La Repubblica Ceca vira a destra. È il milionario anti-sistema Andrej Babis, soprannominato il “Trump ceco”, il grande vincitore delle elezioni che si sono tenute venerdì e sabato. Il suo partito, il movimento populista Alleanza dei cittadini scontenti, ha ottenuto il 29,7% dei voti. Le consultazioni hanno visto anche l’avanzata del partito xenofobo Spd che sostiene l’uscita dall’Ue e il crollo del partito socialdemocratico Cssd finora al governo.

Il partito di Babis ha ottenuto 11 punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2013. Babis è riuscito a ottenere sostegno sia da destra sia da sinistra, presentando il suo movimento come formazione trasversale in polemica con la politica tradizionale nonostante lui stesso sia stato partner di minoranza nel governo di coalizione uscente insieme ai socialdemocratici di centro-sinistra del premier Bohuslav Sobotka e ai centristi cristiano-democratici di Kdu. Fino a maggio, Babis è stato infatti vicepremier e responsabile delle Finanze in questo esecutivo di coalizione tripartita.
Al secondo posto arriva il principale partito conservatore, l’Ods, che negli ultimi anni aveva attraversato un periodo buio e alle urne ottiene l’11% dei voti. Mentre la vera sorpresa è il Partito pirata che si piazza al terzo posto con il 10,7%. Il trionfo di Babis è stato inversamente proporzionale al collasso del Cssd, che con il 7,3% passa da primo a sesto partito. Chi si è distinto, invece, è il partito xenofobo Libertà e democrazia diretta, che si attesta come quarta forza politica. Il partito, fondato da un imprenditore di padre giapponese e madre ceca, si era presentato con lo slogan “Stop islam e stop terrorismo” e chiede un referendum per l’uscita della Repubblica Ceca dall’Ue.
Il risultato uscito dalle urne darebbe alla formazione di Babis 78 deputati, che è però un numero ben lontano dai 101 di cui avrebbe bisogno per governare con la maggioranza assoluta. Ai conservatori di Ods vanno invece 24 seggi e al Partito pirata 22. Si prospetta dunque una coalizione, e Babis ha fatto sapere che dialogherà con tutti, ma il capo di Ods, Petr Fiala, ha chiarito che non intende far parte di un governo di coalizione con Ano.

Babis, milionario magnate dell’agroindustriale, promette di lottare contro la corruzione di cui accusa la politica tradizionale, critica l’euro e le quote di rifugiati decise dall’Ue e si presenta come anti-sistema. Il secondo uomo più ricco del Paese, nato nel 1954 nell’attuale Slovacchia, è indagato per presunto uso fraudolento di fondi europei e per reati fiscali, ma ha sempre respinto le accuse, per le quali a settembre scorso gli è stata ritirata l’immunità parlamentare, denunciando che siano motivate politicamente.
Nonostante i problemi di Babis con la giustizia il presidente ceco, Milos Zeman, aveva già annunciato prima del voto che se avesse vinto lo avrebbe incaricato di formare il governo. Zeman e Babis concordano nel ritenere che vadano sospese le sanzioni Ue alla Russia per l’annessione della Crimea. Secondo alcuni analisti, se Babis diventerà premier ci sarà una pericolosa concentrazione del potere economico, politico e mediatico, dal momento che il magnate possiede due quotidiani nazionali, tre tv e due radio. L’imprenditore propone di eliminare il Senato e avviare un sistema elettorale che agevoli la formazione di maggioranze assolute dal momento che, sottolinea, governare in coalizione è problematico.

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