Macchè tripla A. Spiace per le Cassandre dell’economia finanziaria, ma le vere, uniche 4 A che contano sono quelle del Made in Italy e stanno tornando a crescere : AUTOMAZIONE, ABBIGLIAMENTO, ARREDAMENTO e ALIMENTARE. Puntando su qualità e mercati esteri, ce la possiamo fare ! “

Alla Cgia di Mestre hanno appena lanciato l’allarme sul pericolo che sotto i colpi dell’IMU, calo dei consumi e avanzata della grande distribuzione, entro la fine di quest’anno potrebbero sparire qualcosa come 150 mila piccoli imprenditori, e proprio non ti aspetti quest’improvvisa ventata di fiducia. Ma non è casuale.

Perchè l’ufficio studi della Confederazione degli artigiani di Mestre, ha appena aggiornato i dati sull’export, regione per regione, e soprattutto i risultati che arrivano dalle esportazioni dei singoli distretti industriali. Scorrere quei numeri tira davvero su il morale. E’ tornata la crescita a 2 cifre.

A trainare chi ha puntato sull’estero per reagire alla crisi, c’è ancora una volta la Lombardia con ricavi ben oltre i 100 miliardi di Euro e una ripresa che nell’ultimo anno ha sfiorato l’11%, seguono il Veneto, (50 miliardi con un incremento del 10,2 %), e l’EmiliaRomagna, (47 miliardi e un + 13,1 %).

Ma se si scorre la classifica, si scopre che nella Top Ten delle regioni che hanno scommesso sul mercato globale ci sono Sicilia, Marche e Campania. Sull’isola, in particolare, con oltre 15 punti percentuali di incremento, festeggiano il ritorno al tetto dei 10 miliardi di produzione esportata, valore che non si vedeva dal 2008, quando il fatturato export era precipitato a poco più di 6 miliardi.

Chi pensava che i distretti fossero ormai morti deve ricredersi. Stanno recuperando quanto perso nel momento più acuto della congiuntura, dimostrando una grande capacità di reazione “, sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi. “ E poi, buona parte di questi vanno all’estero e conquistano quote di mercato con i prodotti tradizionali della qualità Made in Italy “.

Ed eccole le 4 A di cui parla Bortolussi : c’è il polo dei metalli di Brescia che oltreconfine ha superato i 3 miliardi di ricavi con un aumento che nel solo 2011 si è avvicinato al 30 %, ci sono le pelletterie e le calzature di Firenze che crescono allo stesso tasso. Tornano a respirare la moda e il tessile con Biella che viaggia sul + 15,9 % e Prato sul + 7 %, e ancora i distretti del mobile del Livenza e del quartiere del Piave, che toccano la vetta dei 2 miliardi di euro, e i vini piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato che spopolano con un export in risalita di oltre 13 punti percentuali.

M.P.

 

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