Follie fiscali italiane: tassate anche le mance!

Gli atti più semplici, a volerli esaminare nelle loro implicazioni tecniche e giuridiche, rivelano complessità straordinarie. La cointestazione di un deposito bancario o la rinunzia al pagamento per un bene o un servizio offerto a un parente, ad esempio, possono essere considerate “donazioni indirette”.

Operazioni dal regime giuridico talmente complesso, che di recente una sezione della Corte di Cassazione, chiamata a giudicare su un trasferimento di titoli da un conto bancario un altro, ha alzato bandiera bianca e ha chiesto che sul punto la Cassazione si pronunciasse nella sua forma più autorevole, a “sezioni unite”.

Il caso sembrerebbe semplice e di sicuro è abbastanza comune. La controversia riguarda un bonifico fatto senza formalità, a favore di una persona cara. Il trasferimento è contestato dagli eredi del disponente, i quali sostengono trattarsi di una donazione la quale, non essendo stata perfezionata con un atto pubblico, come prevede la legge, è per conseguenza nulla.

In realtà il codice civile ammette anche atti di liberalità diversi dalla donazione e con l’articolo 809 chiarisce che a essi si applicano alcune regole delle donazioni. Ma come si riconoscono queste “liberalità indirette”, valide anche se non concluse con un atto pubblico?

Le sezioni unite della Cassazione hanno affermato il principio che, solo se c’è un’articolazione di atti, non un semplice trasferimento, può configurarsi una donazione “indiretta”. Quindi i bonifici ai parenti sono normali donazioni, nulle però, perché non concluse con atto pubblico.

Il fisco, a dir la verità, finora non è andato troppo per il sottile, dato che tende a chiedere il pagamento dell’imposta di donazione, anche quando da un punto di vista formale non di vera donazione si può parlare, non avendo l’atto una forma pubblica.

Anche per il fisco, tuttavia, pretendere la tassazione è più complicato quando la liberalità non è definita in un atto, ma si sostanzia in un comportamento, come succede con il semplice bonifico o trasferimento titoli a favore del beneficiato.

In questo caso, infatti, manca proprio il presupposto per l’applicazione dell’imposta di registro o di donazione.

Valentino Amendola

L’Italia è a pezzi!

Le previsioni economiche relative all’Italia, ormai le potrebbe fare chiunque. La crescita annuale o è 0,9% o 1 o 1,1%. Quelle di tutti gli altri paesi del pianeta, (Stati Uniti, Cina, Giappone), cambiano. Ma noi siamo sempre lì, una specie di versione moderna del ballo della mattonella.

Cambiano i governi, si lancia qualche novità, ma alla fine sempre intorno all’1% giriamo. E la disoccupazione, compagna inseparabile delle nostre vite, se ne sta sempre sopra l’11%, forse per altri 10 anni. Molti, compreso il sottoscritto, si lamentano e dicono che è troppo poco. Quest’anno il mondo crescerà del 3,4%, gli Usa più del 2% e l’Europa quasi del 2. Noi solo dello 0,9.

Insomma la metà di Europa e Stati Uniti e nemmeno un terzo della media mondiale. Troppo poco, certamente. Ma forse sbagliamo a lamentarci. Quel quasi 1% di crescita è già un risultato miracoloso, se teniamo conto di tutto quello che siamo. In due parole siamo il paese con il più alto debito d’Europa, con meno riforme fatte, con la burocrazia e la magistratura più incasinata del mondo, con una pressione fiscale da primato mondiale.

Aggiungiamo una configurazione politica da incubo e domandiamoci perché mai un paese del genere, dovrebbe crescere del 2 o del 3% all’anno.

Infatti non succede. E il dibattito oscilla fra due poli dementi. Qualcuno sostiene che dobbiamo fare altri debiti (grossi) e investire (sa il cielo in cosa), altri, apparentemente più assennati, vogliono addirittura mettere patrimoniali da levar la pelle, per dare poi allo stato le risorse per fare più investimenti, strade, ponti, eccetera.

È stato segnalato più volte che qui la produttività non cresce da vent’anni, (l’anno scorso è andata addirittura indietro), ma nessuno sembra volersene preoccupare. La macchina, cioè, è chiaramente rotta, o gravemente lesionata, ma invece di ripararla, si discute se sia meglio fare le curve in terza o in quarta, quando sappiamo tutti che entra solo la seconda.

C’è una spiegazione per questo strano modo collettivo di ragionare? Sì. Se si tenta di dare una risposta al perché la produttività non cresce da vent’anni, si finisce inevitabilmente per porsi domande su come è organizzato il lavoro in Italia, sul ruolo giocato dai sindacati, dalle imprese e dalla burocrazia. Domande che molti, per una ragione o per l’altra, preferiscono evitare.

Giuseppe Turani

Dopo Cechia, Arriva investe in Italia.

Arriva Italia – società italiana controllata dalla tedesca Deutsche Bahn, uno dei leader mondiali nei servizi di trasporto passeggeri – chiude il bilancio 2016 con ricavi aggregati per 360 milioni di euro. A parità di perimetro risultano cinque milioni di ricavi in più rispetto al 2015. Il fatturato 2016 di Arriva Italia beneficia delle recenti acquisizioni di Km, società di Cremona presente nel trasporto pubblico locale e Savda, società di Tpl valdostana. Angelo Costa è stato confermato nella carica di amministratore delegato.

Arriva Italia – che opera con controllate in Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia e in joint venture con enti locali a Trieste e Como – è tra i primi operatori nel settore del trasporto pubblico locale su gomma (servizi autobus), con circa 100 milioni di chilometri, 3.550 dipendenti e una flotta di oltre 2.400 autobus. In Europa, con 60mila addetti totali, il Gruppo Arriva trasporta ogni anno 2,2 miliardi di passeggeri in 14 paesi generando ricavi annui per circa 5 miliardi di euro .

La crescita sul mercato italiano – secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore lo scorso dicembre – sarà realizzata anche attraverso la partecipazione a nuove gare, già annunciate per il settore del trasporto su gomma e attese nel settore ferroviario. Per sostenere i progetti di crescita in Italia, il piano industriale del gruppo prevede lo stanziamento di 150 milioni di euro.

«Nel settore ferroviario – dice Costa – guardiamo con interesse alle opportunità che il mercato può offrire: ne è un esempio la manifestazione di interesse per la gestione del nodo ferroviario di Torino che abbiamo recentemente presentato insieme alla torinese Gtt». Sul nodo ferroviario di Torino operano le otto linee che fanno parte del sistema ferroviario metropolitano, garantendo al momento oltre 350 collegamenti giornalieri tra Torino e il comprensorio (Valli di Lanzo e del Canavese, Valle di Susa, Pinerolo, Alba, Bra, Fossano, Asti e Chivasso). La sfida congiunta di Gtt e Arriva Italia Rail per la gestione dell’esercizio ferroviario del nodo di Torino, rappresenta una importante novità nel panorama del trasporto pubblico locale italiano.

A livello europeo, nel 2016 il gruppo Arriva – società di matrice inglese controllata al 100% dalle ferrovie tedesche ha fornito nuovi treni a Praga, nuovi servizi di autobus a Varsavia e ha continuato a investire in mercati chiave come appunto l’Italia e la Repubblica Ceca, nonché sviluppato servizi a lunga percorrenza in Europa sotto il brand Arriva Express.

Marco Morino

Fonte Il Sole 24Ore

Evasione fiscale: è l’era della tracciabilità totale.

Per contrastare l’evasione fiscale, le informazioni sui movimenti finanziari sono l’alleato più prezioso per il fisco e da questo punto di vista, la tutela della riservatezza è da tempo passata in secondo piano, nel nome del precetto costituzionale secondo il quale, “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

In principio era “l’anagrafe dei conti”: con questo provvedimento il fisco riceve in automatico da tutte le banche e dagli altri intermediari finanziari, le informazioni anagrafiche sui clienti. Poi vennero le informazioni aggiuntive su “saldi e movimenti” dei rapporti finanziari.

Per i rapporti all’estero, dal 1991 esiste il cosiddetto “monitoraggio” con la segnalazione da parte delle banche, dei movimenti finanziari da e verso tracciabilità fiscalel’estero. A questo ora si aggiungono segnalazioni dovute in seguito ad accordi internazionali: il FATCA con gli Usa ed il “Common Reporting Standard“, intesa multilaterale stipulata da gran parte dei paesi aderenti all’OCSE.

A partire da quest’anno, (in sostituzione di un altro obbligo, il cosiddetto “spesometro”), il fisco richiede ai soggetti passivi dell’Iva, la comunicazione trimestrale dei dati relativi a tutte le operazioni attive e passive, documentate con fattura, di qualsiasi importo. Con questo sistema le informazioni inviate dai contribuenti, consentono di incrociare i dati relativi alle fatture emesse, con quelli delle fatture ricevute e rilevare eventuali incongruenze. La quantità di informazioni che circolerà è gigantesca, ed estrarre informazioni utili sarà impresa titanica.

All’epoca dell’introduzione dell’obbligo di comunicare i saldi dei movimenti dei rapporti finanziari, si disse che il fisco avrebbe messo a punto un algoritmo in grado di evidenziare i casi sospetti. Ora di questo algoritmo non si hanno notizie. Chissà che non venga rispolverato. Speriamo bene.

Valentino Amendola

Fitch declassa l’Italia da Bbb+ a Bbb.

Giocare d’anticipo è una delle regole di base nel mondo degli investimenti. Chi riesce a delineare con anticipo gli scenari futuri, è in grado di gestire al meglio il suo portafoglio, ed evitare le trappole più comuni che fanno perdere fiducia e aumentano l’emotività.

In questo contesto, tra gli eventi che nel prossimo futuro potranno più di altri condizionare il mondo degli investimenti, c’è quello legato alla ripresa dell’inflazione, che erode i patrimoni e rappresenta un assillo per chi li gestisce.

Un fattore da non sottovalutare, visto che, secondo quanto indicato dal presidente della BCE Mario Draghi, nella riunione di politica monetaria di aprile, il suo livello dovrebbe aumentare ulteriormente nei diversi paesi della zona euro.

Alcuni consigli potranno sembrare scontati, ma vista l’incertezza che continua a condizionare i mercati finanziari, nulla è da sottovalutare. Fitch_ratingsSoprattutto sul fronte elettorale, dove i colpi di scena incalzano di giorno in giorno.

Quello che stupisce è la rapidità di azione di alcuni paesi europei, rispetto ai tempi dilatati della politica romana, che pare sempre più lontana dalla realtà e dalle dinamiche di un mondo sempre più veloce e interconnesso. Questo modo di agire si riflette sugli equilibri strutturali dell’economia italiana. Si tratta di problemi endemici che nessuno ha il coraggio di affrontare e che resteranno insoluti durante una campagna elettorale, che si preannuncia decisamente calda.

Anche dalle principali capitali finanziarie, si segue con attenzione l’evolvere della situazione italiana, tanto che l’agenzia di rating Fitch ha tagliato il giudizio sull’affidabilità del nostro debito: da Bbb+ a Bbb, un voto che ci posiziona solo due gradini sopra la linea della sufficienza.

Per quanto riguarda il il quadro politico, Fitch ha sottolineato che i rischi di un governo debole o instabile sono aumentati. Sul piano economico, l’agenzia ha parlato anche di fallimento sul fronte della riduzione dell’elevatissimo livello del debito pubblico, il che espone maggiormente il paese a potenziali shock sfavorevoli e prevede un aumento del PIL dell’ 0,9% nel 2017 e dell’1% nel 2018.

Ma non è finita qui. L’agenzia ha ricordato anche le debolezze delle banche italiane, che accrescono i rischi al ribasso per l’economia e le finanze pubbliche, a causa dei crediti deteriorati e della debole redditività del settore.

Di tutto questo dovremmo tenere conto, ricordandoci che la diversificazione geografica, rappresenta una delle regole d’oro per gli investimenti.

Massimiliano Volpe

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