I risultati delle elezioni politiche italiane sono ormai chiari: vittoria di Cinque Stelle e Lega, salvo il fatto che dalle urne non è uscita una chiara indicazione di governo. Resta il fatto che ad uscire realmente sconfitti dal weekend delle votazioni sono stati l’establishment politico tradizionale italiano e i sostenitori di una più stretta integrazione europea.

Sui mercati finanziari la reazione è stata inizialmente negativa, sia sull’equity che sul fixed income, poi la reazione, a significare una sorta di tregua tra mercati e situazione politica italiana. “Sarà molto probabile”, commenta Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM Italia, “la scelta di un governo di transizione, per traghettare il Paese verso una nuova legge elettorale e nuove elezioni. Questo dovrebbe favorire la performance delle classi di attivo italiane, supportate da segnali molto positivi sul lato macroeconomico”. Inoltre, la diminuzione dell’incertezza politica, grazie alle prossime scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “dovrebbe favorire un restringimento dello spread BTP/Bund nel medio periodo, segnale positivo anche per le altre asset classe Italiane”.

Per il momento quindi il mercato, al di là di reazioni immediate, sembra poco colpito dall’esito elettorale. “Gli investitori non erano ansiosi prima delle elezioni e la mancanza di chiarezza della situazione post-elettorale era ampiamente attesa”, spiega Nadège Dufossé, CFA, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group. “Sembra quindi logico che oggi i mercati non registrino una reazione forte. Le economie dell’Eurozona stanno attualmente crescendo al di sopra del loro potenziale e la ripresa è ormai diffusa tra i paesi. Ciò allevia la percezione del rischio politico in Europa. I mercati si stanno ora concentrando maggiormente sulla sostenibilità degli attuali livelli di crescita e sulla strategia di uscita della BCE dalla politica monetaria accomodante. La scorsa settimana abbiamo ridotto la nostra esposizione azionaria vendendo titoli dell’Eurozona. Ora siamo neutrali sull’equity. I risultati delle elezioni italiane non incideranno quindi sul nostro posizionamento al momento. Non avevamo alcuna posizione attiva sul debito italiano nei nostri fondi diversificati”.
Alcuni analisti, come
Ewout van Schaick, Head of Multi-Asset at NN Investment Partners, prevedono debolezza nel breve termine per gli asset italiani principalmente Ftse Mib e Btp, ma non si aspettano impatti o effetto collaterali sull’Europa o sui mercati globali. “Il fatto che l’economia italiana goda di un forte rialzo ciclico e che i partiti anti-UE abbiano abbassato significativamente i toni e non vogliano più un referendum sull’euro dovrebbe agire da cuscinetto, bilanciando in parte l’accresciuta incertezza politica”, dice van Schaick.
Dello stesso parere anche
Neil Dwane, Global Strategist di AllianzGI. “Nel medio periodo è probabile che il focus dei mercati ritorni dalla politica ai fondamentali. Il PIL italiano è cresciuto dell’1.5% nel 2017 – circa il doppio di quanto atteso a inizio di quell’anno – e gli ultimi dati economici segnalano una continuazione di questa tendenza. In altre parole, sembra che infine anche l’Italia si sia agganciata al treno della ripresa globale e i risultati sono evidenti sia nella performance fiscale del governo che nei risultati aziendali”.
Ma forse le cose non sono così semplici. “A nostro avviso”, aggiunge
James de Bunsen, Portfolio Manager, Multi Asset Team, Janus Henderson Investors, “l’impatto sui mercati sarà di lungo termine piuttosto che di breve. I mercati azionari e gli spread obbligazionari implicano a oggi un premio di rischio più elevato per le asset class italiane, visti i risultati incerti e i successi ottenuti dai partiti anti-establishment meno noti e prevedibili. Tuttavia, riteniamo che i veri problemi in Italia restino quelli di cui gli investitori sono consapevoli da molti anni: livelli insostenibili del debito, un fragile settore bancario e un’economia sclerotica con alti livelli di disoccupazione, aggravata dalla recente immigrazione di massa. Riteniamo che il risultato di queste elezioni inconcludenti probabilmente ritarderà l’attuazione di eventuali misure radicali che potrebbero servire a migliorare questi problemi nel medio periodo”.
È pur vero che la Bce non cambierà il suo atteggiamento nei confronti dell’Italia, ma le domande arriveranno nel caso che alla guida ci sia un governo populista che non si fida delle istituzioni europee. La terza economia più grande della zona euro, insomma, è tentata a prendere una nuova direzione e questo è fonte di preoccupazione per tutti i democratici europei.

Daniel Settembre

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