Mentre in Italia si stava discutendo sulla volontà e soprattutto sulla capacità, del nuovo governo di evitare un default del debito e di restare nell’euro, in Germania Angela Merkel ha dato una prima risposta alle proposte di Macron per il rafforzamento dell’unione monetaria. La posizione della Cancelliera, sotto pressione dal partito dei “falchi” in casa propria e nei governi del Nord Europa, è molto al di sotto delle richieste avanzate dai francesi. E tuttavia lascia sperare che, dopo anni di paralisi, al prossimo vertice UE l’unione monetaria possa fare qualche timido passo avanti.

Angela Merkel si è detta favorevole alla creazione di un fondo dell’Eurozona per finanziare le riforme strutturali dotato di alcune decine di miliardi, (e non centinaia, come avrebbe voluto Macron). Non è molto, ma per la prima volta prefigura la nascita di un bilancio autonomo per la zona euro.

Inoltre la Cancelliera accetta che il Meccanismo di Stabilità Europeo, che ha finanziato i paesi finiti sotto amministrazione della Troika, diventi un vero e proprio Fondo Monetario Europeo, che potrà prestare soldi ai paesi in difficoltà e intervenire anche per la ristrutturazione delle banche in crisi. Il problema principale è che la Germania vorrebbe una gestione puramente intergovernativa di queste nuove strutture. Ciò implica un potere decisionale direttamente proporzionale ai soldi che ogni paese verserà e dunque di fatto una netta egemonia tedesca. La Francia, invece, avrebbe voluto che fossero inserite nella struttura delle istituzioni comunitarie.

Evidentemente siamo solo nella fase iniziale di una trattativa che si preannuncia lunga. Ma quello che è certo è che il rafforzamento dell’unione monetaria non prevede nessuna condivisione del rischio dei debiti sovrani, di cui ogni paese resta pienamente responsabile. E di sicuro l’evoluzione futura non contempla alcun rilassamento della disciplina di bilancio, che se mai verrà rafforzata in un’ottica di riduzione dei rischi.

Se questo è lo scenario che si delinea per il prossimo vertice UE, che cosa andrà a dire Conte ai partner europei? Se pensa di poter rinegoziare le regole di Maastricht, andrà incontro ad una cocente delusione. Farebbe invece bene a riflettere sul fatto che i nuovi salvagente di cui Francia e Germania si apprestano a dotare l’euro, sembrano disegnati apposta per proteggere l’unione monetaria dallo shock che potrebbe derivare, tanto per fare un esempio, dall’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

Andrea Bonanni

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