Buone notizie per l’Europa dell’Est. Il nuovo rapporto “Ease of doing business” per il 2015, attraverso il quale la Banca mondiale stila una classifica della facilità nel fare impresa, premia le economie di questa porzione del continente.

A guidare sono, come già per lo scorso anno, le economie baltiche: Estonia (17° posto), Lettonia (23) e Lituania (24), che tuttavia ha peggiorato la propria posizione rispetto al 2014, quando era diciassettesima. Migliorano anche Polonia (32, +13 posizioni), Bielorussia (57, +6 posizioni), Moldova (63, +15 posizioni) Slovacchia (37, +12 posizioni) e soprattutto Repubblica Ceca (44, +31 posizioni). Stabile l’Ungheria, fissa al 54° posto. La Russia è al 62° posto, invece.

Con la significativa eccezione della Slovenia, che precipita di diciotto posti (33° nel 2014, ora è al 51° posto) pagando evidentemente il clima negativo per gli investimenti e l’instabilità politica che l’ha di fatto condannata alla staticità nel corso degli ultimi anni, anche i Balcani fanno registrare un trend positivo. In testa, nella regione, resta la Macedonia, al trentesimo posto, nonostante sia scivolata di cinque posizioni. Quindi Montenegro (36, +8 posizioni), Bulgaria (38, +20), Romania (48, +25), Croazia (65, +24) e Albania (68, +22). I fanalini di coda, anche se hanno valutazioni migliori rispetto al 2014, rimangono Kosovo (75, +11) Serbia (91,+2) e Bosnia Erzegovina (107, +24).

A titolo di confronto, l’Italia si trova al 56° posto, tra Turchia e Bielorussia, in crescita rispetto all’anno passato. L’Ease of Doing Business continua a concentrarsi sulle regole che condizionano le piccole e medie imprese in dieci campi: fondare un’azienda, gestire i permessi di costruzione, ottenere l’elettricità, registrare la proprietà, protezione degli investitori di minoranza, disciplina fiscale, commercio internazionale, efficacia dei contratti e risoluzione delle situazioni di insolvenza. Viene presa in considerazione anche la legislazione sul lavoro. Il rapporto è consultabile integralmente a questo indirizzo.

 

Rodolfo Toè

Leggi QUI l’articolo originale.

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