnico dedicati alla meccanica e alla mecatronica con classi di 20/25 studenti che dovranno svolgere il 40% delle loro ore in un tirocinio in azienda».

Roberto Giulietti

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Cechia e Slovacchia riunite nella difesa aerea.

Come fare l’Europa unita a piccoli passi, ma concreti? Da decenni i leader della UE, a cominciare dalle nazioni più grandi, ne discutono. Adesso un esempio pragmatico viene da Cechia e Slovacchia, due Stati dell’Unione oggi piccoli ma eredi, entrambi di successo, della Cecoslovacchia che dal 1919 al 1938 fu una democrazia industriale più tecnologica, avanzata e di eccellenza che Francia o Italia. Praga e Bratislava hanno deciso di unificare il comando della difesa aerea. Aviazione comune contro il terrorismo e altre minacce, difesa aereadall’incertezza sul futuro della Nato con Trump alle provocazioni di Putin. Cechia e Slovacchia si divisero d’amore e d’accordo, operativamente dal 1°gennaio 1993. Restano strettamente integrate. Adesso integrano le due forze aeree, e ciò porterà a investimenti comuni, e ordini comuni nel comparto aerospaziale in due Paesi tornati alle eccellenze di prima dell’invasione hitleriana (1938) e della lunga notte bolscevica (1948-1989). Praga dispone già di modernissimi superjet low cost svedesi Saab JAS-39 Gripen e di caccia leggeri ex cecoslovacchi L-159 (dotati di radar da combattimento di fabbricazione italiana). Bratislava vuole Gripen magari in leasing per sostituire i MiG 29. Comando comune, centrale radar e information technology di avvistamento insieme, equipaggiamento compatibile. Per due paesi piccoli ma prosperi. Agiranno da soli ma certamente ordineranno tecnologia di difesa a paesi amici. La Svezia, per via dei Gripen, è in pole position, ma nessuno è escluso. L’Europa si costruisce anche così.

Fonte Repubblica.it

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