Per “Europa 2020” (Strategia dell’Unione Europea che intende rilanciare l’economia dell’Unione nei prossimi dieci anni e che vuole lo sviluppo di un’economia che sia intelligente, sostenibile e solidale in modo che crescano occupazione, produttività e coesione sociale) la coesione sociale diventa uno dei principali strumenti con cui conseguire gli obiettivi contenuti nella Strategia.

Ed è vero che far conoscere e fornire informazioni in questo momento storico è uno degli aspetti più delicati e nevralgici del processo di “gestione della cosa pubblica”, com’è anche vero che, perché si raccolgano i frutti delle europa 2020scelte politiche, come nel caso specifico della politica di coesione, e affinché si possa investire nei progetti più importanti e innovativi, occorre che il ventaglio dei beneficiari sia adeguatamente informato. Che sia valorizzato il momento di copertura mediatica delle attività previste, così come il ricorso alle varie metodologie di comunicazione, l’organizzazione di iniziative per il lancio dei programmi o d’iniziative varie d’informazione.

Ma, è ugualmente vero che, nella Società contemporanea, al “dovere di informare” e agli “obblighi di comunicazione”, parallelamente, si affiancano i doveri di tutela e della salvaguardia, soprattutto, di alcuni generi di informazioni/comunicazioni.

Per questi motivi, le norme in materia di informazione e comunicazione, contenute nelle proposte di regolamento per il periodo 2014-2020, sono il risultato di un’intensa attività di consultazione e discussione all’interno dell’Unione in un’ottica di valorizzazione dei principi di semplificazione e pertinenza delle informazioni, migliorando, contemporaneamente, la trasparenza, l’accessibilità alle informazioni, contemperandole con la tutela dei diritti di privacy e riservatezza. Quello che si ricerca è di dare vita ad un armonioso rapporto dialettico tra Privacy e Trasparenza, nella miglior garanzia e salvaguardia dell’uno e dell’altra.

La Commissione Europea per contrastare con forza la “fuga di notizie” dei documenti dell’esecutivo e tutelare implicitamente la riservatezza delle informazioni, cercando di arginare ulteriori danni di credibilità e d’immagine all’Unione ha realizzato una Strategia complessa che, come dichiara Irene Souka, Director General of DG Human Resources and Security, che coniugherà la formazione, un’articolata campagna di comunicazione e una dichiarazione d’intenti a cadenza annuale.

L’obiettivo principale del progetto è quello di garantire che le informazioni sensibili e riservate siano adeguatamente protette evitando danni politici e di reputazione per la Commissione” prosegue Irene Souka. E sappiamo come questo sia nel recente passato un tema dolente per la Commissione Juncker che ha dovuto difendersi più volte dalle accuse di aver favorito le lobby degli industriali facendo in modo che fossero diffusi documenti delicati.

Nel nostro Ordinamento la Trasparenza si configura (ex d.lgs 33/2013) come “accessibilità totale” alle informazioni, mentre, di contro, la tutela folla 3della riservatezza, la Privacy, presuppone forme e modalità di protezione giuridica per ciò che non vogliamo sia reso pubblico e per questo gli Ordinamenti giuridici hanno sentito il bisogno di garantire i cittadini da interferenze ritenute indebite, cercando di scongiurare la diffusione di dati, fatti e informazioni.

Si tratta di un equilibrio difficile e sempre in pericolo di essere perso. Da ambienti vicini a Juncker viene dichiarato che gli “incontri segreti e la mancanza di trasparenza, ormai, sono un ricordo del passato”. Anzi ci tengono a far sapere che una delle prime decisioni prese dalla Commissione Juncker sia stata di garantire che qualsiasi incontro con i Commissari e i Direttori Generali fosse reso pubblico.

Dalla Souka, dall’altra parte, durante il recente incontro a porte chiuse dei Direttori Generali vengono messe in evidenza le sanzioni che i funzionari potrebbero affrontare in caso di violazione dei loro obblighi contrattuali (con un rimando, quindi, indiretto alle riservatezza).

Come anche vero è che gli sforzi per cercare di arginare la fuoriuscita di indiscrezioni sulle informazioni provenienti dalla Commissione sembra essere in contraddizione con l’intenzione sentita nell’unione Europea e a livello globale nello scenario internazionale, nel tipo di Società attuale, di assicurare una migliore trasparenza istituzionale.

E’ la continua ricerca di un equilibrio che l’Unione non cessa mai di perseguire: una politica di informazione e comunicazione europea che sia sempre protesa al perseguimento e sostegno di tutti gli strumenti in grado di garantire un autentico dialogo con i cittadini e colmino la distanza tra le istituzioni e i cittadini della UE, con la garanzia per loro dell’accesso a tutte le informazioni utili.

Marzia Del Porto

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