Investimenti immobiliari : Rep. Ceca focus europeo.

La Repubblica Ceca ha registrato nei primi nove mesi dell’anno una forte crescita di investimenti immobiliari. Lo indica un’indagine della società CBRE presentata all’importante fiera immobiliare Expo RE di Monaco in Baviera.

Secondo l’indagine gli investimenti negli immobili commerciali hanno praga 13registrato nei primi nove mesi una crescita tendenziale del 130%: complessivamente sono stati investiti negli immobili commerciali circa 2,4 miliardi di euro. A influenzare le vendite sono state alcune grandi transazioni come la vendita del centro commerciale praghese Palladium o del portfolio residenziale RPG byty. Come mostra anche la recente asta del convento in piazza della Repubblica a Praga l’appetito degli investitori non accenna a diminuire. Quest’anno il 44% degli investimenti ha interessato edifici amministrativi mentre il 41% è andato a finanziare acquisizioni di spazi destinati al commercio al dettaglio.

Distanziati gli altri Paesi dell’area dell’Europa centro-orientale. La Polonia ha registrato un valore complessivo di investimenti immobiliari di 1,6 miliardi di euro, 5% in meno rispetto al 2014. Altri mercati minori come quello slovacco o romeno segnano invece una crescita a doppia cifra. Gli investitori preferiscono investire in grandi aree urbane e di sviluppo, dove il mercato è più fluido. Complessivamente gli investimenti immobiliari nell’area hanno raggiunto il valore di 5,3 miliardi di euro, 3% in più rispetto al 2014.

Fonte camic.cz

Rapporto Mediobanca : reggono solo le imprese all’estero.

bandiere mondoLa crisi non è ancora finita per le grande imprese italiane e solo nella manifattura si rivedono segnali di ripresa. Un dato su tutti allarma il paese: il 70% di quanto prodotto dalle grandi imprese italiane è “estero su estero” – senza quindi coinvolgere impianti e manodopera nel Paese – anche perché i margini di redditività sono ben inferiori rispetto a quelli oltreconfine: il ritorno sul capitale (Roe) è del 5,2% contro il 14,3% all’estero. Per l’industria e i servizi anche nel 2014 abbonda il segno meno, ma mentre la manifattura vede la ripresa grazie alla spinta dell’estero, il terziario, chiuso nel recinto domestico, soffre ancora. Questa è la fotografia dell’ufficio studi di Mediobanca, che ha analizzato i dati di 2055 società industriali e terziarie di grandi e medie dimensioni operanti in Italia. Per le grandi imprese che producono in Italia nel 2014 le vendite sono scese del 2,2% (-4,3% sul solo mercato interno), con l’occupazione in calo dell’1,1%. Le stime per il 2015 non sono molto diverse: il miglioramento più probabile è nei soli investimenti.

Nel rapporto sono incluse tutte le aziende con più di 500 dipendenti e il 20% di quelle di medie dimensioni e i dati si riferiscono alle sole attività esercitate nella penisola italiana.

FATTURATO. L’industria e i servizi italiani chiudono il 2014 con un calo di vendite del 2,2%. Cresce l’estero (+2,2%), cade il mercato interno (-4,3%) e flette l’occupazione (-1,1%), mai in positivo dal 2008. Perdono vendite sia le imprese pubbliche (-5,7%) che le società private (-1%). Segnali positivi arrivano comunque dalla manifattura (+1,1%), soprattutto quella di grandi dimensioni (+4,8%), che beneficia dell’effetto Fiat Chrysler. In luce i servizi pubblici tariffati (+3,1%) e i trasporti (+2,1%). Boom dei grandi contractor di opere pubbliche (+6,1%). Il fatturato delle 2055 imprese considerate nell’indagine resta del 4,3% sotto il 2008. Solo le medie imprese sono oltre (+3,4%). I settori migliori sono pelli e cuoio(+33,6%), contractor (+26,8%), tutto l’alimentare (col conserviero a +21,7%) e le local utilities (+17,5%). Male i prodotti per l’edilizia (-38,7%), l’editoria (-36,8%) e le tlc (-24,1%). Ancora più lontani, segnala l’area studi di Mediobanca, i margini del pre-crisi (2007): -25,5% per le 2055 imprese, -21,5% per la manifattura.

“La stagnazione del mercato domestico – scrive Mediobanca – smaschera la debolezza dell’industria pubblica. La manifattura tiene il passo, anche grazie ai gruppi maggiori (effetto Fiat Chrysler). Senza il traino dell’estero si affievoliscono anche le imprese di costruzioni e trasporti”.

euro default 2LAVORO. La riduzione della forza lavoro riguarda soprattutto la base operaia (-8,5% tra 2014 e 2008), in misura minore i “colletti bianchi” (-2%). La manifattura, evidenzia il rapporto, taglia pesantemente le “tute blu” (-12,3% sul 2008), mentre tengono impiegati e quadri (-0,5%), che crescono nelle medie imprese (+6,6%), nelle medio-grandi (+3,2%), nei gruppi maggiori (+3,5%) e nel made in Italy (+5,6%). Cade al contempo il potere d’acquisto dei salari: -2,3% dal 2006. Segnali positivi solo dalla manifattura (+1%), specialmente nella media impresa (+4,9%) e nel made in Italy (+5%). Il costo del lavoro delle imprese pubbliche, segnala ancora l’indagine, resta del 25% superiore a quello dei privati.

“La crisi – spiega Mediobanca – ha accelerato la trasformazione produttiva”, puntando ad esempio su “modelli più leggeri” e concentrandosi di più su progettazione, marketing e servizi post-vendita. Su questi dati pesa, inoltre, l’esternalizzazione e in Italia si cercano “più figure di coordinamento, meno esecutivi-manuali”.

INVESTIMENTI. Nel 2014, segnali confortanti sono arrivati dagli investimenti: +9,1% il totale, con la manifattura al +3,9% (dopo +1% del 2013). Il debito finanziario, considerando l’intero campione, cala tra il 2012 e il 2014 di 11,2 miliardi. Lo stock bancario scende di 15,8 mld e rappresenta il 29,1% del debito (37,1% nel 2005): nell’ultimo biennio, segnala R&S Mediobanca, le imprese hanno reperito altrove i capitali, soprattutto con obbligazioni (+9,7 miliardi).

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Cechia: nuova legge di supporto agli investimenti.

La Camera dei Deputati ceca ha approvato, nella seduta di mercoledì 11 febbraio, la nuova Legge sugli incentivi agli investimenti. Il testo passa al Senato e dovrebbe entrare in vigore in maggio. La nuova Legge prevede la creazione di zone economiche speciali nelle zone con più alto tasso di disoccupazione. Nelle Zone economiche speciali, che saranno individuate e approvate dal governo, sarà possibile ottenere un contributo fino a 300 mila corone per la creazione di un posto nuovo di lavoro e le imprese situate nelle zone saranno esonerate per la durata di cinque anni dalla tassa fondiaria e sugli immobili. La nuova Legge allarga anche il numero delle regioni, dove sarà possibile ottenere un contributo diretto di 200 mila corone per un posto di lavoro nuovo creato. Vengono ammorbiditi anche i requisiti per gli incentivi ai centri dei servizi strategici, dove il requisito dei nuovi posti di lavoro creati passa da 100 a 70, e ai centri tecnologici, dove il requisito occupazionale passa da 40 a 20 posti di lavoro creati. Sarà più facile l’accesso agli incentivi anche per i call centers con più di cinquecento dipendenti.  La nuova legge passa ora al Senato e poi dovrà essere firmata dal Presidente della Repubblica, che fra le altre cose è un fervido sostenitore degli incentivi. Secondo i piani del Ministero dell’Industria e del Commercio la Legge dovrebbe entrare in vigore in maggio.

Fonte camic.cz

L’ottimismo delle imprese ceche: hanno voglia di investire all’estero.

Secondo il barometro dell’agenzia EY, le aziende ceche hanno voglia di investire. Inoltre, quasi due terzi delle imprese attende un miglioramento dell’economia nei prossimi mesi.

Secondo l’indagine sull’andamento dell’economia e degli investimenti Barometr effettuato dall’agenzia EY, le ditte ceche hanno di nuovo voglia di investire.

Secondo l’indagine ben il 33% delle imprese ceche ha, infatti, intenzione di lanciarsi in fusioni o acquisizioni. Il 97% delle imprese è interessato a investimenti con un valore inferiore a 250 milioni di dollari, che aiutino ad aumentare la performance dell’impresa nel principale campo dell’attività. Secondo il 74% dei manager cechi intervistati nel Barometro, il valuation gap tra il venditore e l’acquirente rimane stabile. Aumenta anche l’interesse delle aziende ceche per le acquisizioni all’estero, e in questo caso gli investitori danno la loro preferenza alla Gran Bretagna, alla Polonia o alla Germania.

Nel 2015 le acquisizioni di medio taglio saranno il motore delle transazioni aziendali. “L’interesse per l’acquisizione di un’azienda è il più alto registrato negli ultimi tre anni” – dice Vladislav Severa, partner dell’agenzia EY. “A seguito delle previsioni di consolidamento e crescita dell’economia ceca, i manager attendono una nuova ondata di fusioni e acquisizioni”.

Fonte camic.cz

Cechia: crescita 2,5 del PIL, corona svalutata fino al 2016.

La Repubblica Ceca risentirà del rallentamento delle economie in Europa ma manterrà un tasso di crescita piuttosto elevato. Lo rilevano le stime della Banca centrale ceca CNB, della Commissione Europea e del premier ceco Bohuslav Sobotka.

Secondo le stime l’economia ceca dovrebbe crescere quest’anno di 2,5% di PIL. Lo stesso ritmo di crescita viene previsto per il prossimo anno anche dal premier e dalla Banca centrale, mentre la Commissione Europea mostra più ottimismo con una crescita stimata del 2,7%. Le stime hanno risentito del rallentamento delle economie dell’Unione Europea. “Ma sicuramente non dovremmo perdere un senso di ottimismo sul fatto, che l’economia ceca crescerà anche il prossimo anno”, ha sottolineato il premier.

Inoltre la Banca Centrale Ceca ha anche pubblicato le sue stime sull’inflazione. Il tasso dovrebbe ritornare vicino all’obbiettivo inflazionistico fissato dalla banca tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 con un’inflazione stimate nell’ultimo trimestre del 2015 a 1,6% e nel primo trimestre 2016 a 2,1%. Il regime di intervento sul corso non cesserà prima del 2016, hanno rassicurato i membri del board della CNB.

Fonte camic.cz

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