L’Istituto Bruno Leoni ha realizzato uno studio sulla globalizzazione e i suoi effetti sull’economia di 39 paesi, il G20 più UE. Il report prende in esame un periodo di tempo di 22 anni, dal 1994 al 2015, e costruisce un indice basato su tre elementi: la presenza dei paesi negli scambi globali, la capacità di attrarre o generare investimenti diretti esteri, il grado di connettività dei paesi e la loro partecipazione ai mercati mondiali della conoscenza.

Lo studio dimostra che la globalizzazione è un processo a somma positiva, che ha reso possibile la creazione di valore a livello globale e ha offerto un’opportunità di progresso soprattutto alle nazioni in via di sviluppo. I paesi più globalizzati tendono ad avere Pil pro capite più elevato, maggiore equità sociale, migliore qualità ambientale, meno disoccupazione e disuguaglianze.

Tutto ciò, si intende, a livello aggregato, poiché a livello locale la globalizzazione può determinare problemi, di breve-medio periodo di disoccupazione e desertificazione industriale.

L’Irlanda da sei anni risulta il paese più globalizzato, l’Italia si colloca al 17º posto, in peggioramento di tre posti dalla posizione di partenza del 1994. La penisola da una parte può contare su una forte presenza nel mercato degli scambi internazionali, (cresciuti dal 41% del Pil nel 1994 al 57% nel 2015), dall’altra paga una debole capacità di attrarre investimenti diretti esteri: nel 2015 erano pari allo 0,7% del Pil, contro l’1,37% tedesco, il 2,1% spagnolo e l’1,8% britannico.

Questo tema è cruciale perché si tratta di uno dei più efficaci driver di crescita e sviluppo tecnologico: l’attrattività è legata all’ambiente economico del paese e richiede in generale un ambiente business friendly, da cui l’Italia è molto lontana per varie ragioni: la burocrazia, la concorrenza e le sue regole, il funzionamento della Pa, (in primo luogo giustizia e fisco), le infrastrutture.

Per riprendere la via della crescita, occorre rimuovere gli ostacoli che rallentano l’attività di impresa e rendono l’Italia una realtà meno attrattiva rispetto ad altre.

Marcello Gualtieri

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