Monaco Investment e il Principato fa sempre business.

Monaco, il paradiso fiscale, lancia un proprio fondo per ultra ricchi che vogliono investire in proprio. Il Monaco Investment questo è il nome, raccoglierà soldi della famiglia reale di Monaco e dei residenti e ha anche l’ambizione di attirare afflussi da famiglie benestanti dell’Asia e del medio oriente. Questo fondo consentirà di bypassare i tradizionali money manager e di attirare più società finanziarie entro i confini del piccolo Principato.

Il ricco portafoglio opererà secondo lo stile del private equity, investendo direttamente in aziende dal potenziale di sviluppo dove mantenere quote oltre i cinque anni. “Cambieremo il modo in cui la ricchezza sovrana e gli investitori privati investono in large cap”, ha dichiarato il principe Alberto II presentando l’iniziativa.

Monaco Investment sarà gestito da Scepter Partner, merchan bank ben radicati in medio oriente, dove ha raccolto asset per 14miliardi di dollari, inclusi quelli dei reali del Brunei e di altri high net worth individual del Golfo Persico

Fonte Affari&Finanza

Brasile sei il nostro tesoro.

Con il rialzo dei prezzi delle materie prime, i Terms of Trade (il rapporto, cioè, tra i prezzi dell’export e quelli dell’import) del Brasile sono nettamente migliorati, traducendosi in una ripresa degli indici di fiducia sia delle famiglie che delle imprese. Gli indicatori reali dell’attività economica si mantengono tuttavia modesti: nel quarto trimestre, si registra una nuova contrazione del 3,4% su base annua.
I tassi di utilizzo della capacità in ulteriore ribasso, il livello tuttora elevato dei tassi d’interesse nonché la strategia di riduzione del ricorso all’indebitamento perseguita dall’inizio del 2016 lasciano pensare che il livello di investimenti delle imprese si manterrà debole anche nel 2017. Quanto alle famiglie, il rapido rialzo del tasso di disoccupazione pesa sul loro Brasilepotere d’acquisto. Infine, neppure le esportazioni paiono in grado di sostenere la crescita, in particolare a causa del rafforzamento del 30% anno su anno registrato dal Real nei confronti di tutte le divise.
A fronte di un forte degrado delle finanze pubbliche, il nuovo governo si è inoltre chiaramente impegnato sulla strada del riequilibrio di bilancio: è già stata emanata una legge che limita la crescita delle spese pubbliche al tasso d’inflazione dell’anno precedente ed è attualmente in discussione parlamentare una proposta di riforma del welfare sociale (con particolare riferimento al regime pensionistico). La politica di bilancio non sosterrà quindi l’attività economica dei prossimi anni.
Alla luce di questo contesto, si può fare ricorso solo alla leva monetaria. Il netto ribasso dell’inflazione, passata dallo 10,7% di inizio 2016 a circa il 5% di febbraio 2017, ha aperto dei margini di manovra alla banca centrale, che ha pertanto avviato un ribasso dei tassi ufficiali, scendendo dal 14,25% dell’autunno scorso al 12,25% del febbraio 2017.
Un ulteriore ribasso dell’inflazione in direzione dell’obiettivo del 4,5% e le garanzie di riequilibrio delle finanze pubbliche offerte dal governo dovrebbero spronare la banca centrale a proseguire (o meglio accelerare) la politica di allentamento. A partire da quel momento, dopo aver registrato un ribasso medio del 3,6% nel 2016, l’attività dovrebbe lentamente ripartire: la crescita potrebbe mantenersi prossima allo 0 nel 2017 per poi toccare il 2,0% nel 2018.

Christophe Dumont

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Mercati di frontiera attraenti per gli investitori.

I mercati di frontiera sono generalmente caratterizzati da processi riformisti, elevata crescita economica e popolazioni giovani. Tuttavia, sono spesso mercati di frontieraincompresi e accantonati dagli investitori internazionali a causa di scarse informazioni e dimensioni ridotte delle loro borse.

Anche per questo che di recente la loro performance è rimasta indietro rispetto sia a quella dei mercati sviluppati che agli Emergenti. Tuttavia, pensiamo che la situazione ora stia migliorando con un graduale ritorno dell’appetito da parte degli investitori.

I mercati di frontiera principali come Pakistan e Argentina sono esempi di come i contesti possano svilupparsi positivamente in un clima di stabilità politica: i processi di riforma accelerano e si rafforzano le prospettive di un passaggio allo status di mercato Emergente.

Per quest’anno entrambi i mercati registrano una crescita positiva del 20%, in USD, con il Pakistan prossimo all’inclusione nell’MSCI Emerging Market Index nel 2017 e l’Argentina oggetto di una revisione per una possibile futura inclusione. Per il resto, anche l’ininterrotto processo di crescita economica cui assistiamo in particolare nei mercati di frontiera asiatici come Vietnam e Bangladesh contribuisce a stimolare l’appetito complessivo verso questo segmento.

Anche assistere all’attesa conclusione della maggioranza dei movimenti valutari previsti per le divise di Argentina, Kazakhstan, Ucraina e Nigeria rappresenta un sollievo per gli investitori, dopo perdite fino al 50% rispetto al dollaro nel corso dell’ultimo biennio.

Siamo convinti che gli investimenti sui settori dei consumi nei mercati di frontiera sia molto interessante principalmente per via della crescita demografica e dell’ascesa della classe media. Per questo motivo investiamo spadequasi un terzo del nostro Frontier Markets Fund in società attive nei beni di consumo come un produttore di biscotti in Bangladesh, un’azienda avicola in Ucraina, una catena di supermercati in Arabia Saudita e una società agricola in Argentina.

Ci attendiamo che le nostre società operanti nei beni di consumo riportino una crescita dell’utile del 20% circa nel 2017 rispetto al +14% previsto per questa classe di investimento, così come indicato dall’MSCI Frontier Markets Index.

Come esposizione indiretta a questo settore in rapida crescita e alla crescita economica in generale, in un’ottica più ampia riponiamo fiducia nelle banche dello Sri Lanka, Mauritius, Georgia e Nigeria. Nonostante una crescita attesa degli utili più modesta, tra il 5% e il 10% per il 2017, la maggior parte delle banche dei mercati di frontiera hanno valutazioni interessati: inferiori a 10 volte l’utile atteso. In alternativa, rientrano nelle nostre preferenze anche società in rapida crescita nel settore della sanità e aziende delle telecomunicazioni con elevati dividend yield, in un range tra il 7% e il 12%.

Emre Akcakmak

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Nuove generazioni di investitori … via web.

Questione di generazione. Così si può riassumere il rapporto che hanno gli italiani con le nuove tecnologie, anche quando si parla di investimenti.

Gli investitori sopra i quarant’anni, infatti, dichiarano una minore confidenza e apertura verso canali alternativi per investire, legati a nuovi device e alle possibilità offerte dalla rete, rispetto ai MILLENIAL, la generazione nata tra gli anni ’80 e ’90. È quanto emerge dalla nuova Global Investment Survey realizzata da Legg Mason Global Asset Management.

L’indagine è stata condotta in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5000 rispondenti, e per la prima volta ha voluto mettere a confronto i paghetta 2comportamenti di due macro-classi di età, quelli tra i 40 e i 75 anni e i più giovani (18-39). In particolare, solo il 13% degli investitori più maturi, si dichiara propenso a fare investimenti tramite cellulare, contro il 35% dei connazionali più giovani. Soltanto il 12% degli over 40 prende in considerazione l’ipotesi di investire mediante venditori on-line conosciuti, come ad esempio Amazon, rispetto al 30% dei Millenial italiani.

Ma le divergenze non finiscono qui: il 30% delle nuove generazioni di investitori è ben disposto a fare investimenti attraverso un’applicazione dedicata, (come Schwab), mentre lo è solo il 10% degli investitori italiani più navigati. Il 32% dei Millenial prenderebbe in considerazione la possibilità di servirsi di una piattaforma di consulenza automatizzata in rete per consigli di investimento, rispetto ad appena il 10% degli over 40.

Il 27% dei Millenial italiani è disposto a fare investimenti avvalendosi di una piattaforma dedicata di social media, contro l’8% degli investitori maturi.

Notevoli differenze si notano anche in relazione ai robo-advisor. Mentre il 69% degli investitori over 40 si dichiara sereno nell’ investire in base ai consigli ricevuti dal proprio consulente finanziario, solo il 35% lo farebbe nel seguire quelli di un robo-advisor. Al contrario il 67% dei Millenial, si sentirebbe sicuro affidandosi al consulente non in carne ed ossa.

D.R.

Sempre più conveniente investire in Repubblica Ceca.

Nel 2014 i redditi da proprietà in Repubblica Ceca dei soggetti imprenditoriali non residenti hanno toccato il record storico. Investire in Repubblica Ceca non è quindi mai stato così conveniente.

corona euroSecondo i dati dell’Ufficio di Statistica Ceco, i redditi da proprietà dei soggetti non residenti in Repubblica Ceca hanno raggiunto il record di 465,4 miliardi di corone. Le imprese ceche hanno ricevuto redditi da proprietà per 75,5 miliardi di corone. I proprietari non residenti tuttavia continuano a puntare sulla Repubblica Ceca: gli utili reinvestiti sono aumentati di 147,2 miliardi di corone, mentre quelli effettivamente distribuiti all’estero sono calati di 42,2 miliardi di corone ceche.

Record storico anche per il valore degli investimenti diretti esteri realizzati in Repubblica Ceca. Questi hanno raggiunto 3,26 mila miliardi di corone, pari a tre quarti del Pil ceco. Gli investimenti diretti cechi all’estero sono invece saliti a 917 miliardi di corone segnalando un’attività sempre più intensa delle imprese ceche all’estero. Tra i settori preferiti dagli investitori esteri c’è l’industria manifatturiera, dove è arrivato un terzo degli investimenti esteri, e il settore finanziario (28,87% del totale).

Il dato totale può però essere in parte deformato dall’affluenza di capitali da Paesi considerati paradisi fiscali. Più di un terzo degli investimenti esteri infatti proviene da Paesi europei, dove spesso trasferiscono la propria sede legale società ceche, come i Paesi Bassi (29% degli investimenti esteri), Lussemburgo (6,1%) o Cipro (3,5%). In generale tuttavia dall’Unione Europea arriva 87% degli investimenti esteri diretti in Repubblica Ceca.

Fonte camic.cz

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