“Speriamo si sgonfi tutto una volta ancora”, dice Roberto Colaninno sulla minaccia dei dazi di Trump. Una bomba di ritorno perché altre ne sono già scoppiate sull’argomento, a partire dal 1998, in piena presidenza Clinton. “Ma comunque – aggiunge il patron della Piaggio – nessun dazio sui nostri prodotti in America ci rovinerà. Negli Usa vendiamo più o meno 5mila veicoli l’anno, (di fronte ai 400mila venduti nel mondo), eventualmente vedremo se potremo portare in America le nostre Vespe prodotte in Vietnam”.

Non c’è allarme a Pontedera, in casa Piaggio, per il ritorno di fiamma americano in tema di ritorsioni commerciali, per il ventennale veto europeo sulla carne Usa gonfiata con gli ormoni. Se proprio arriverà la decisione del raddoppio dei dazi anche per le Vespe, vendute in America a 10-15mila euro, non crollerà per questo la Piaggio, che da settant’anni continua ad esistere nonostante situazioni anche più intricate rispetto alla minaccia di Trump.

Non c’è dubbio che la Vespa sia stata inserita nei 90 prodotti europei da tassare, perché è uno status symbol. Anche se a Pontedera si discute di più sugli stabilimenti Piaggio in Asia, che secondo i sindacati portano via lavoro e sul rinnovamento dell’azienda basata sui nuovi robot, da realizzare con il Sant’Anna e il finanziamento della regione.

Ma è inevitabile che l’allarme dazi, anticipato dal Wall Street Journal, avrà qualche effetto sullo scooter più famoso del mondo. Minacce che hanno causato tante guerre non solo commerciali, diventato subito argomento da strilloni.

Vedremo cosa succederà. Ma è evidente che, se davvero attuato, il protezionismo di Trump genererà altro e avverso protezionismo. Un argomento già affrontato mesi fa dal presidente Colaninno, in tema di dazi asiatici, che si possono superare soltanto realizzando fabbriche in quei lontani paesi. E a volte solo col benestare e la compartecipazione di quei governi.

Mario Mannucci

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