Da diversi anni si è acceso in tutta Europa il dibattito sull’inasprimento dell’imposta di donazione e successione, basti pensare all’ultima campagna elettorale laburista nel Regno Unito, alla recente proposta dal governo Hollande in Francia e dei tentativi, del governo Letta prima e Renzi poi, in Italia.

Nel suo acclamatissimo best-seller internazionale “Il capitale nel XXI secolo” l’economista francese Thomas Piketty, uno dei più autorevoli studiosi europei della concentrazione e distribuzione della ricchezza negli ultimi 250 anni, sostiene che le imposte sull’eredità torneranno ad avere un ruolo preminente nel 21º secolo, paragonabile a quello che ha avuto nel passato.

Questo consentirebbe secondo l’esperto francese, un abbattimento delle imposte sui redditi determinante per meglio redistribuire la ricchezza e favorire lo sviluppo economico.

Death of Madame de Sainte Colombe 2In Europa, in effetti, ad eccezione dei paesi privi di imposta come l’Austria, la Norvegia e la Svezia, nella maggioranza dei casi i patrimoni nella fase di trasferimento, subiscono dei considerevoli pagamenti di imposte.

In Francia le aliquote variano in base al valore dell’eredità e oscillano dal 5 al 45% per i parenti in linea retta: ad esempio un figlio, per beni del valore compreso tra 15.000 e 550.000 euro, paga il 20% oltre la franchigia di 100.000 euro.

In Germania, sempre in base al valore dei beni ereditati, le aliquote variano dal 7 al 30% per parenti stretti, dal 15 al 43% per parenti di secondo grado e dal 30 al 50% per altri soggetti.

Nel Regno Unito l’aliquota sulle successioni e del 40%, mentre in Spagna ed in Belgio le aliquote possono raggiungere in alcuni casi anche l’80%.

Insomma in Europa sono normalmente previste imposte a doppia cifra, che crescono proporzionalmente all’aumentare delle consistenze patrimoniali e dalla distanza del rapporto di parentela o affinità.

Spostando l’analisi al nostro paese, appaiono evidenti contrasti che hanno contraddistinto la travagliata storia dell’imposta negli ultimi decenni: riformata nel 1990, è stata ridotta nel 2000 dal governo Amato, abolita nel 2001 dal governo Berlusconi e reintrodotta nel 2006 dal governo Prodi, a livelli comunque inferiori ai precedenti.

Attualmente in Italia l’imposta di successione si basa su quattro aliquote e due soglie di esenzione, che variano a seconda del grado di parentela: il coniuge e i parenti in linea retta pagano il 4% sul valore dell’eredità, con una franchigia di 1 milione di euro, mentre per i fratelli e le sorelle, l’aliquota sale al 6% e la franchigia si abbatte a 100.000 euro. I parenti più lontani e gli estranei pagano rispettivamente il 6% e l’8%, senza beneficiare di alcuna soglia di esenzione.

Dopo le pressioni europee e le discussioni degli ultimi anni, è stata infatti presentata nel corso del 2015 alla camera dei deputati, una proposta di legge di revisione dell’imposta di donazione e successione. Le modifiche del testo prevedono un innalzamento dell’imposta al 7% / 21% per i parenti in linea retta, all’8% / 24% per gli altri congiunti, mentre si parla di un 15% / 45% per tutti gli eredi estranei. La proposta prevede l’applicazione delle aliquote più basse per i patrimoni inferiori ai 5 milioni e quelle più alte per i patrimoni superiori.

vecchietta a new yorkAnche la franchigia, ovvero l’importo sotto il quale non è prevista imposta, dovrebbe cambiare scendendo dall’attuale milione per coniuge e parenti in linea retta, a 500.000 euro. La riforma dovrebbe anche eliminare l’esenzione oggi prevista a favore dei titoli di Stato: siamo infatti l’unico paese in Europa a prevederla.

Le famiglie residenti in Italia, che intendono anticipare gli effetti della paventata riforma e sfruttare l’attuale più favorevole regime fiscale, devono pianificare con i loro professionisti di fiducia le strategie più utili, in funzione della tipologia di beni posseduti.

Per gli asset immobiliari si può immaginare una donazione mediante atto pubblico della nuda proprietà dei singoli immobili a singoli eredi, con riserva di usufrutto: ad esempio nel caso di un genitore di 60 anni, che destina la nuda proprietà di un immobile al figlio, il vantaggio fiscale è rappresentato dall’abbattimento: è infatti rappresentato dal valore della piena proprietà al netto del valore dell’usufrutto, che a sessant’anni si aggira attorno al 50%.

In considerazione degli attuali valori catastali dunque, donando in nuda proprietà un immobile che ha un valore catastale di 2 milioni di euro, si avrebbe una base imponibile di un milione di euro, completamente assorbita dall’attuale franchigia. Ma è bene non aspettare troppo.

Infatti con l’approvazione della legge 23/2014 la riforma del catasto si è avviata ed entrerà gradualmente in vigore nel biennio 2018/19, producendo l’aumento delle imposte ipocatastali in fase di successione e/o donazione.

Le strategie che possono essere perseguite per il trasferimento delle quote societarie sono svariate. A titolo di esempio si possono prevedere atti di donazione della nuda proprietà delle quote societarie, con effetti simili a quelli già illustrati per gli immobili o la donazione di piena proprietà delle quote societarie, (di maggioranza per le società di capitali), ai discendenti che, se mantenuta per almeno cinque anni, consentono la totale esenzione di imposta.

Anche per la parte più liquida dei patrimoni, è possibile individuare modalità di trasferimento esenti. I titoli di Stato, agevolati solo in Italia nei passaggi generazionali, pur avendo perso dal 2006 l’esenzione dall’imposta di donazione, hanno mantenuto quella relativa all’imposta di successione.

I contratti di assicurazione sulla vita infine, dal 1973, consentono di trasferire i patrimoni liquidi in completa esenzione a favore dei beneficiari caso morte designati nel contratto.

Come recita l’antico proverbio latino “Tempus edax rerum”, il tempo divora ogni cosa.

Alessandro Gallo

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