Un “manifesto” per il Real Estate. “Che però non inizierà parlando di spettri che si aggirano per l’Europa”, precisa Antonio Intiglietta, presidente di GEFI, la società che organizza l’EIRE, il salone dell’immobiliare italiano in calendario alla fiera di Milano, nel polo espositivo di Rho-Pero, dal 7 al 9 Giugno. La rassegna richiama su 35 mila metri quadrati circa 500 espositori. Lo scorso anno sono giunti 13 mila visitatori da 50 paesi, un record che stando alle premesse sarà superato dalla prossima edizione 2011. L’idea del “manifesto” nasce dalla volontà di presentare all’opinione pubblica e al mondo politico le problematiche di un settore fondamentale per l’occupazione e lo sviluppo economico. La famosa frase : “ quando tira l’edilizia, tira anche l’economia “ forse è esagerata in un’epoca post industriale, ma rimane il fatto che da solo l’immobiliare con l’indotto rappresenta oltre il 10 % del PIL. Anche se non vi sono stati i crolli che hanno interessato paesi come USA, Regno Unito e Spagna la crisi negli ultimi anni ha colpito duro. Secondo un’elaborazione di “CorriereEconomia” sui dati dell’istituto di consulenza Scenari Immobiliari infatti, il fatturato del mattone quest’anno registrerà una lieve ripresa attestandosi a 114,5 miliardi ma sarà ancora sotto di circa il 9,5 % in termini nominali rispetto ai dati del 2007, un calo che però tradotto in termini reali, tenendo cioè conto dell’inflazione di periodo, è computabile nel 14,8 %. Va però detto che la gran parte della caduta del giro d’affari è dovuto al brusco arretramento delle compravendite residenziali. Il calo del giro d’affari degli uffici dal pre-crisi a oggi è circa di 300 milioni, il commerciale è previsto addirittura in aumento. Rimane il fatto che cercare di far parlare con una voce comune un mondo frastagliato, pieno di associazioni che non solo hanno interessi contrastanti, ma che spesso si giustificano solo con la necessità di creare poltrone, appare una sorta di “mission impossible”. Intiglietta non nega questa difficoltà, ma dice : “ I motivi che dovrebbero indurre a fare fronte comune sono ancora più forti. Il progetto, che troverà un concreto sviluppo durante i convegni dell’EIRE, ha incontrato finora una convinta accoglienza. L’idea di fondo non è quella di svolgere un’azione lobbystica ma di presentarsi all’opinione pubblica con un’immagine trasparente e credibile”. Oggi per la gente comune i costruttori edili sono ancora i palazzinari degli anni 60′ e certo l’ingresso della finanza creativa nell’immobiliare non ha migliorato la credibilità del settore, dice ancora Intiglietta. E il discorso non vale solo per i costruttori : l’immagine di alcune professioni immobiliari certo non è esaltante. Si tratta di spiegare concretamente che si è voltato pagina. Un’operazione di immagine insomma che però si vorrebbe accompagnare a una serie di proposte alla politica. “ Il Real Estate non ha bisogno di aiuti, ma di certezze per il suo sviluppo. Se si pianifica un progetto edilizio bisogna poter sapere quanto tempo ci vorrà a realizzarlo e avere la sicurezza che nel frattempo non siano cambiate le norme urbanistiche e fiscali. Vale probabilmente per tutta l’industria ma nell’immobiliare è particolarmente importante : gli stranieri fanno fatica a venire in Italia proprio perchè non possono muoversi con certezza. “ “ Eppure, ci sono i fondi internazionali e operatori del Far East pieni di liquidità che da noi investirebbero domani mattina se ne vedessero l’opportunità”, spiega ancora Intiglietta. Uno degli aspetti che frenano gli operatori è la sovrapposizione di competenze che spesso danno vita a veti incrociati. Un caso tipico quello dei piani casa, che, nella prima edizione sono stati varati con una legge quadro nazionale, cui le regioni hanno aderito ognuna con un’interpretazione autonoma e dando ai comuni la possibilità di dire l’ultima parola. Risultato : un fallimento quasi completo, cui il decreto sviluppo di inizio maggio ha cercato di porre rimedio, con risultati tutti da verificare. C’è però un sospetto da sviare : la cementificazione selvaggia. Ma Intiglietta è chiaro. “Assolutamente no, uno degli impegni condivisi del manifesto sarà proprio quello di impedire lo spreco di territorio ; i nuovo progetti dovranno recuperare l’esistente. “

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