Prendi i soldi e scappa!

C’è un clima pesante in Italia, un clima da untori del fisco senza soluzione di continuità.

La crisi italiana non è figlia di una banda di delinquenti che da anni si bea di governare questo stivale malconcio (che non si riducono prebende, che non tagliano posti, che continuano ad elargire aiuti milionari ai clientes, che rubano a man bassa), non è nemmeno colpa di milioni di parassiti che vivono di Stato e parastato e che – al netto del falso perbenismo – non solo non fanno una beata fava, ma vanno a lavorare quando vogliono, timbrano quando gli pare, vanno in malattia in prossimità di ogni ponte.

Macché, questo è – per citare Beppe Grillo – solo un paese composto di furbi e fessi, dove tra i furbi ci sarebbero gli evasori propriamente detti e tra i fessi quelli che pagano tutte le tasse. Per chi ama la demagogia, il comico genovese è capace di arringare le folle come nessun altro. Peccato che ciò non farà altro che incancrenire il tessuto sociale, e le conseguenze future saranno le seguenti:

1- La guerra fra poveri, la rivolta sociale che verrà scatenata dalla depressione prossima futura e che riverserà nelle piazze un sacco di gente, metterà per davvero tutti contro tutti.

2- Come ha scritto Cinzia Sasso su Repubblica, “tra i risparmiatori italiani e la Svizzera è (ri)scoppiato l’amore”. Esatto, e molti correntisti italiani, temendo nuove tasse come la patrimoniale o la tassa di solidarietà, o nuovi prelievi sui capitali “scudati”, allontanano i loro denari dall’inferno fiscale chiamato Italia. Scrive ancora la Sasso: “Per non saper né leggere e né scrivere, trasformano il loro conto corrente italiano in denaro contante o in oro e lo chiudono in una cassetta oltreconfine, al riparo dalle grinfie del maligno e infido fisco italico”.

Gli esperti che hanno sede a Lugano (che fanno sol che bene il loro lavoro) accolgono a braccia aperte i capitali che stanno tornando massicciamente in Svizzera. Perché? “Perché c’è molta sfiducia nel sistema Italia”, con annessi e connessi.

Il libertario Hans Hermann Hoppe scriveva: “L’imposizione di una tassa sulla proprietà o sul reddito viola i diritti di un proprietario o di un produttore allo stesso modo del furto. In entrambi i casi la quantità di beni del proprietario o del produttore viene diminuita contro la loro volontà e senza il loro consenso”.

Ergo, non si capisce per quale motivo di fronte a tassazione, inflazione di cartamoneta (il problema dei problemi) e le regolamentazioni statali, diversamente dalle loro equivalenti attività criminali, debbano essere considerate legittime, e la vittima di un’aggressione governativa (quello che se ne va giustamente in Svizzera), a differenza della vittima di un crimine, non ha diritto a difendere e proteggere fisicamente la propria proprietà.

Chiunque di voi lo farebbe. Lo fa anche il lavoratore dipendente (quello che paga tutte le tasse), quando fa qualche lavoretto in nero (son tanti e fan bene). Ma questa è un’altra storia.

FRANCO DE POSSENTIS

Visita : www.movimentolibertario.com

 

La Francia per prima tassa la Borsa.

Le mosse fiscali di ogni paese sono sempre più condizionate dalle scelte dei vicini, nel tentativo di non far perdere competitività all’economia nazionale. Nel caso della cosiddetta Financial Trade Tax, (FTT), la partita è sempre più delicata, dato che nell’Unione Europea ci sono alcune posizioni chiare e contrapposte e tutta una serie di sfumature di grigio che rappresentano gli orientamenti dei vari paesi.

Tutto parte da una proposta della Commissione Europea di settembre 2011, che suggeriva una tassazione europea dello 0,1 % su azioni, obbligazioni e titoli similari e dello 0,01 % sugli strumenti derivati.

Tra le fiere opposizioni di Regno Unito e Svezia, la benevola accoglienza di Francia e Germania e la più o meno marcata perplessità di tutti gli altri, la proposta ha navigato in acque incerte fintanto che la Francia ha deciso di rompere il ghiaccio.

Con un provvedimento efficace dal primo di agosto, ma applicato alle transazioni con regolamento a partire dal 6 dello stesso mese, è stata introdotta una tassa dello 0,1 % sulle transazioni aventi ad oggetto azioni e titoli similari francesi, quotati dalla Borsa francese o in altri mercati regolamentati e appartenenti a società con capitalizzazione di almeno un miliardo di Euro e direzione generale in Francia, almeno dal primo gennaio 2012.

Per evitare ai contribuenti adempimenti troppo onerosi l’imposta verrà prelevata, sulla base di una dichiarazione mensile, dagli intermediari che intervengono nell’operazione o dalle banche che hanno in deposito i titoli.

La marcia alla FTT europea è dunque iniziata : altri paesi, come l’Italia, hanno adottato provvedimenti meno diretti, come l’imposta di bollo sui depositi titoli, ma, sicuramente, la direzione è quella e non è detto che l’esempio dei francesi non spinga qualche altro paese a rompere gli indugi.

 

Valentino Amendola

Repubblica Ceca superpotenza pornografica!

Signori è estate, c’è caldo, lasciamo da parte contratti, grafici, preventivi, stime, conti, tasse ecc. e rilassiamoci un attimo leggendo questo simpatico articolo di Gaetano Granato, giornalista de lavoce.cz

D’altronde anche il porno è un business e può rappresentare un’ottima occasione per trasferirsi in Rep. Ceca.

La Repubblica Ceca vanta un primato esclusivo, quello nel settore del porno, dove è riconosciuta come uno dei principali produttori, sia in termini di quantità, che di qualità. Costi di produzione molto bassi, leggi piuttosto liberali che regolano la pornografia e un’offerta abbondante di ragazze carine pronte a cedere a tutte le follie dei produttori per poter entrare e restare nell’ambiente, fanno si che la Repubblica Ceca sia considerata dagli addetti ai lavori una vera e propria “terra promessa”.

Le più rinomate etichette internazionali hanno base operativa a Praga. Molte fra le pornostar più apprezzate e conosciute del “business” internazionale, sono ceche. Il moralista alzerebbe il dito ammonitore nei confronti di questo business. Qui non si condanna, piuttosto si pone in esame un‘industria che nel 2010 ha generato più di 800 milioni di euro di fatturato, pari a circa lo 0,5 del PIL.

Per cominciare, va detto che, come ogni attività dell’uomo, anche la pornografia tiene conto dei tempi e non è immune alle mode e alle tendenze. Dagli albori del 1800 quando i primi cortometraggi “osceni” cominciarono a circolare nei “bordelli”, agli anni ’70 e al successo di “Gola Profonda” che ebbe il coraggio di esibire la principale fantasia sessuale dell’uomo, la fellatio, vissuta al tempo come forte tabù. Negli anni ’80 una volta superata la carica eversiva degli albori, una delle strade intraprese fu quella di infrangere ogni barriera morale, spingendosi fino alle aberrazioni del desiderio, consapevoli o meno. Un’attenzione particolare, inoltre, venne riposta verso le storie: ecco apparire, in chiave sconcia, polizieschi, carcerari, remakes di capolavori cinematografici, suore, infermiere e maestre, fino ad arrivare agli ’90 quando improvvisamente vengono trascurate sempre più le trame e viene evidenziato un solo intento: quello di proporre scene “per tutti i gusti”. Ecco allora apparire, in ogni videoteca, materiale sadomaso, feticista, scambista, soprattutto amatoriale. Oggi l’avvento di internet ha destabilizzato il mercato dei video e il porno circola, soprattutto, in rete. Chiunque può riprendere, riprendersi, e rendere visibili a tutti le proprie performances.

Argomento ostico, la pornografia, ma qui si prova a descrivere. Bisogna precisare che questo articolo non vuole essere assolutamente una “guida” a i vari siti hard di produzioni porno realizzate in Repubblica Ceca. Tuttavia non si può prescindere da riferimenti e link. Non saranno direttamente cliccabili, si lascia alla sensibilità del lettore gli eventuali approfondimenti.

Si può cominciare questa anabasi parlando di Olivie Brabcová, la bellissima ventiquattrenne star del porno soft, candidata di punta del “Partito dei Pirati”. Intelligente, colta, educata e dotata artisticamente. Forse lo slogan elettorale dei Pirati “Copiare non è furto!” scandito da questa avvenente fanciulla, assumerebbe una valenza di ben altra portata! Non sarebbe del tutto corretto parlarne in questo articolo, in quanto la fanciulla si è ufficialmente ritirata dalle scene, e sopratutto il genere per cui è divenuta nota ai più è il “porno soft” un genere più vicino all’erotico che al porno dove l’atto sessuale viene solo simulato. Tuttavia, per gli intenditori e gli amanti del genere è ancora molto richiesta. Il solo motore di ricerca Google inserendo il suo nome fornisce ben 229.000 risultati suddivisi fra immagini, video e siti web.

Il sito czechstreet.com venne creato circa due anni fa, dall’intraprendenza di due arguti giovanotti cechi poco più ventenni. L’idea era geniale nella sua semplicità. Gli autori, armati di videocamera, mimetizzandosi fra le decine di migliaia di turisti che ogni giorno affollano le strade della capitale ceca, si rivolgono alle giovani bellezze del luogo che incontrano durante le loro passeggiate, al bar, piuttosto che al ristorante o alla fermata del metrò, offrendo loro denaro in cambio di sesso. Le offerte variano dalle 20.000 alle 100.000 corone, cifre davvero importanti, a seconda della resistenza opposta dalla ragazza, che in ultimo finirà come sempre per capitolare. È probabile che nei primi anni in molti casi le ragazze non fossero davvero attrici professioniste, ma studentesse, impiegate, commesse e cameriere. In seguito, con l’accrescere della notorietà del sito, i due hanno fatto largo uso di professioniste “mascherate”. L’intero progetto attualmente è stato acquistato da una multinazionale del porno americano, e il sito web conta milioni di contatti al giorno.

Sulla falsariga del precedente, anche il sito czechcasting.com ha come protagoniste donne e ragazze comuni a cui viene offerta una carriera nel mondo dello spettacolo come modella. Centinaia e centinaia di ragazze ceche, si dimostrano pronte a cimentarsi con qualsiasi perversione sessuale davanti alla telecamera, pur di arrivare al loro scopo.

Il sito czechmegaswingers.org invece, è specializzato nel sesso di gruppo. Ad ogni video prendono parte dalle 20 alle 30 coppie rigorosamente ceche.

Il format di Tematickeakce.en prevede l’organizzazione da parte degli autori, di feste che si svolgono in castelli e palazzi storici della Repubblica Ceca, in località non meglio precisate. Ad ogni festa vengono invitate dalle 15 alle 20 ragazze, rigorosamente “non professioniste” di età compresa tra i 18 e i 23 anni. Ragazze, al solito, bellissime. Anche qui il copione è lo stesso, dopo aver ballato e abusato di alcol, le ragazze vengono convinte a fare sesso in cambio di denaro. Qualcuna non accetterà, altre invece…

Il denominatore comune di tutti i link è senza dubbio l’impiego di attrici “non professioniste” o debuttanti. Per i produttori più smaliziati non è difficile sfruttare la difficile situazione finanziaria di gran parte della popolazione della Repubblica Ceca per fare di ogni ragazza una potenziale “prostitutka”.

Bisogna però ricordare che questi siti non sono accessibili dalla Repubblica Ceca. Se si digita da Praga, o Brno o da qualsiasi città ceca uno degli indirizzi web poco sopra descritti si viene reindirizzati a siti contenenti materiali porno, ma piuttosto datato e noioso. Al di fuori della Repubblica Ceca, tuttavia, è possibile vedere qualcosa di molto diverso.

Il motivo è abbastanza semplice: le società di solito sono straniere, per lo più tedesche o americane, ma la scelta delle attrici e la produzione avviene interamente in Repubblica Ceca. Le ragazze temono di essere identificate dagli amici e dai familiari, i quali molto spesso non hanno idea di questa particolare attività semi-lavorativa. Le giovani ricevono in media dai 150 ai 250 euro alla giornata, per circa 5 giorni di ripresa per ogni film. Ultimamente le ragazze sono letteralmente sfruttate dalle agenzie di casting, che per abbattere i costi le costringono a lavorare per ore e ore senza interruzione.

Molto spesso si tratta di produzioni di elevata qualità, destinate ad un pubblico di veri intenditori. I siti sono molto popolari fuori dalla Repubblica Ceca anche per la prolificità: ogni settimana in Repubblica Ceca vengono prodotti almeno tre nuovi film e debuttano una decina di ragazze nel mondo del porno.

 

Gaetano Granato


Gli investitori stranieri fuggono dall’Italia!

In Italia le risorse ci sono, ma burocrazia e opposizioni ideologiche ne impediscono l’uso. Per questo tante energie sono state buttate e tante altre corrono seri rischi. Caso da manuale, quello degli investimenti in Italia della multinazionale americana Forest Oil. Parliamo di un progetto di estrazione e trattamento di gas naturale per una durata di 14 anni, con successivo completo smantellamento, nel territorio di Bomba, 901 anime in provincia di Chieti. Un’attività che altrove sarebbe considerata di normale amministrazione, in Italia no, non si può fare. Eppure stiamo parlando, in tempi di crisi e in un territorio che certo ricco non è, di investimenti, (interamente privati), per 85 milioni, l’assunzione di centinaia di persone, la creazione di un indotto. Niente ! Comune e Provincia si sono messi di traverso e la commissione di valutazione di impatto ambientale, (nella sua ultima seduta prima di essere stravolta da una legge regionale), ha sentito il bisogno di bocciare il progetto della multinazionale americana. Decisione che il TAR abruzzese ha giudicato sbagliata nella sostanza, perchè agli studi presentati dalla Forest non ha opposto argomenti altrettanto concreti, e ha poi sospeso perchè carente nella forma. Così, nonostante il progetto della Forest avesse il pieno rispetto di tutte le normative, (anche quella ambientale abruzzese, il 30 % più stringente di quella nazionale), che il giudizio di tutte le istituzioni non territoriali, ( Sviluppo Economico, Sovrintendenza), fosse positivo e non mancasse neppure l’assenso della concessionaria della diga del lago di Bomba, (l’ACEA), stante l’irrilevanza dei rischi idrogeologici, è bastato il niet dei politici locali per bloccare tutto. E poi ci lamentiamo di dover comprare l’energia all’estero o che nessuno vuole venire da noi a fare impresa. La realtà è che la sindrome Nimby è più forte del bisogno di lavorare, dimostrato dal fatto che in quelle zone la disoccupazione è al 25 %, tanto che alla Forest sono arrivate 1500 candidature e manifestazioni d’interesse di 50 aziende, (e 3 mila lavoratori). A questo punto si dica definitivamente che in Italia non si possono fare infrastrutture e sviluppo, così evitiamo di far perdere tempo e soldi al prossimo.

 

Enrico Cisnetto

Parliamo di BTP.

Tanto si è detto di spread e rendimenti dei Btp, ma poco si è scritto sulle tre diverse tipologie presenti sul mercato italiano. Lo stato emette periodicamente i normali Btp, i Btp legati all’inflazione e i Btp privi di cedola detti “strippati”. I buoni poliennali del tesoro classici, ( Btp), sono titoli emessi con scadenza tra i 3 e i 30 anni che pagano cedole posticipate e che, alla scadenza, vengono rimborsati alla pari e cioè a 100. Le cedole, (interessi), che il Btp pagherà, sono definite al momento dell’emissione. Leggermente più complessi sono invece i Btp indicizzati all’inflazione europea, (Btp-I) ; sono titoli di stato che garantiscono una normale cedola, con in più un rendimento extra finalizzato a difendere l’investimento dall’inflazione. Il coefficiente di indicizzazione, (CI), è un valore che viene calcolato sulla base dell’inflazione rilevata nell’area Euro, ed è elaborato e pubblicato da Eurostat : il CI entra a far parte di tutte le componenti del Btp-I e, se il titolo viene acquistato dopo l’emissione, al prezzo di acquisto andrà aggiunto il CI, che andrà anche ad incrementare la cedola stabilita in fase di emissione. Nel caso in cui il risparmiatore decida di portare il Btp-I a scadenza, il capitale sarà rimborsato moltiplicando il capitale nominale per il CI calcolato al giorno della scadenza : se il coefficiente è minore di 1, l’importo liquidato all’investitore, sarà pari al nominale di 100 ; se il coefficiente è maggiore di 1, probabile se non certo, il risparmiatore avrà un rimborso superiore a 100, quanto maggiore è l’inflazione di riferimento. I Btp privi di cedola, gli “strippati”, non pagano interesse, ma vengono collocati e sono acquistabili sul mercato, ad un prezzo inferiore rispetto ai loro equivalenti con cedola. Uno dei vantaggi è un minor utilizzo di capitale in fase di acquisto ma, come detto, non si ricevono interessi fino al rimborso o alla vendita.

Basilea un-due-tre: opportunità o rischio? Un’opinione.

Gli accordi di Basilea, (stipulati con l’intenzione di proteggere il pubblico dalle cattive pratiche delle banche), hanno esacerbato la spirale economica negativa messa in moto dalla crisi finanziaria del 2008. Durante tutto il periodo di crisi, man mano che la fiducia delle imprese si dissolveva, le banche sono state costrette a vendere asset e ridurre i prestiti, per continuare a soddisfare i requisiti di capitale degli Accordi.

La stretta sui prestiti si è riflessa in un netto calo del pil e dell’occupazione, e la rapida svendita di asset ha solo peggiorato il quadro. Il libro scritto di recente con Jacopo Carmassi, “Time to Set Banking Regulation Right”, dimostra che consentendo un eccessivo leverage e risk-taking da parte delle grandi banche internazionali, (in alcuni casi permettendo loro di accumulare indebitamente fino a 40 o addirittura 50 volte il loro capitale di rischio), le regole di Basilea non solo hanno reso possibile, ma, ironicamente, aggravato la crisi.

L’esempio più recente che illustra queste debolezze è quello di Dexia, il gruppo bancario franco-belga fallito nel 2001, poco dopo aver superato a pieni voti lo stress test della European Banking Authority. La sconcertante opacità dei coefficienti di solvibilità, ha indotto i regolatori a chiudere un occhio sul risk-taking delle banche.

Il problema è che le regole fondanti di Basilea, (che sia Basilea I, II o III), non sono di alcun aiuto nel separare le banche in bilico da quelle solide. Anzi, in molti casi, le banche che sono fallite o che hanno avuto bisogno di piani di salvataggio come conseguenza della crisi finanziaria del 2008, avevano coefficienti di solvibilità più alti di quelli delle banche che sono rimaste affidabili senza alcuna forma di assistenza. Con ogni probabilità, le grandi banche continueranno a detenere capitali troppo esigui e ad assumersi rischi eccessivi, aumentando le chance che si verifichino nuovi periodi di instabilità finanziaria.

Per superare queste debolezze, nel regolamento bancario internazionale occorrono tre correzioni. Primo, i requisiti di capitale dovrebbero essere fissati nella forma di un chiaro e ineludibile rapporto tra il patrimonio core e gli asset totali, abbandonando dunque qualunque riferimento ai modelli di gestione del rischio delle singole banche. Il nuovo rapporto di capitale dovrebbe essere alzato al 7-10 % degli asset totali, al fine di mitigare il risk-taking delle banche e ridurre al minimo l’impatto economico reale del deleveraging su larga scala, che segue una perdita di fiducia nel sistema bancario.

Secondo, i nuovi rapporti di capitale con valori soglia del capitale multipli e in flessione, che scatenano azioni correttive sempre più invasive, dovrebbero servire da base per un nuovo sistema di mandated action dei supervisori. I supervisori dovrebbero sapere che il loro compito è agire. Per estirpare l’azzardo morale, il sistema deve possedere una procedura di risoluzione per chiudere le banche, quando il loro capitale scende sotto una soglia minima.

Infine, le regole sulla solvibilità dovrebbero essere accompagnate da un obbligo per le banche, di emettere una quantità adeguata di titoli di debito non collateralizzati, (vicina al 100 % del loro capitale), che siano convertibili in capitale. Queste tre misure, se applicate a tutte le banche, eliminerebbero la necessità di regole speciali per governare la liquidità o l’approvvigionamento di fondi.

 

Stefano Micossi

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