La Mectex è una di quelle multinazionali tascabili che rappresentano la forza del Made inItaly nel mondo. Produce tessuti tecnici, esportando il 50 % del suo fatturato e dalle tute dei piloti di Formula 1 all’abbigliamento della nazionale di sci, ai costumi della Speedo, non c’è casa sportiva o griffe di moda per cui non abbia lavorato.

Nel 2010 l’azienda comasca ha emesso fatture nei confronti dello stato per 2,5 milioni, dei quali 600 mila di IVA. Lo stato non ha, però, saldato il suo debito e di conseguenza nemmeno l’IVA è stata versata.

Quei soldi non c’è li avevamo “, spiega oggi il titolare, Aurelio Fassi, “ perchè abbiamo preferito continuare a pagare gli stipendi, piuttosto che l’INPS “.

Quell’anno, complice anche la crisi, la Mectex ha visto le sue vendite precipitare a 5 milioni, (rispetto ai 24 milioni del 2000), mentre i dipendenti si riducevano a 50, rispetto ai 125 del decennio prima.

L’INPS si è rivolta a Equitalia per recuperare l’IVA non versata, ma nel frattempo il debito della Mectex nei confronti dello stato è lievitato, tra interessi di mora, spese legali e commissioni varie. Tant’è che l’azienda, quando ha potuto, ha versato a Equitalia 1 milione, ma ne restano ancora 3 da pagare. Il debito dello stato nei confronti della Mectex è rimasto invece fermo ai 2,5 milioni. E non è stato neanche parzialmente saldato.

Spiega Fassi : “ Quando lei oggi non paga allo stato 100 Euro, domani ne dovrà pagare 132. Dopo di che decorrono gli interessi, che sono giornalieri. Un anno dopo la pratica passa a Equitalia, che ci carica su anche le sue commissioni, pari al 9 % del totale. Alla fine che altro è questo se non strozzinaggio ? “

Lo stato invece, quando è moroso, non deve rispondere a nessuno. Con il decreto sui pagamenti il governo di Mario Monti, però, ha promesso che in un futuro la pubblica amministrazione rispetterà il termine dei 60 giorni per i suoi obblighi.

Il punto è che un credito diventa esigibile nel momento in cui viene riconosciuto “, continua Fassi, “ e perchè questo avvenga passano anche 2 anni, a causa del sistema di gestione delle gare d’appalto. E allora posso anche dire che pagherò in 60 giorni, ma poi ci metto 2 anni per determinare che esiste un credito “.

Vuole un esempio ? Oggi partecipo a una gara, e mettiamo che la vinco. Passano dai 6 ai 7 mesi prima che il contratto arrivi alla Corte dei Conti e questa stabilisca che c’è una copertura finanziaria e dunque può essere firmato. Superato questo step normalmente si hanno 90 giorni di tempo per soddisfare l’intera fornitura. Una condizione irrispettabile in partenza. Quindi se non voglio andare incontro a una penale del 10 % devo partire con la produzione appena vinta la gara, assumendomene i rischi senza aspettare la Corte dei Conti “.

Ma non basta “, aggiunge Fassi, “ perchè poi bisogna attendere il collaudo che potrà essere richiesto solo una volta consegnato l’intero appalto. Non ci sono stadi di avanzamento, la fornitura deve essere consegnata in un’unica soluzione a prescindere dal suo importo e così passa altro tempo, senza contare le vacanze estive o natalizie che magari si mettono di mezzo. Ci vogliono poi 3 o 4 mesi prima che escano i tecnici del collaudo. Ma nove volte su dieci c’è qualcosa che non va, quindi si sospende il collaudo, e passa altro tempo. “ “ E’ finita qui ? Ma certo che no. Perchè mediamente ci vogliono altri 2 mesi per avere il verbale ; e solo quando arriva l’ok con il collaudo positivo, allora lo stato riconosce il credito e possiamo emettere finalmente la fattura e andare in banca a scontarla. Ma intanto sono trascorsi almeno 2 anni da quando abbiamo pagato le materie prime per la nostra fornitura. “ “ Parlare di pagamenti in 60 giorni “, conclude l’imprenditore, “ è allora pura demagogia. Se non si condizionano i tempi entro i quali la pubblica amministrazione deve fare il suo dovere, non serve a niente. E per fare questo occorre intervenire sulla legge sugli appalti “.

Perchè altrimenti succede come alla Mectex, azienda che dopo poco più di 60 anni di attività ha bisogno di nuovi soci per uscire dai problemi di liquidità in cui è inciampata, una ricerca in cui è assistita dalla Rescue Partners di Londra, società di consulenza specializzata nella gestione di crisi aziendali.

Perchè non solo lo stato non paga Mectex, ma in seguito alla controversia con Equitalia anche le banche le hanno chiuso i rubinetti.

 

Sandro Orlando

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