In Eurozona la situazione economica sta cominciando a raffreddarsi rispetto gli ottimi dati di PMI registrati negli ultimi mesi : com’è noto, infatti, gli indicatori PMI sono in grado di anticipare il ciclo economico di 3/6 mesi e tra primavera ed estate scorsa, abbiamo registrato un ritorno degli indicatori ai livelli di metà 2011 e finalmente una convergenza tra i paesi principali e quelli periferici.

Pertanto, attualmente, continuiamo a mantenere un tono ottimista che ci porta a prevedere uno 0,2% di crescita nel quarto trimestre e un 1,2% nel 2014. Tuttavia è indubbio che la convergenza, al momento, sta purtroppo avvenendo al ribasso e non al rialzo come sotteso dai PMI.

La Germania registra un Prodotto Interno Lordo positivo (0,3% trimestrale), mentre la Francia e l’Italia sono gli unici grandi paesi dell’area Euro a rimanere in area recessiva, dopo che i Paesi Bassi e la Spagna sono tornati a crescere. Anche se il dato di inflazione dello 0,7% annuo, si conferma come il più basso postrecessione 2008-2009, vi è divergenza anche e soprattutto sulle dinamiche dei prezzi dell’area Euro, con un gap tra inflazione tedesca e quella media europea, ai massimi della creazione dell’Eurozona.

La questione è ovviamente delicata perché dimostra che la Germania, è meglio in grado di affrontare questo momento di crescita anemica rispetto ad altri paesi : in particolare, il contributo al PIL tedesco delle esportazioni nette è negativo, eppure la domanda interna riesce a controbilanciare la mancata domanda esterna.

Quali sono quindi le implicazioni di questa situazione? La BCE vede nello 0,7% di inflazione, un valore minimo e di conseguenza ritiene ben ancorate, (e uniformi tra i paesi), le aspettative inflazionistiche nel medio termine. Tuttavia, come rimarcato dal capo economista della BCE, Peter Praet, un ulteriore allontanamento dell’area target del 2% potrebbe portare in territorio negativo il tasso di deposito.

Il cambio Euro-Dollaro è tornato in area 1,35, mentre l’ S&P 500 si è avvicinato ai 1800 punti, anche grazie alla testimonianza di JanetYellen, nominata a succedere Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, all’udienza di conferma del Comitato Banking, Housing &Urban Affairs del Senato federale : Yellen ha sottolineato come gli attuali dati macroeconomici, siano ancora lontani dalla soglia di sufficienza e soprattutto ritiene che i benefici delle ondate di stimoli quantitativi della Federal Reserve, siano ancora superiori ai rischi.

Non ultimo, ritiene gli attuali multipli di valutazione degli indici azionari statunitensi a livelli medi, non eccessivi. Oltre a ciò, Yellen ha glissato su alcune domande specifiche sulle tempistiche e metodologie di fuoriuscita dagli stimoli attualmente in atto.

Negli Stati Uniti 463 società contenute all’interno dell’ S&P 500 hanno già mostrato i loro risultati e la situazione oltreoceano si conferma rosea, sia in termini assoluti che relativi. Il 75% delle aziende ha battuto le previsioni degli analisti e circa un 70% ha registrato una crescita degli utili o del fatturato, confermando così la tesi di Yellen. Gli Stati Uniti sono pertanto decisamente meglio posizionati dell’Asia e dell’Europa : qui, con 296 società dello Stoxx 600 che hanno già pubblicato i dati, registriamo solo un 55% di sorprese positive negli utili, che però crescono per meno della metà del campione; anche il fatturato è in crescita per meno della metà delle società valutate.

 

Luigi Sottile

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