VW’s Skoda posts record May unit sales, up 15 percent.

Czech carmaker Skoda Auto, a unit of Volkswagen, posted a 15.2 percent rise in global sales in May, selling 91,200 units, a record for that month, it said on Monday.

The company, the Czech Republic’s top exporter, said sales had risen a ninth straight month, boosted by western and eastern Europe.

Source Reuters

Arriverà la TAFTA, Transatlantic Free Trade Area. Opportunità o ulteriori problemi ?

La Zona di libero scambio transatlantica o Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Free Trade Area o TAFTA), è un accordo commerciale che è in fase negoziale tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Qualora andasse in porto, creerebbe un’area unica di libero scambio che consterebbe di oltre il 46% del PIL mondiale arrivando al 51,3% comprendendo tutti i membri della NAFTA (North American Free Trade Agreement, accordo nordamericano per il libero scambio commerciale stipulato tra Stati Uniti, Canada e Messico) e di AELE (L’Associazione europea di libero scambio per gli stati europei che non fanno parte della UE). Questo progetto è presentato come il primo passo verso la creazione di un’Unione transatlantica realizzando l’unità economica del mondo occidentale.

Il presupposto di partenza è che tariffe protezionistiche transatlantiche sono già basse (5,2% per l’UE, 3,5% per gli USA), ma sono le barriere non tariffarie ad ostacolare l’integrazione delle rispettive economie. La Camera di Commercio degli Stati Uniti stima che la loro eliminazione incrementerebbe il PIL di USA e UE di circa il 3% su base annua. Inoltre sarebbe in grado di creare, secondo questi calcoli, 7 milioni di nuovi posti di lavoro oltre a fornire nuovi stimoli per aumentare la produttività, soprattutto nel Vecchio Continente. Inoltre aumenterebbe la competitività eliminando dazi doganali e barriere. Il Centre for Economic Policy Research (CEPR) ha stimato che il beneficio per l’Eurozona ammonterebbe a 119 miliardi di euro l’anno, per un introito aggiuntivo di 545 euro per ciascuna famiglia. L’economia americana ne ricaverebbe un utile di 95 miliardi euro annuali, pari a 655 euro per famiglia. Se confermati, questi dati dicono che il TAFTA sarebbe un perfetto propulsore per uscire dalla crisi ed avviare una crescita strutturale.

D’altronde le perplessità non mancano, già nel caso del NAFTA, l’accusa che viene formulata è di avere contribuito non al trade off tra aree a diverso valore aggiunto, ma a trasferire la ricchezza dalle zone povere del Messico verso il Canada e, soprattutto, verso gli Stati Uniti. Il percorso legislativo prevede che, se approvato, si giungerà ad un articolato normativo con forza di legge per i paesi contraenti, che dovranno ad esso «… adeguare le loro leggi, i loro regolamenti e le loro procedure». Le eventuali dispute che dovessero sorgere in tale ambito tra le grandi aziende e gli stati aderenti, saranno risolte con arbitrati extra-giudiziari composti da Corti i cui componenti sarebbero avvocati d’affari rispondenti alle normative della Banca Mondiale e dell’ONU. Ogni corte è composta da tre di questi professionisti specializzati in questo particolare ramo, un gruppo particolarmente esclusivo, visto che sono appena 15 quelli che oggi si dividono il 55% delle cause del genere, sicuramente preoccupante è il fatto che questi abbiano fatto carriera lavorando per le corporation.

Altro aspetto che viene valutato in maniera critica è che la presa di forza di un’identità europea avviata con l’Unione, sarebbe nuovamente annacquata dalla fusione dell’area UE in una assai più vasta come l’ipotizzato TAFTA. Questo mentre molti analisti chiedono un riequilibrio delle politiche europee che, per i noti motivi storici, sono sempre state orientate verso l’Atlantico, ma che dovrebbero trovare un equilibrio baricentrico focalizzandosi maggiormente verso l’Europa Orientale piuttosto che insistere verso la sponda statunitense.

 

Maurizio Donini

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Deutsche Telekom says more acquisitions not in focus in east Europe.

Deutsche Telekom is focused on itegrating its recent purchase, fibre optic infrastructure provider GTS Central Europe, rather than planning new acquisitions in eastern Europe, management board member Claudia Nemat said.

Last year Deutsche Telekom bought GTS for 546 million euros ($743.4 million), adding fixed-line to its mostly mobile operations in the region. The deal was finalised last month.

“We focus on optimising the businesses in the countries we are operating in, on integrating our assets,” Nemat told Reuters on a visit to Warsaw.

“For the time being we are closing the acquisition of GTS,” she added. “In the next 12 months this integration is our focus in the region.”

GTS owns and operates a fibre optic and data centre network covering the Czech Republic, Hungary, Poland, Romania and Slovakia. It provides voice and data services to complex virtual private networks and cloud services.

Nemat declined comment on the chances of a $32 billion bid by Sprint Corp for Deutsche Telekom’s U.S. arm being approved by U.S. antitrust authorities.

Source Reuters

Repubblica Ceca: I° trimestre 2014 veramente OK.

Primo trimestre 2014 all’insegna della ripresa per l’economia ceca, con un aumento degli investimenti e dei consumi. Sono in espansione soprattutto le attività industriali e il commercio estero. Primi segnali di ripresa anche dai servizi e dal commercio a dettaglio.

Riprendono gli investimenti

La dinamicità dell’economia ceca è stata sottolineata dai dati sul Pil del primo trimestre. Il prodotto interno lordo è infatti cresciuto nei primi tre mesi dell’anno del 2,5%, il tasso più alto registrato negli ultimi tre anni. Dopo due anni di numeri in rosso, è cresciuta anche la spese delle famiglie (+1,4%) assieme a quella della Pubblica amministrazione (+1,5%). Che le famiglie ceche siano tornate a spendere è dimostrato anche dall’aumento del 4,9% del gettito della tassazione indiretta sul consumo.

Un contributo decisivo alla crescita del Pil è stato arrivato dall’aumento del 5,2% della creazione del capitale fisso, grazie a forti investimenti in mezzi di trasporto, immobili e macchinari. Andamento positivo anche per il Valore aggiunto lordo, in progressione rispetto al primo trimestre 2013 del 2,2%.

Tutto sembra propendere verso una previsione positiva anche per i prossimi sei mesi. “Tutti gli indicatori di breve termine mostrano che la crescita dovrebbe continuare anche nel secondo e nel terzo trimestre – ha dichiarato Patrik Ruzombersky, analista capo di UniCredit Bank –. Perciò su tutto l’anno il Pil potrebbe crescere più del 2,5%”.

Riparte anche il terziario

Un’importante novità di questi mesi riguarda i segnali attestanti il fatto che a contribuire alla ripresa, oltre ad essere il secondario e il commercio estero, è anche il terziario, che nel 2013 ha avuto un andamento di stagnazione. Nel primo trimestre il settore di vendite al dettaglio è progredito del 6,5% con un forte aumento del settore automobilistico (+17,3%) e un contributo meno netto del 2% del resto del settore.

Ancora debole è invece la ripresa nel settore dei servizi, dove i ricavi sono aumentati dell’1,4%. Il settore è penalizzato ancora dal calo nel settore immobiliare, dove i ricavi hanno segnato un -2,8%, e dal settore delle libere professioni, che ha subito una caduta dei ricavi del 7,2%. In netta ripresa invece i ricavi nel settore amministrativo e di servizi alle imprese (+6,1%) e nel settore delle telecomunicazioni (+2,9%).

Nel primo trimestre hanno contribuito alla crescita anche i settori da tempo in recessione, come l’agricoltura e l’edilizia”, nota Ruzombersky. Nel primo trimestre, anche grazie alle buone condizioni climatiche, l’edilizia ha registrato un vero e priprio balzo in avanti dell’8,4%. Tuttavia, in una conferenza dei grandi players del settore, tenutasi a Praga a metà maggio, gli operatori si sono mostrati piuttosto scettici sulle possibilità che questo ritmo di crescita potesse essere mantenuto anche per il resto dell’anno.

Recuperare il terreno perso in due anni

Gli analisti economici prevedono per l’economia ceca una crescita stabile nei prossimi tre anni. Secondo gli esperti, nel 2014 il Pil potrebbe crescere più del 2% e avvicinarsi all’asticella del 3% nei prossimi due anni. L’economia ceca potrebbe quindi recuperare entro la fine del 2015 la capacità perduta negli anni della crisi.

Ovviamente, molto dipenderà dall’andamento dei mercati europei, da cui dipende il principale motore dell’economia ceca, l’industria, che nel primo trimestre ha registrato una crescita della produzione del 7,1%, mentre il valore dei nuovi ordini è aumentato addirittura del 16,5%.

Nonostante gli sforzi delle imprese e della pubblica amministrazione fatti negli ultimi anni, diversificare i mercati di sbocco si è dimostrato più difficile di quanto previsto. Anche per l’economia ceca sarà quindi fondamentale capire quando e in che modo tornerà a crescere l’eurozona.

Fonte camic.cz

Outlook annuale Coface: frenano i Bric ma accelerano gli altri.

“In India attendiamo di capire quali saranno davvero le misure del nuovo premier. Narendra Modi, a favore degli investimenti esteri e del business climate. Mentre in  Vietnam, se le rivolte contro le imprese cinesi saranno temporanee e circoscritte, non vedo pericoli per il rating. Infine, c’è la Russia. Il PIL è atteso al ribasso. La crisi ucraina e la Crimea sembrano aver avuto un impatto limitato. Ma il deterioramento dei rapporti con la UE, un’economia dipendente dalle rendite e scarsa trasparenza sulle imprese restano debolezze strutturali”.

Come spiega Julien Marcilly, Head of Contry Risk di Conface – il gruppo di assicurazione all’export, controllato dalla banca francese Natixis – in occasione della presentazione milanese del consueto Outlook annuale, non bastano una rivolta o l’elezione di una leadership politica ambigua rispetto agli investimenti esteri a modificare il rating di un paese.

Valutiamo il clima generale, le scelte politiche concrete – ha aggiunto Marcilly -. Non “pesiamo” molto le tensioni sociali, anche gravi, se sono temporanee e non incidono sulle performance economiche del paese. È diverso se si traducono in una destabilizzazione”.

Dopo il riequilibrio post crisi fra paesi avanzati ed emergenti, nel 2014 a sparigliare le carte del rischio di credito – secondo Coface – è soprattutto la “trappola del reddito medio”. Ovvero, i Bric, (Brasile, Russia, India e Cina) frenano, hanno il fiato corto, crescendo meno dei loro standard, (attorno al 5% mentre sino al 2011 viaggiavano due cifre), anche perché, trascorsa l’accoppiata vincente di salari bassissimi e abbondanti risorse naturali, si sono evoluti. Ora i redditi aumentano, il costo del lavoro si alza ma non sono ancora in grado di competere con i prodotti a più alto valore aggiunto delle economie avanzate.

Eppure è proprio il reddito medio – questa volta quello di una middle class che riprende a consumare – la forza della locomotiva Germania, del Regno Unito e degli Usa. La diagnosi è più cauta per il sud Europa. “In Francia, come in Italia – ha aggiunto Marcilly – la debolezza della domanda interna, la prevalenza nel tessuto imprenditoriale di piccole imprese fragili e la carenza di innovazione ostacolano il miglioramento del rischio di credito”. In Spagna resta alto l’indebitamento delle imprese.

Per Coface, i Bric terranno il freno a mano tirato. Gli investimenti incontrano ostacoli strutturali: infrastrutture scarse, clima imprenditoriale problematico e carenza di manodopera qualificata. Ma non è così per tutta l’area. Coface promuove gli Emirati Arabi. Ma accende un faro su Russia, Thailandia, (la crisi politica prolungata si riflette su consumi, investimenti e turismo), e Turchia, tra governo indebolito, tensioni sociali e deprezzamento della lira.

Anche se un gruppo di paesi sta mettendo il turbo – ha aggiunto Marcilly – incrociando potenziale di crescita, capacità di finanziarla e tessuto imprenditoriale. Si tratta di Colombia, Indonesia, Perù, Filippine Sri Lanka. Più deboli, ma con potenziali analoghi nel lungo periodo, per Kenia, Tanzania, Zambia, Bangladesh ed Etiopia”.

 

Laura Cavestri

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