I chierichetti cechi e slovacchi in pellegrinaggio a Roma.

Si terrà dal 30 luglio al 3 agosto prossimi il 12° Pellegrinaggio internazionale dei ministranti a Roma. Oltre 60 mila i ragazzi e le ragazze che parteciperanno all’evento organizzato dal movimento Coetus Internationalis Ministrantium (Cim), provenienti da Italia, Germania e altri Paesi europei (Belgio, Francia, Croazia, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Romania, Svizzera, Serbia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ucraina, Ungheria) ma anche da Stati Uniti e terre caraibiche come Antigua e Barbuda. “Cercate la pace e perseguitela” (Sal 34, 15 b) è il motto scelto per questo evento che culminerà con l’udienza con Papa Francesco, in piazza San Pietro, martedì 31 luglio. Ad accompagnare i pellegrini ci sarà il presidente del Cim, monsignor Ladislav Nemet, presidente della Conferenza episcopale internazionale Santi Cirillo e Metodio.

Circa 50 mila partecipanti verranno solo dalla Germania, guidati dal vescovo di Passau, Stefan Oster, presidente della Commissione episcopale per i giovani ministranti. In vista del pellegrinaggio è stato creato anche un apposito canale YouTube, yt.gorome.de, attraverso il quale, negli ultimi mesi, numerosi giovani hanno presentato le proprie clip contenenti dichiarazioni personali sui temi di pace, fede, servizio all’altare, pellegrinaggi. È stata inoltre realizzata una App, goRome!, che combina la comunicazione digitale con elementi di pastorale giovanile come ad esempio il gioco d’avventura dedicato al santo patrono dei chierichetti, San Tarcisio, oppure i testi contenenti spunti educativi e spirituali, oltre naturalmente ad una sezione contenente le informazioni relative al viaggio a Roma.

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ArcelorMittal compra l’Ilva e vende (forse) in Cechia.

Via libera da Bruxelles all’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal. La decisione è subordinata alla realizzazione di un ampio pacchetto di misure correttive, sotto forma di cessioni che permetterà di mantenere una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei, a vantaggio dei consumatori e delle imprese.

Per eliminare i dubbi della Commissione in materia di concorrenza, spetta alle parti proporre opportune misure correttive. Per essere efficaci, gli impegni devono fugare tutti i timori della Commissione e devono risultare sostenibili a lungo termine.

ArcelorMittal ha proposto una serie di impegni, in particolare ha pensato di cedere un consistente insieme di attività produttive presenti in Belgio (Liegi), nella Repubblica Ceca (Ostrava), in Lussemburgo (Dudelange), in Italia (Piombino), in Romania (Galati) e nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Skopje). Inoltre, ArcelorMittal ha proposto di cedere un certo numero di attività di distribuzione localizzate in Francia e in Italia.

Per quanto concerne i prodotti in acciaio laminato a caldo, del pacchetto di misure correttive fa parte la capacità produttiva degli impianti siderurgici situati nella Repubblica Ceca (Ostrava) e Romania (Galati), che va a compensare una porzione significativa della sovrapposizione venutasi a creare con l’aggiunta dell’impianto di Taranto al portafoglio di ArcelorMittal.

La Commissione ritiene che la misura correttiva sia sufficiente per ridurre il potere di mercato che ArcelorMittal avrebbe ottenuto, tenendo conto del fatto che in Italia e in Europa meridionale la pressione concorrenziale esercitata dalle importazioni è particolarmente forte per i prodotti di base in acciaio laminato a caldo. Per quanto riguarda l’impianto di Galati, inoltre, ArcelorMittal si è impegnata a fornire fondi per incentivare l’aumento della produzione di prodotti in acciaio laminati a caldo da parte del nuovo acquirente.

Per quanto riguarda invece i prodotti in acciaio laminato a freddo, le attività cedute vanno a compensare la stragrande maggioranza delle sovrapposizioni di capacità produttiva delle parti. Le attività interessate riguardano in particolare alcuni impianti di finitura in Belgio (Liegi), in Italia (Piombino) e nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Skopje) e l’impianto siderurgico integrato rumeno (Galati).

Infine, per quanto riguarda i prodotti in acciaio zincato, ovvero il segmento di mercato in cui la concorrenza tra ArcelorMittal e Ilva è maggiore, le attività oggetto della cessione corrispondono all’intera sovrapposizione venutasi a creare tra le capacità produttive delle parti. Le attività interessate riguardano in particolare alcuni impianti di finitura in Belgio (Liegi), in Lussemburgo (Dudelange), in Italia (Piombino) e nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Skopje) e l’impianto siderurgico integrato rumeno (Galati).

La Commissione ha anche constatato che le attività cedute rappresentano imprese economicamente sostenibili che nel lungo periodo consentirebbero agli acquirenti idonei di competere in modo efficiente con l’entità risultante dalla concentrazione. Inoltre, le attività oggetto della cessione coprono l’intera catena del valore – dalle capacità primarie di produzione di acciaio fino alle attività di distribuzione – analogamente a quanto offrono attualmente ArcelorMittal e Ilva.

Infine, ArcelorMittal ha proposto di eliminare il gruppo Marcegaglia (un significativo concorrente italiano nel settore dei prodotti piani in acciaio al carbonio zincato) dal consorzio di acquisto di Ilva, impegnandosi anche a non acquistare quote del gruppo Marcegaglia nel quadro dell’operazione. Ciò consente di evitare che la concorrenza possa risultare ulteriormente indebolita a causa del rafforzamento dei legami strutturali tra le tre imprese. Su queste basi, la Commissione ha concluso che l’operazione proposta, così come è stata modificata dagli impegni, non desta più preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza e garantisce che sia salvaguardata la concorrenza sui mercati siderurgici europei, nell’interesse delle industrie manifatturiere europee e dei consumatori. La decisione è subordinata al pieno rispetto degli impegni.

La decisione odierna fa seguito ad un esame approfondito dell’operazione, che prevede l’acquisizione da parte di ArcelorMittal – il maggior produttore di prodotti piani in acciaio al carbonio d’Europa e del mondo – delle principali attività di Ilva, in particolare del polo siderurgico di Taranto, in Italia, che è il più grande impianto integrato di fabbricazione di prodotti piani in acciaio al carbonio d’Europa. Entrambe le imprese sono importanti produttori in Europa di prodotti piani in acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati. ArcelorMittal possiede una vasta rete di produzione che si estende in tutto lo Spazio economico europeo (SEE) e Ilva detiene importanti attività di produzione in Italia.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “L’acciaio è un fattore produttivo indispensabile per molte industrie europee e per molti prodotti che utilizziamo ogni giorno. La decisione di oggi 7 maggio garantisce che l’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal – che andrà a creare il produttore d’acciaio di gran lunga più grande d’Europa – non si traduca in un aumento dei prezzi dell’acciaio, a danno delle industrie europee, dei milioni di persone che vi lavorano e dei consumatori. ArcelorMittal ha proposto di vendere un certo numero di impianti siderurgici situati in Europa a uno o più acquirenti che li gestiranno su base duratura in regime di concorrenza con ArcelorMittal. Ciò garantirà il mantenimento di una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei. Tale decisione è in sintonia con l’azione risoluta dell’UE volta a proteggere la nostra industria siderurgica dalle sleali distorsioni commerciali operate dai paesi terzi.

Infine, la vendita ad ArcelorMittal delle attività di Ilva dovrebbe anche contribuire ad imprimere un’accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto. Per proteggere la salute degli abitanti di Taranto, è opportuno che tali essenziali interventi di bonifica proseguano senza indugi”.

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Emergenza obesità in UE: Cechia a rischio.

In Italia tra 15 anni una donna su due e sette uomini su dieci potrebbero essere in sovrappeso. E’ questo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo il quale la percentuale di maschi “oversize” passerà dal 58% di sovrappeso del 2010 al 70% nel 2030. Preoccupanti anche le previsioni sul fronte obesità, che colpirà un uomo su cinque e il 15% della popolazione femminile. Tra i Paesi più a rischio anche Gran Bretagna e Irlanda. Secondo i numeri del rapporto la percentuale di donne sovrappeso passerà dal 39% del 2010 al 50% del 2030, mentre le obese passeranno dal 10 al 15%. Un numero inferiore rispetto a quello degli uomini, ma comunque allarmante. L’Europa sta per affrontare una vera e propria ’emergenza obesità’, che nel 2030 farà sì che nella maggior parte dei paesi si superi il 50% di adulti sovrappeso con punte addirittura del 90% in Irlanda.

Tra i Paesi più a rischio indicati dall’Oms figurano anche Grecia, Spagna, Austria e Cechia. Nella top ten è stata inserita persino la Svezia, che tradizionalmente ha una bassa prevalenza di obesità, dove la percentuale di obesi passerà dall’attuale 14% al 26%, mentre le donne passeranno dal 12% al 22%. Tra le poche nazioni che vedranno invece una riduzione della prevalenza c’è l’Olanda, che ora ha il 54% di sovrappeso e passerà al 49%. Joao Breda, dell’ufficio europeo dell’Oms, ha commentato: “Anche se questa è solo una previsione, e quindi i dati vanno presi con estrema cautela, porta due messaggi molto importanti. Il primo è che la disponibilità e la qualità dei dati nei paesi devono essere migliori e il secondo che queste previsioni mostrano la necessità di fare di più per prevenire e combattere l’obesità”.

Fonte Giornale.it

Real Estate al top in Est Europa.

Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria, Slovacchia e non solo. Quelli che dagli addetti ai lavori vengono definiti Cee Countries, riunendo i Paesi dell’Europa centrale e dell’Est Europa, sono oggi nel mirino degli investitori internazionali, non più in cerca del capital gain mordi e fuggi, ma della costruzione di portafogli a reddito, stabili e di lungo periodo. I deal in questi mercati non si fermano e la corsa all’oro riguarda tutti i comparti, cominciando dagli uffici e passando dal retail e la logistica, senza tralasciare il residenziale. Tanto che, per riassumere il trend in atto, Jones Lang LaSalle lo definisce un passaggio “da fenomeni a fondamentali”.

Il quadro economico
Qualche dato aiuta a inquadrare quelli che fino a poco tempo fa venivano considerati come i cugini poveri dell’Europa e che oggi invece si possono permettere di guardare al futuro con meno preoccupazioni dei Paesi dell’Europa occidentale. Il prodotto interno lordo medio è cresciuto del 4% nel 2017: l’aumento più accentuato a livello Europeo. Secondo il Fondo monetario internazionale tra il 2017 e il 2022 vedranno ancora la crescita più elevata di tutta Europa, con una previsione del 3% medio annuo, contro l’1,9% dell’Europa meridionale e l’1,8% dell’Europa continentale. Gli investimenti nel real estate dei Cee sono aumentati del 10% nella sola metà del 2017 (e la crescita continua). E’ salita a 22 milioni di metri quadrati la superficie di spazi a uso uffici con caratteristiche “moderne” e l’aumento continua al ritmo di circa un milione di metri quadrati all’anno. «Gli standard di vita nell’Europa centrale e dell’Est continueranno a convergere verso quelli delle economie consolidate e per il 2025 Paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca avranno gli stessi, o maggiori, Pil pro-capite della media dei 27 Paesi europei», spiega Per Hammarlund, Chief emerging market strategist di Seb Bank. Insomma, il quadro è quello non solo di un’ulteriore crescita, ma di una crescita sostenibile nel lungo periodo, grazie a tre fattori principali: l’elevata qualità del capitale umano, bassi costi del lavoro, apertura al commercio e agli investimenti. Che, riassunto, significa ultra-competitività, secondo Jll.

Sono anche sicuri?
Le condizioni per fare business, misurate dalla World Bank, sono migliorate velocemente e si spostano sui livelli dei Paesi dell’Europa occidentale. Un esempio è la Romania, che nel 2007 si piazzava dopo la Cina, l’India e il Sudafrica per percezione della corruzione e oggi è invece davanti alla Grecia e all’Italia.

Uffici in pole position
Il settore degli spazi a uso ufficio è il preferito per gli investimenti, pur se tallonato dagli altri comparti. Negli ultimi cinque anni gli investimenti sono sempre aumentati e i 5,6 miliardi di euro del primo semestre 2017 rappresentano un incremento del 10% su base annuale. Ma chi vi investe? Soprattutto stranieri, cominciando dalle realtà del Sudafrica, di Singapore e del Nord America. I capitali si dirigono verso gli uffici della Repubblica Ceca, che rappresenta la piazza più importante con una quota del 39%, della Polonia (29%), dell’Ungheria (13%), della Romania (9%) e della Slovacchia (3%).

Il residenziale brilla
Sono dei giorni scorsi i dati di Eurostat che mostrano un aumento medio annuo dei prezzi delle case, al terzo trimestre 2017, pari al 4,1% nell’area Euro e al 4,6% nella Ue. Dati che impallidiscono di fronte al +12,3% della Repubblica Ceca, all’oltre 10% dell’Ungheria, il 9% della Bulgaria, l’8% della Slovenia, il 7% della Slovacchia, l’oltre 6% della Romania (l’Italia, nello stesso periodo e secondo la stessa fonte, ha registrato il -0,5%).

In miglioramento anche i mercati immobiliari per investimento di Slovenia, Serbia, Bosnia Herzegovina, seppur con le dovute proporzioni. Nell’ultima settimana, la locale Delta real estate (con base a Belgrado) ha annunciato la costruzione di uno shopping mall da 200 milioni di investimento a Belgrado e di un complesso misto da 110 milioni nella stessa città, che includerà tra l’altro l’InterContinental Hotel Belgrade. Altri 35 milioni verranno destinati agli headquarter del gruppo, mentre in Bosnia Erzegovina si sta sviluppando uno shopping center da 70 milioni (62.500 mq di superficie) e uno da 120 milioni vedrà la luce in Bulgaria. Nel 2017 Delta ha inaugurato a Lubiana, il primo hotel a cinque stelle.

Evelina Marchesini

Fonte Il Sole24Ore

Nasce in Cechia l’ibrido Toyota.

Il gruppo Toyota accelera a tutto ibrido. Al Salone di Ginevra porta diverse novità di prodotto nelle quali l’elettrificazione è sempre più parte fondante della strategia del costruttore giapponese. La Toyota togli i veli alla terza generazione della Auris, modello di segmento C, dotandola adesso di un nuovo motore full hybrid da 2 litri e 180 cavalli. Lo stesso motore che farà il suo esordio sotto l’altra importante novità di Lexus, il suo primo crossover compatto UX che aveva anticipato nelle forme come concept al Salone di Parigi del 2016 e che è destinato ad allargare il mercato del marchio premium giapponese.
Toyota porta poi la piccola Aygo rinnovata, prodotta a Kolin nella Repubblica Ceca insieme alle sorelle Citroen e Peugeot di segmento A, e il prototipo della nuova generazione della sportiva Supra – la prima nasceva esattamente 40 anni fa, nel 1978 – sviluppata ora in condivisione con la nuova Bmw Z4.
Ancora elettrificazione più guida autonoma e nuova mobilità sono nei prototipi in prima europea dopo l’esordio nell’autunno scorso al Salone di Tokyo: la serie Concept-i, famiglia di tre veicoli elettrici ognuno dei quali progettato per le esigenze di diversi tipi di utenti in diversi ambienti di guida, e il Fine-Comfort Ride, concept a idrogeno su cui potrebbe essere sviluppata una nuova spaziosa forma di berlina premium con un layout flessibile.
Lexus, oltre al modello-chiave UX, presenta in prima europea la RX L, la nuova versione del suv disponibile ora con tre file di sedili, il nuovo prototipo Lexus LF-1 Limitless che sbarca in Europa dopo una prima al Salone di Detroit, entrambi affiancati dalla coupé RC F Special Edition, progettata per celebrare i dieci anni della gamma Lexus F.

Francesco Paternò

Fonte Repubblica.it

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