Vienna, Bratislava e il rombo dell’Europa centrale.

La Vienna della guerra fredda è ricordata come una città decadente, abbastanza noiosa. Fu condannata a una neutralità impotente, scontò una continua erosione demografica e risultò penalizzata dalla geografia: il cuore pulsante dell’Europa all’americana era lontano e l’est comunista molto vicino, per quanto inaccessibile. A sessanta chilometri c’era Bratislava. La preannunciavano i grandi blocchi edilizi del quartiere Petrzalka. A suo modo anche Bratislava visse durante la guerra fredda una stagione analoga a quella viennese. Fu una periferia dell’est incupita e anonima, schiacciata dal peso di Praga, dove al tempo della Cecoslovacchia si decideva tutto. La caduta del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda hanno rivoluzionato il quadro. Vienna e Bratislava, divenuta nel 1993 capitale della neonata Slovacchia, sono state trascinate sull’asse mediano dell’Europa e, sgravate da oneri e fardelli della contrapposizione ideologica, hanno iniziato a ripensare se stesse, oltre che il rapporto tra di loro. Vienna oggi è una città scattante, dinamica e con un’ottima qualità della vita, che ha colto al volo la grande opportunità dell’89, proponendosi come ponte culturale e finanziario tra i due polmoni del vecchio continente. Una vocazione a cui ambisce anche Bratislava, piacevole e curata nel suo centro storico. Si punta però su una leva competitiva diversa: le tasse basse. In ogni caso il rapporto tra le due città non si misura solo nella tensione competitiva. Dopotutto la distanza che le separa è tale da suggerire il gioco di sponda. E qualcosa di buono s’è fatto, benché permanga qualche asimmetria tanto a livello di capitali quanto di stazze nazionali (l’Austria è più ricca, attira più cervelli slovacchi e sposta maggiori investimenti oltre confine).

Matteo Tacconi

Fonte Rassegna Est

Pressione fiscale: l’ Est vince sull’ Ovest.

Sono i paesi dell’Est quelli, in Europa, con la tassazione meno onerosa. Già si sapeva. Arriva ora una nuova conferma da Eurostat, che ha dedicato al tema della pressione fiscale, in rapporto alla quota di PIL che essa genera, una recente pubblicazione.

Il livello della tassazione in Europa assicura nel complesso il 40% del PIL, rivela Eurostat. I dati sono fermi al 2012, ma danno comunque uno spaccato ben chiaro dei livelli di pressione fiscale nel vecchio continente. Ci sono notevoli differenze tra le varie economie. L’Est, come detto, ha i valori più bassi. In questa graduatoria di settore si collocano ai vertici Lituania, Bulgaria, Lettonia, Romania e Slovacchia. Questi paesi hanno una pressione inferiore al 30% del PIL. Tra quelli dell’Europa pre-allargamento è l’Irlanda a registrare il dato più basso. La tassazione più elevata si materializza nei paesi nordici, in Belgio, Francia e Italia (quest’ultima con il 44%).

L’Italia e la Francia, assieme all’Ungheria e alla Grecia, sono tra l’altro gli stati dove il peso della tassazione va crescendo più rapidamente. Le tasse sul lavoro rappresentano la metà di tutte le entrate fiscali. La restante è divisa tra la tassazione sul consumo (29%) e sul capitale (21%).

Fonte Rassegna Est

Slovacchia: VUB Banka a gonfie vele.

Il gruppo VUB ha registrato una performance positiva durante la prima metà del 2014, con un aumento degli attivi dell’1,3%, fino a raggiungere quota 11,5 miliardi di Euro. L’intenso lavoro nel settore commerciale e delle vendite ha portato a un significativo aumento del portafoglio crediti netto (5,6%), che ha raggiunto i 7,9 miliardi. Questo aumento è dovuto principalmente allo straordinario aumento del volume dei mutui e dei prestiti al consumo Una solida base di depositi permette al gruppo di godere di una discreta dose di liquidità (il rapporto tra prestiti e depositi è dell’84%).

La prudente politica del gruppo ha portato i suoi frutti. Il margine operativo lordo di VUB Group è salito a 270 milioni di euro (+2,4% su base annua). Le entrate da interessi netti, elemento fondamentale, hanno registrato una crescita del 4,4% grazie ad un aumento del volume dei prestiti e all’ottimizzazione dei costi di finanziamento. I proventi delle negoziazioni hanno contribuito alle entrate con il 10,4% di crescita su base annua. Il margine di tassazione è stato negativamente influenzato dalla nuova legislazione sulla tassazione dei mutui e dei prestiti al consumo.

Il Gruppo VUB è riuscito a mantenere la sua efficacia operativa con un rapporto costi/entrate del 42%. I costi operativi -senza considerare tassa sulle banche e il Fondo di Tutela dei Depositi (ripristinato nel 2014)- sono cresciuti in linea con l’aumento delle attività e hanno raggiunto quota 113,7 miliardi di euro.

Nonostante l’impatto della tassa sulle banche e il Fondo di Tutela dei Depositi gruppo VUB ha registrato un utile pre-imposte di 96,8 milioni euro e un utile netto di 76,2 milioni, con una crescita rispettivamente del 2,5% e dell’8,2% su base annua.

Fonte CCIS

Cechia e Slovacchia: economie estremamente competitive secondo Swiss IMD Institute.

Quest’anno la Slovacchia è salita di due punti nell’indice di competitività stilato da Swiss IMD Institute, raggiungendo la 45esima posizione. Prima della crisi, la Slovacchia si trovava al trentesimo posto. Nel gruppo di Visegrad, l’economia Ceca è la più competitiva (33esima), seguita dalla Polonia (36esima) e dall’Ungheria (48esima). L’indice valuta lo sviluppo economico, l’efficienza del governo e del settore privato e le infrastrutture. Il miglior posizionamento della Slovacchia rispetto all’anno passato è dovuto ad una maggiore crescita del PIL.

Secondo un’analisi condotta da FinStat, le aziende slovacche hanno aumentato le vendite dell’1% nell’ultimo anno, ma l’utile netto è calato del 28%. La ricerca si basa sui dati forniti dal registro dei conti. L’analisi, tuttavia, non include le grandi imprese che devono presentare un bilancio consolidato. Il calo degli utili deriva principalmente dalle misure di ottimizzazione fiscale, consistenti in un aumento dell’imposta sul reddito d’impresa e nella reintroduzione della tassa sui dividendi.

Fonte CCIS

CE: PIL in crescita per Cechia e Slovacchia. Italia non pervenuta.

Secondo le più recenti previsioni economiche della Commissione Europea (Ce), i paesi della Nuova Europa sono destinati a continuare a crescere il loro Pil più rapidamente della media Ue (1.6% nel 2014, 2.0% nel 2015 secondo Ce).

La Lettonia rimarrà il membro Ue con l’economia in più rapida crescita – si prevede che il suo Pil vedrà un aumento del 3.8% quest’anno, e del 4.1% l’anno prossimo. Al secondo posto è la Lituania con 3.3% nel 2014 e 3.7% nel 2015. Segue la Polonia al terzo posto, con una crescita del 3.2% prevista per l’anno in corso, e del 3.4% nel 2015 secondo la Commissione(un miglioramento significativo rispetto al 2013 quando la crescita si era fermata al 1.6%). E’ prevista una solida crescita anche del Pil della Romania (2.5% nel 2014 e 2.6% nel 2015), mentre l’economia della Slovacchia dovrebbe crescere del 2.2% nel 2014 e del 3.1% nel 2015. Anche per quanto riguarda il Pil della Ungheria, la Commissione prevede una crescita significativamente migliorata – 2,3% nel 2014 e 2% nel 2015, rispetto al 1.1% nel 2013.

L’economia della Repubblica Ceca crescerà del 2% quest’anno e del 2.4% nel 2015, secondo le previsioni della Ce. Una crescita più moderata è prevista invece per la Slovenia (0.8% nel 2014, 1.4% nel 2015) – comunque un segnale di miglioramento rispetto al 2013, quando il suo Pil si era ristretto del 1.1%. Tra i paesi della Nuova Europa, la Ce ha riservato previsioni meno positive per il nuovo membro Ue, la Croazia, per la quale si prevede una contrazione del Pil (0.6%) nel 2014, seguito da una crescita di soli 0.7% nel 2015. (Nel 2013, il Pil della Croazia si era ristretto di 1%, segnando il quinto anno della recessione). Tra i candidati all’adesione Ue, primeggia il Montenegro con una crescita del 3.5%, seguito dalla Macedonia (3%), e Serbia (1.1% nel 2014 e 1.9% nel 2015).

Fonte ANSA Europe

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