Si sapeva che una riconferma di Obama non fosse “ben vista” da Wall Street mentre si diceva l’opposto per una vittoria di Romney; l’esatto contrario era la proiezione sui titoli governativi. In effetti, a Wall Street, il settore finanziario ha perso un po’ di terreno a vantaggio di altri settori come il farmaceutico ed l’ospedaliero, visto che potrebbero essere i maggiori beneficiari della riforma sanitaria di Obama.

Per l’Europa il risultato di continuità uscito dalle urne è forse la migliore soluzione, non tanto per il tifo nei confronti dell’uno o l’altro, quanto per il fatto che nella situazione di criticità dell’economia mondiale la prosecuzione con gli stessi interlocutori, presidente in primis e soprattutto governatore della Fed Bernanke, consente di non avere buchi operativi che si sarebbero verificati con il cambio, nella considerazione che l’insediamento definitivo del nuovo presidente Usa avviene per regola verso la fine di gennaio.

Sui mercati regna ancora molta incertezza che si riflette soprattutto sui listini azionari che non riescono a trovare un equilibrio ed oscillano da troppe settimane in un canale laterale dove i trader di breve periodo hanno maggior gioco rispetto a chi orienta i propri investimenti su orizzonti temporali più lunghi.

In Europa ci sono ancora troppe incertezze sulla ripresa e se in Grecia il parlamento ha approvato il piano di austerità della troika, a breve tornerà in primo piano la Spagna, con le elezioni in Catalunia. Inoltre gli ultimi numeri della Germania non sono incoraggianti, a partire dalla riduzione dell’export, tanto che il Bund ha recuperato in pochi giorni oltre due figure con il rendimento del decennale crollato dall’1,6% all’1,37%.

Un fattore che ha impattato negativamente sugli spread contro i paesi periferici, Italia e Spagna in primo luogo, che però dal punto di vista dei rendimenti sono riusciti a mantenere le soglie conquistate nell’ultimo periodo, col Btp decennale sotto il 5% e il Bonos in area 5,75%.

Nel difficile contesto dell’economia mondiale, si guarda sempre con molta attenzione ai cosiddetti paesi emergenti come aree geografiche di sviluppo in grado di assorbire capacità produttiva. Sicuramente per paesi come il Brasile, la Russia, Cina ed India la parola “emergente” è oramai un termine fuori luogo, vista la loro massiccia presenza ai tavoli di lavoro dove sono a tutti gli effetti considerati economie mature ed anche nel mondo delle emissioni obbligazionarie questi paesi pagano oggi dei rendimenti più da rating massimo che da emergenti.

Pertanto la ricerca di nuovi mercati pone l’attenzione su altre aree di sviluppo, ed è interessante la decisione di questa settimana da parte di Moody’s di espandere la copertura delle sue valutazioni al continente africano, con focus su Kenya, Nigeria e Zambia, che per accompagnare la loro crescita potrebbero presto ricorrere al mercato dei capitali internazionale; il rating assegnato a Kenya e Zambia è B1, per la Nigeria Ba3 e per tutti outlook stabile; vedremo quindi quale sarà la tempistica e le divise scelte per eventuali “African bond” sui mercati.

Sul mercato primario di questa settimana sono tornati i flussi, dopo lo stop forzato del ciclone Sandy e delle festività della scorsa settimana; il focus va ai collocamenti nel settore corporate dove il volume delle richieste in sede di collocamento è stato molto elevato rispetto alle emissioni di fine ottobre. L’italiana Snam Baa1/A- ha emesso due nuovi titoli per un totale di 1.5 miliardi di euro cercando di riproporre il successo delle quattro emissioni di luglio e settembre; in questo caso le cedole sono state al 2% per la scadenza 2015 e 3.5% per la scadenza 2020. Più di 8 miliardi di euro la richiesta degli investitori su questo nome, i due titoli hanno performato molto bene con volumi significativi ed hanno stretto di circa 20 bp rispetto al reoffer price. Tra gli altri corporate Sap ag, società di software tedesca senza rating, con un doppio deal su due scadenze: a 3 anni 13/11/2015 con cedola 1% per 550milioni di euro e sul 7 anni 13/11/2018 con cedola 2.125% per 750 milioni di euro. Anche su questi titoli la domanda è stata buona superando i 6 miliardi di euro e performando di circa 5 bp dopo l’emissione. Nel settore petrolifero la francese Sagess AA+ si e’ finanziata con 700 milioni di euro sempre sulla scadenza a 7 anni 22/10/2019 con cedola 1.75% e nel settore farmaceutico Sanofi A2/AA- ha optato per 750 milioni di euro sul 5 anni 14/11/2017 cedola 1%.

La controllata cilena di Endesa, Enexis Aa3/A+ ha emesso 500 milioni di euro con cedola 1.875% e scadenza 13/11/2020. L’olandese Alliander Aa3/A+ ha collocato 400 milioni di euro sulla scadenza decennale con un rendimento atteso nell’area 2%, questi soldi verrano utilizzati a copertura di 400 milioni di euro di bond in scadenza nel 2014 e 2016.

Tra gli stati europei la Romania Baa3/BB+/BBB- si e’ finanziata con 1.5 miliardi di euro, cedola 4.875% e scadenza 7/11/2019; 4.5 miliardi di euro la domanda degli investitori per questo titolo ed il bond emesso a 99.047 oggi viene scambiato a 99.60 e la Slovacchia A2/A/A+ che ha optato per un’emissione sulla scadenza lunga a 12 anni 15/11/2024 con cedola 3.375% e con size totale di 1.25 miliardi di euro.

Molti i rumours di nuovi emittenti che cercano di sfruttare ogni opportunità che si presenta prima di fine anno, a metà novembre è atteso il collocamento del bond destinato alla clientela retail di Atlantia con scadenza probabile tra 5 e 7 anni, per un ammontare compreso tra 1-1.5 miliardi di euro, mentre Enel e Snam torneranno ad emettere un bond destinato alla clientela retail nei primi mesi del 2013.

Fiat spa annuncia l’intenzione di procedere ad una emissione obbligazionaria denominata in franchi svizzeri, subordinatamente alle condizioni di mercato, con scadenza a 4 anni ed ammontare fino a 150 milioni di franchi, mentre la società francese La Poste A/AA ha in programma dei meeting con gli investitori europei con obiettivo una nuova operazione entro fine mese.

Carlo Aloisio

 

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