Gli atti più semplici, a volerli esaminare nelle loro implicazioni tecniche e giuridiche, rivelano complessità straordinarie. La cointestazione di un deposito bancario o la rinunzia al pagamento per un bene o un servizio offerto a un parente, ad esempio, possono essere considerate “donazioni indirette”.

Operazioni dal regime giuridico talmente complesso, che di recente una sezione della Corte di Cassazione, chiamata a giudicare su un trasferimento di titoli da un conto bancario un altro, ha alzato bandiera bianca e ha chiesto che sul punto la Cassazione si pronunciasse nella sua forma più autorevole, a “sezioni unite”.

Il caso sembrerebbe semplice e di sicuro è abbastanza comune. La controversia riguarda un bonifico fatto senza formalità, a favore di una persona cara. Il trasferimento è contestato dagli eredi del disponente, i quali sostengono trattarsi di una donazione la quale, non essendo stata perfezionata con un atto pubblico, come prevede la legge, è per conseguenza nulla.

In realtà il codice civile ammette anche atti di liberalità diversi dalla donazione e con l’articolo 809 chiarisce che a essi si applicano alcune regole delle donazioni. Ma come si riconoscono queste “liberalità indirette”, valide anche se non concluse con un atto pubblico?

Le sezioni unite della Cassazione hanno affermato il principio che, solo se c’è un’articolazione di atti, non un semplice trasferimento, può configurarsi una donazione “indiretta”. Quindi i bonifici ai parenti sono normali donazioni, nulle però, perché non concluse con atto pubblico.

Il fisco, a dir la verità, finora non è andato troppo per il sottile, dato che tende a chiedere il pagamento dell’imposta di donazione, anche quando da un punto di vista formale non di vera donazione si può parlare, non avendo l’atto una forma pubblica.

Anche per il fisco, tuttavia, pretendere la tassazione è più complicato quando la liberalità non è definita in un atto, ma si sostanzia in un comportamento, come succede con il semplice bonifico o trasferimento titoli a favore del beneficiato.

In questo caso, infatti, manca proprio il presupposto per l’applicazione dell’imposta di registro o di donazione.

Valentino Amendola

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