Esportazione di capitali: piace anche ai cinesi.

In Cina la ricchezza è già arrivata alla fase due. I nuovi milionari non si concentrano più nell’usare i capitali per farne di più. Trasformano le risorse economiche in titoli e denaro, preoccupati di conservarne il valore. Passare dal finanziamento all’investimento è un cambiamento profondo. I ricchi cinesi, per assicurare le sostanze accumulate negli anni del boom, guardano all’estero.

Nel 2012 la ricchezza privata in Cina ha raggiunto i 13mila miliardi di Euro. Quasi 700mila individui posseggono almeno 1milione di Euro in asset investibili : più del doppio rispetto a 5 anni fa. Il tasso di ricchezza però ha rallentato : negli ultimi 2 anni è cresciuto del 14% rispetto al 28% dei 2 anni precedenti. Effetto della crisi occidentale e del rallentamento cinese, ma pure dell’esportazione massiccia di denaro da parte di chi c’è l’ha.

Un’indagine della China Merchants Bank, rivela che i capitalisti rossi sono sempre più preoccupati da possibili mutamenti legislativi e politici, dalla volatilità delle borse, da una potenziale bolla immobiliare, da rischi d’impresa sempre più alti. La prima generazione dei ricchi invecchia, l’incertezza cresce, assieme alla conoscenza degli espedienti finanziari. Mutano così anche gli sbocchi del denaro.

Ad aumentare, sul mercato interno, sono le obbligazioni a basso rischio : nel 2011 rappresentavano il 2% degli investimenti, oggi più dell’8%. Il 35% di chi possiede più di 1milione di Euro di liquidi, ha abbassato la quota di investimenti sul mattone, dichiara di non avere intenzione di vendere, ma la stretta sui mutui e norme più rigide sulla proprietà inducono diffidenza sull’immobiliare.

Nelle regioni più ricche, le 5 sulla costa, Chongqing e la Mongolia interna, crescono al contrario i trust di famiglia e i portafogli diversificati in interessi internazionali. La metà dei milionari possiede investimenti all’estero e il 72% di essi ammette che sono dominanti.

Trai beni preferiti, i prodotti a reddito fisso meno rischiosi in Europa e USA, gli immobili a Hong Kong, Singapore, Londra e New York. Si ingrossa anche la schiera dei cinesi interessati a ville di lusso nelle più famose località turistiche del mondo, ad attività commerciali ed alberghiere, a terreni agricoli di alto valore. Influiscono le restrizioni commerciali alle banche straniere, ma a dominare è la volontà dei cinesi di spostare asset fuori dalla Cina.

I “compagni milionari” dell’Oriente diventano come i loro colleghi capitalisti dell’Occidente : meno pronti a giocarsi tutto reinvestendo nelle proprie attività, nel lavoro e nel prodotto, più attenti a passaggi generazionali, trucchi fiscali, qualità della vita e gestione patrimoniale. Per gli analisti sono i sintomi della primacrisi del modello-Cina, del tramonto dell’era dei pionieri dello sviluppo.

La differenza, rispetto a Europa e USA, ancora una volta sono dimensioni e velocità. Nessuno, come i cinesi, ha mai creato una massa di ricchezza tanto consistente in tempi tanto brevi. Nessuno, al minimo campanello d’allarme, può decidere di portarla lontano tanto rapidamente.

Giampaolo Visetti

Repubblica Ceca: continua la crescita dell’export.

 

A dispetto della crisi, le principali aziende ceche sono riuscite ad aumentare le loro vendite all’estero. Lo sottolinea la società Czech Top 100, specializzata in questo tipo di classifiche.

Durante il 2012, i 50 esportatori più grandi della Repubblica Ceca hanno effettuato delle vendite all’estero per un valore di 1043 miliardi di corone, mentre nell’anno precedente l’export si era fermato a 901 miliardi di corone. L’export quindi continua la sua crescita per il quarto anno consecutivo ed ha ampiamente superato gli anni pre-crisi, quando il picco fu raggiunto nel 2007 (774 miliardi di corone).

Rimane stabile invece laclassifica delle 10 maggiori aziende esportatrici. Rimane in testa la Skoda Auto con un export complessivo di 240 miliardi di corone, seguita dalla società RWE con 135 miliardi di corone e dalla Foxconn con 104 miliardi di vendite oltreconfine. La classifica quindi mostra come l’export ceco sia fortemente concentrato, con i tre maggiori esportatori che realizzano quasi un sesto dell’intero export, il cui valore nel 2012 ha superato di poco i 3 mila miliardi di corone ceche.

Fonte camic.cz

Follia dilagante: abolire la banconota da 500 Euro.

Avete mai tenuto in mano una banconota da 500 Euro ? Se la risposta è no, non vi preoccupate. A meno che non siate dediti al riciclaggio di denaro o all’evasione fiscale infatti, avrete ben poche occasioni di imbattervi nel taglio più grande in circolazione nelle 10 maggiori economie mondiali.

Già, perchè secondo la britannica Serious Organized Crime Agency, (SOCA), che gestisce i mandati internazionali di arresto, il 90 % dei 500 Euro in circolazione sarebbe detenuto dalla criminalità organizzata o dagli evasori. Tanto che gli spagnoli, per indicare la difficoltà di reperire la banconota da 500 Euro, la chiamano con l’appellativo di Bin Laden. E questo nonostante il New York Times nel 2006 abbia scoperto che un quarto delle banconote da 500 si trovava in Spagna.

Una vera stranezza dato che dal paese proveniva all’epoca l’11,5 % del PIL dell’Eurozona. E’ un’anomalia che potrebbe essere legata alla larga quota di economia sommersa nel paese.

Uno studio della BCE ha infatti chiarito, che solo un terzo delle banconote da 500 è utilizzato per transazioni commerciali. Il resto è usato come riserva di valore detenuta fuori dalle banche.

La banconota da 500 Euro e quindi spesso usata dalle mafie per spostare denaro o riciclarlo con facilità. Che fare quindi ?

Bank of America Merrill Lynch ha provato a ipotizzare una misura shock che oltre a mettere un freno al riciclaggio, rilancerebbe l’economia europea : ritirare tutte le banconote da 500 Euro in circolazione.

L’indicazione è il frutto del lavoro di Athanasios Vamvakidis, strategist sulle valute di Bank of America Merrill Linch e in precedenza funzionario del Fondo monetario internazionale, che al tema ha dedicato un report.

Abolendo la banconota da 500 Euro – spiega lo strategist – la BCE ridurrebbe la domanda dell’Euro come riserva di valore e svaluterebbe così la divisa con effetti positivi sul rilancio della sua economia. Nello schema proposto, la rimozione della banconota sarebbe una tassa sui guadagni illegali, che potrebbe essere usata per risolvere la crisi dei paesi periferici.

La criminalità organizzata o gli evasori, non potendo giustificare le somme di denaro in contanti, non avrebbero modo di restituire le banconote. E questo sarebbe una forte iniezione di risorse per la Banca Centrale Europea. Le banconote non consegnate si tramuterebbero infatti in profitti per l’Eurotower, che potrebbe usarli per portare sollievo alla crisi. Il valore totale delle banconote da 500 Euro a febbraio 2013 era pari a 290 miliardi di Euro.

Il presidente della BCE, Mario Draghi, ha in passato escluso ufficialmente la possibilità di ritirare i biglietti da 500 Euro, ma i precedenti storici non mancano. L’ultimo nel 1969, quando il presidente statunitense Nixon tolse il corso legale alle banconote da 500 Dollari con lo scopo dichiarato di frenare il riciclaggio.

Marco Barlassina

Follia dilagante: entro l’anno eliminato il segreto UE?

 

Lo scambio automatico di informazioni fiscali tra i paesi UE deve diventare realtà entro fine anno, nell’ambito della revisione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio. Lo hanno chiesto i leader UE nelle conclusioni del consiglio del 22 maggio, (il primo per il premier Enrico Letta), nel quale si è discusso di evasione e di energia.

In parallelo, oltre ai lavori sulla direttiva UE, proseguiranno i negoziati sugli accordi fiscali con i cinque paesi terzi, tra cui Svizzera e San Marino. Resta l’incognita però su Austria e Lussemburgo, unici due paesi Ue che continuano a difendere il segreto bancario e a opporsi a modifiche della direttiva europea prima dell’intesa con la Svizzera.

Sia Letta che il presidente francese Francois Hollande hanno detto ieri che l’ok dei due paesi non sarà vincolato all’andamento delle negoziazioni con i paesi terzi. Tuttavia in serata il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha precisato che ci sarà lo scambio automatico delle informazioni “qualunque cosa succeda a partire dal primo gennaio 2015” ma solo sugli “interessi di risparmio”, mentre l’estensione degli altri tipi di reddito “dipenderà dai negoziati con la Svizzera”.

Per le altre tipologie di redditi, (esclusi nella direttiva in vigore, ma inclusi nella nuova versione finora bloccata da Vienna e Lussemburgo), Juncker vuole innanzitutto “garanzie sui trust britannici, incluso il campo di applicazione territoriale alle colonie della Corona, e sulle fondazioni di altri paesi”, in particolare quelle olandesi. Il Lussemburgo, prima di impegnarsi, vuole scongiurare così non solo la concorrenza della Svizzera, ma anche quella di paradisi fiscali come le Cayman, le Isole Vergini e Jersey.

Senza un fronte comune a livello UE, tuttavia, i negoziati con Berna per l’abolizione del segreto saranno in salita. La scadenza di fine anno per la direttiva sul risparmio non è stata l’unica fissata dal consiglio UE. La tabella di marcia nella lotta all’evasione prevede anche l’adozione di una direttiva contro le frodi sull’IVA entro giugno. Inoltre la commissione presenterà entro l’anno proposte contro la pianificazione fiscale e il profit shifting, per intervenire anche sui rapporti tra capogruppo e filiali. Evidente il riferimento a casi come quelli di Apple, Google e Amazon.

La commissione vorrebbe imporre alle aziende di comunicare le tasse pagate in ogni paese, come dovranno fare le banche. “La lotta all’evasione fiscale ha uno slancio senza precedenti come conseguenza della crisi, siamo a un punto di svolta”, ha detto Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio UE. “In questi tempi non possiamo permetterci di perdere ogni anno 1000miliardi di Euro di gettito fiscale, bisogna dimezzare il buco tributario entro il 2020”, ha aggiunto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz.

L’altro tema discusso è stato l’energia. In particolare, Letta ha sottolineato che a causa del gas da scisto c’è “una forte consapevolezza che si sta creando un’asimmetria competitiva tra UE e Stati Uniti e questo preoccupa tutti”. Il consiglio ha dato un’accelerazione sul completamento del mercato unico dell’energia entro il 2014 e sullo sviluppo delle reti, in modo da porre fine all’isolamento di alcuni stati membri dalle reti europee di distribuzione entro il 2015.

Fuori dall’agenda si è infine parlato di occupazione giovanile : sarà questo uno dei temi al centro del prossimo vertice, come proposto dall’Italia. Il 3 luglio invece i ministri del lavoro della UE si incontreranno a Berlino per un consiglio straordinario, nel quale si discuterà delle diverse strategie per combattere il problema della disoccupazione giovanile. Un segnale dell’avvicinamento della Germania ai temi della crescita, anche se Letta ha fatto capire che il cambio di rotta riguardo l’austerità potrà essere discusso solo in autunno, dopo le elezioni tedesche.

Intanto Hollande e Merkel hanno fatto sapere che si vedranno per un incontro bilaterale il 30 maggio, per preparare “un contributo comune” al vertice di giugno.

Francesco Ninfole

Tempi duri per lo IOR e i suoi clienti.

Passare al setaccio i conti correnti dello IOR per tracciare una mappa precisa dei clienti della banca vaticana, queste le intenzioni dell’AIF, l’autorità di informazione finanziaria della Santa Sede, presieduta dal cardinale Attilio Nicora e diretta dallo svizzero Renè Brulhart, istituita nel 2010 su impulso di Papa Benedetto XVI, per adeguare il Vaticano agli standard internazionali antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo.

Una profonda operazione-trasparenza che dovrebbe traghettare una volta per tutte la banca guidata da Ernst von Freyberg, fuori dal cono d’ombra che da sempre ne accompagna l’esistenza. Ad annunciarlo è stato lo stesso Brulhart nel corso della presentazione del rapporto annuale AIF. Il Vaticano ha avviato uno “screening profondo” per “avere una situazione chiara” di chi sono i clienti dello IOR, ha detto il direttore dell’AIF. “Nei prossimi mesi avremo i risultati : bisogna collegare questo anche alle segnalazioni fatte sulle transazioni sospette. Se ci sono segnalazioni, vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta”.

Oltre ad annunciare il monitoraggio dei conti correnti dello IOR, (che entro fine anno dovrebbe pubblicare il proprio bilancio si internet), l’Authority vaticana ha fornito anche un bilancio delle attività svolte nel 2012. Lo scorso anno sono state raccolte, analizzate e trasmesse 6 segnalazioni di attività sospette, contro 1 nel 2011. Di queste, 2 sono finite direttamente sul tavolo dei promotori di giustizia, i “pm” vaticani, per un ulteriore vaglio. I dati mostrano “una tendenza verso l’aumento delle segnalazioni di attività sospette nel quarto trimestre del 2012”, spiega il rapporto, dovuto al “rafforzamento del sistema di segnalazione e collaborazione a livello interno e internazionale”.

Brulhart non ha però voluto fornire dettagli riguardo le 6 segnalazioni, limitandosi a osservare che la fattispecie ipotizzata riguarda il riciclaggio di denaro sporco, come fanno sospettare le “grosse transazioni di contante” di ambienti religiosi non “in linea al 100% con gli standard”. E proprio “lo IOR è tra le entità” che hanno denunciato i movimenti all’AIF, ha aggiunto.

Il funzionario ha infine affrontato la questione del blocco dei pagamenti elettronici in Vaticano, su input della Banca d’Italia. “Abbiamo avviato un dialogo costruttivo, sono molto contento di come procede la situazione”, ha detto, sottolineando che il dialogo potrebbe tradursi in un passo formale “in un futuro non lontano”.

Gianluca Zapponini

Start-up slovacca vince contest a Berlino.

La start-up slovacca Excalibur ha vinto il Telekom Innovation Contest a Berlino e ora il team composto da Peter Luptak, Ivan Klimek e Toma Korenko puo’ contare su un finanziamento di 500 mila euro per portare avanti il progetto che prevede l’utilizzo dello smartphone in sostituzione di password sempre piu’ complicate e sempre meno efficienti.

Excalibur offre ai fornitori di servizi di telefonia una partnership strategica che permette loro di capitalizzare un patrimonio ad oggi ancora poco sfruttato – il rapporto di fiducia che hanno con i loro utenti.

Il successo di Excalibur viene considerato anche un riconoscimento per lo scenario start-up in Slovacchia che si concentra intorno a diverse iniziative indipendenti come lo StartupCamp. La Camera di Commercio Italo-Slovacca – ricorda una nota – ha dedicato diversi blog e approfondimenti alle progettualita’, e continua a seguire gli sviluppi del settore.

Fonte ANSA

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