C’è una domanda che, già da un po’ di tempo, è corretto porsi: perché le grandi istituzioni continuano a ribadire timori per la deflazione in Europa e la necessità di forzare azioni e politiche per sostenere la crescita? Al di là delle ovvie risposte, che non soddisfano, c’è un tema che va sottolineato. I mercati hanno recuperato con estremo vigore la correzione di fine gennaio, ciò nonostante hanno frenato l’esuberanza iniziale a un grande timore, quasi reverenziale, al dominio che i massimi formatisi a inizio anno esercitano sull’emotività degli investitori. In altre parole perché, vista l’esuberanza, i mercati non sono andati oltre? Perché nel contempo BCE e non solo continuano a temere l’aggressione di uno scenario deflattivo? Può essere che temano una caduta più profonda del visibile delle commodity, magari in correlazione con una flessione delle borse in ossequio ad una crescita meno robusta delle attese a livello globale? C’è un parallelismo che gira in queste settimane, per la verità già da alcuni mesi, che mette in raffronto il comportamento del Dow Jones tra il 1927 e il 1929 con l’andamento attuale. Di più: a partire dal 2012 la correlazione è quasi perfetta (vedi grafico sotto),in quanto risponde ad una impostazione frattale sorprendente.

Quel grafico preluderebbe al breakout dei minimi di febbraio, lasciando poi presagire un sell-off magari diverso per dimensioni ma pur sempre straordinario negli effetti! Per l’appunto deflazione e decrescita. Credo che i“fedeli” alla teoria dei frattali non nutrano alcun dubbio sull’epilogo finale. Noi che preferiamo vivere in prima persona gli eventi e conseguentemente gestirli, ci limitiamo da alcune settimane ad accendere un rigoroso warning sui minimi citati, ad esempio quota 1745 di S&P 500, lasciando che sia il mercato a giocare le sue carte e a far scattare i trigger necessari per innescare nuove direzionalità. Soprattutto in un tempo in cui accadde spesso che nei momenti topici qualche mano forte giochi le proprie carte per sovvertire gli schemi del mercato. Perciò ci poniamo in condizione di osservatori, liquidi in attesa che siano i prezzi ad intraprendere direzionalità e quindi, in base a quale dei due trigger vorranno innescare, connetterci al movimento. Per noi si tratta di una di quelle situazioni in cui è difficile assumere un ruolo diverso, magari da contrarian, ammesso che non si voglia agire con in canna un insindacabile stop loss. Alcuni sintomi di una latente tensione iniziano ad emergere proprio osservando i micro movimenti delle ultime ore nelle commodity: parziali vendite sui preziosi, ormai vicini ai livelli di potenziale esaurimento della correzione al rialzo, sull’euro, che inspiegabilmente (partite correnti a parte) continua a veleggiare su livelli stratosferici per il tenore dei periferici, sempre molto vicino ad un’area di resistenza tecnica assai critica. Forse sono solo sintomi, forse sono indizi di qualcosa che non quadra? Vedremo. Come detto,guardiamo ai minimi con il giusto rispetto, se poi in vece il mercato si dissocia dai frattali della storia meglio per tutti.

 

Wlademir Biasia

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