La rivoluzione Blockchain.

Quando si parla di Blockchain il nesso con il mondo dei Bitcoin è immediato, ma non rende del tutto giustizia a questa tecnologia. Anche perché le implicazioni della stessa nel mondo finanziario sono destinate ad ampliarsi con forza, al di là della mera questione delle criptovalute. A dirlo è Marika Lulay, CEO di GFT Technologies SE, società che offre consulenza e soluzioni dedicate al mondo IT: “La Blockchain è maturata diventando una tecnologia chiave e quest’anno raggiungerà, nel settore finanziario, una svolta. Le applicazioni basate su Blockchain possono essere utilizzate per risolvere problemi che sono estremamente costosi e richiedono molto tempo”.
Qualche esempio? Per le banche, le assicurazioni e i provider di pagamenti digitali, la Blockchain fornisce quindi soluzioni che non erano possibili con le tecnologie tradizionali, come il caso dell’anticipo fatture: qui si possono generare significative riduzioni di costo ed è possibile
abbattere drasticamente il rischio di frodi.
La stessa Gft ha creato nel 2015 a Londra, con il Progetto Jupiter, un incubatore Blockchain. Un framework architetturale chiamato “
Jupiter Sandbox Architecture” è usato dall’ideazione fino alla fase di sviluppo. Sono già stati implementati prototipi in Germania, Italia, Spagna e Regno Unito in vari ambiti come crediti, transazioni di pagamento, operazioni transfrontaliere di compensazione e regolamento. Per esempio, un’applicazione sviluppata in tal senso, basata su Ethereum (una piattaforma decentralizzata del Web 3.0 per la creazione e pubblicazione peer-to-peer di contratti intelligenti creati in un linguaggio di programmazione Turing-completo), è stata creata per la Royal Bank of Scotland.
Insomma, la rivoluzione potrebbe essere davvero dietro l’angolo.

Matteo Chiamenti

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Operativo il collegamento ferroviario Slovacchia-Livorno.

È operativo da lunedì il nuovo collegamento ferroviario tra Trnava (Slovacchia) e Livorno per il trasporto di veicoli nuovi del gruppo Psa (Peugeot, Citroen e Opel), e che va ad aggiungersi a quello già esistente tra Bratislava e Padova, clicca QUI. Il servizio, che d’ora in poi verrà effettuato con frequenza di tre volte a settimana, porterà in dote a Livorno, e in particolare al terminal Sintermar, circa 2800 auto al mese.

Si tratta di una novità assoluta per il porto livornese, che non vedeva passare un treno di auto nuove dal 2004.

Il primo treno del servizio – spiega l’Autorità di Sistema livornese – è arrivato alla stazione Porto Nuovo (zona Sponda Est Darsena Toscana) e ha sbarcato circa 240 auto, che sono poi state smistate da Sintermar per l’inoltro via mare sia verso i mercati nazionali (Sicilia, Sardegna) sia verso quelli internazionali (in particolare la Spagna, con Valencia e Barcellona). Una percentuale delle auto, inoltre, verrà spedita via terra alle concessionarie della Penisola attraverso l’interporto Vespucci.

“Siamo soddisfatti – ha detto il direttore generale del terminal Sintermar, Federico Baudone – avere nuovamente un traffico auto su treno è un risultato importante ed è il frutto di una grande sinergia con l’Autorità di Sistema Portuale, che ha saputo rispondere in maniera tempestiva alle esigenze dell’operatore, permettendo un uso più efficiente delle infrastrutture ferroviarie esistenti e sviluppando l’intermodalità”.

Al nuovo collegamento se ne aggiungerà presto un altro per l’import di auto nuove verso l’Austria. Complessivamente, Sintermar punta a movimentare via treno oltre 25mila auto nuove all’anno, riducendo in tal modo la quota del trasporto su gomma da e per il porto.

Fonte Ansa Europe

Nuove regole sulla tassazione dei dividendi.

Tra le novità della legge di bilancio del 2018, emergono nuove regole sulla tassazione dei dividendi. Tutto sommato si tratta di semplificazioni, ma nella prima fase il funzionamento non sarà facilitato.

Viene eliminata la distinzione tra partecipazioni qualificate, (oltre il 2% dei voti in assemblea o il 5% del capitale per le società quotate e il 20% dei voti o 25% del capitale per le non quotate), e non qualificate.

Gli utili e le plusvalenze saranno quindi tassati allo stesso modo con l’aliquota unica del 26% a titolo d’imposta. I redditi da partecipazione qualificate potranno dunque non essere inseriti in dichiarazione, facendo passare in modo definitivo all’intermediario sia i dividendi che le plusvalenze, nell’ambito del regime del risparmio amministrato e del risparmio gestito. Le eventuali minusvalenze saranno inoltre compensabili nell’ambito dei predetti regimi.

Con il sistema in vigore precedentemente i redditi derivanti dalle partecipazioni qualificate, dovevano necessariamente essere inseriti in dichiarazione ed essere tassati con l’aliquota progressiva, ma solo una quota, (in modo da evitare la doppia imposizione, dato che la società aveva a sua volta pagato le tasse sui propri guadagni).

Se si guarda la quota tassabile con riferimento agli utili formatisi dopo il 2016, (58,14%), e si applica l’aliquota massima di tassazione, comprensiva di addizionali regionali e comunali, (circa 45%), la tassazione del dividendo secondo le nuove regole è più o meno uguale a quella del 2017, (58,14 x 45% = 26,16). Ma negli anni precedenti la quota imponibile era più bassa, (49,72% dal 2008 al 2016 e 40% fino a tutto il 2007) e quindi la tassazione più favorevole.

Per non penalizzare i possessori di partecipazioni con utili di anni precedenti non distribuiti, è previsto un regime transitorio. Fino al 2022 le distribuzioni degli utili prodotti fino al 2017, manterranno le vecchie regole di tassazione. Per le plusvalenze, invece, il nuovo regime si applicherà solo dal 2019.

Valentino Amendola

Europa al centro Italia all’angolo.

Mentre ci avvolgiamo nelle tristi beghe di casa nostra, il mondo va avanti, senza preoccuparsi di sapere se alla presidenza delle due Camere andranno grillini, legisti o forzisti o speculare su cosa farà il PD. E cammina, per fortuna, l’Europa. La lunga crisi di governo tedesca la teneva in stallo, ora la Merkel è tornata pienamente in sella, la grande coalizione assicura un esecutivo stabile, che al primo posto nel suo programma ha posto lo sviluppo dell’integrazione europea, impegnandosi tuttavia a spingere per le riforme ormai necessarie.

L’incontro della Cancelliera col Presidente francese Macron ha costituito, lo confesso, una boccata di ossigeno per chi, come chi scrive, guarda ai grandi fenomeni mondiali considerando che da essi dipenderanno, in buona parte, le nostre sorti. Nel loro incontro, i due leader hanno confermato la volontà comune di andare speditamente avanti dove è realisticamente possibile (noto che non si è parlato di fughe in avanti istituzionali): immigrazione, solidarietà economica, sicurezza e difesa. Si tratta, per ora, di una dichiarazioni di intenzioni, ma in politica anche le intenzioni contano. E i due Capi di Governo si sono formalmente impegnati a presentare per il prossimo mese di giugno un programma concreto, una “road map” che dovrà segnare il cammino per l’avvenire. Se così sarà, gli altri paesi europei saranno posti di fronte a una scelta: seguire la linea proposta dal duo franco-tedesco e andare avanti, o fare la fronda e restare indietro, magari cercando di mettere i bastoni tra le ruote a Parigi e Berlino. L’uscita della Gran Bretagna non fornisce infatti più l’utile alibi del passato, quando era comodo nascondersi dietro le resistenze inglesi a qualsiasi passo in avanti.

È probabile che sulle proposte franco-tedesche si produrrà una divisione, tra paesi seri e grandi, pronti a costruire l’Europa del futuro, e paesi marginali, gelosi di prerogative sorpassate. Da che parte staremo? La nostra posizione non sarà irrilevante: l’Italia è uno dei sei Paesi fondatori e il terzo grande paese del Continente. La sua assenza costituirebbe una seria perdita, anche se penso che Germania, Francia e altri andrebbero avanti lo stesso, seguite da Spagna, Belgio, Olanda, Finlandia, Irlanda, Portogallo e altri.

In sostanza, dovremo decidere se far parte del gruppo di testa, con la possibilità di sostenere i nostri interessi e le nostre vedute, o ritirarci su una sorta di Aventino europeo, magari in collegamento con paesi euroscettici (e insignificanti), come l’Ungheria. Sarà un’occasione storica, per l’Europa e per noi. Un’occasione che, se la perdessimo, non si riprodurrebbe per chissà quanto tempo.

Cosa farà a quel punto il futuro governo italiano? Difficile dirlo, visto che non sappiamo chi lo dirigerà e chi lo sosterrà. Non è affatto escluso che prevalgano, sotto le vesti di un superato “sovranismo”, la gretta miopia di marca leghista e meloniana, la stupida cecità di quelli che guardano come referenti a Trump e a Putin. E l’Italia resterà fuori, per chissà quanto, dal plotone di testa dei paesi seri, con finanze stabili, rispettosi degli impegni liberamente assunti, e parte di un tutto che si affermerà come protagonista della Storia e arbitro del proprio destino. Perciò mi sembra estremamente importante che, in questa difficile fase formativa, le forze che sono veramente liberali ed europeiste stiano in massima allerta e facciano sentire la propria voce. Nessuna solidarietà di coalizione, nessuna falsa obbedienza partitica, e nessun orgoglio fuori posto, devono impedire – a chi sente e sa, lucidamente, dove sia il nostro futuro – di mantenere la rotta che seguiamo ormai da oltre sessant’anni e che ha portato l’Italia ad essere, non più un paese mediterraneo di stampo quasi africano, ma una delle principali potenze economiche del mondo.

Giovanni Jannuzzi

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G20 Argentina 2018: tango tra Bitcoin e dazi.

Un G20, quello in Argentina, nato sotto la stella delle criptovalute e di un dibattito già avviato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, ma che alla fine ha visto prevalere una posizione verso le monete digitali “addomesticata” per un uso esclusivo quindi delle banche centrali. Una scelta che di fatto non cambia lo status quo ma ha l’ambizione di difendere i mercati da una possibile leva “incontrollata” in caso di crisi, come evidenziato dal Governatore della BUBA, Weidmann.

Come sempre in questi meeting non manca il convitato di pietra, in questo caso lo spettro di una guerra commerciale ad ampia diffusione da parte di un’Amministrazione americana che, attraverso le parole del Segretario al Tesoro Mnuchin, ha ben chiarito l’intenzione di proteggere i propri interessi nazionali senza se e senza ma.

A nulla sono valsi tentativi di mediazione: non hanno scalfito la posizione Usa e paradossalmente hanno visto l’eliminazione nel comunicato finale di un richiamo alla lotta al protezionismo, ben evidente nella bozza dello stesso.

Il dibattito viene rimandato a novembre, sempre in Argentina, all’indomani delle elezioni di medium term. Le decisioni sui dazi verso l’Europa verrà legata alle questioni Nato e soprattutto a una definizione dei rapporti con l’Iran, alla quale sono appesi i negoziati tra USA e UE in maniera sempre più evidente. L’incontro con i sauditi ha confermato che ci si stia avviando ad una rescissione unilaterale dell’accordo sul nucleare iraniano.

Chi sperava che con lo scandalo che ha travolto Facebook negli ultimi due giorni si potesse vedere un Trump meno arrembante, ha dovuto arrendersi a un tema sempre più centrale che vede le guerre commerciali dominare. Intanto, i mercati americani hanno chiuso la seconda giornata della settimana in rialzo, dando un messaggio di grande fermezza anche di fronte alle prossime decisioni della Fed. Decisioni che per ora stanno pesando maggiorente sui Treasuries, chiamati a riportarsi stabilmente sopra il 3%.

I fronti aperti della politica commerciale americana sono molteplici. In particolare Messico e Canada sanno bene che essere stati “graziati” avrà una contropartita sulla rinegoziazione del Nafta alla quale non potranno sottrarsi.

L’azione di Mnuchin che antepone una guerra ai surplus commerciali di Germania e Cina come parola chiave, rispetto al farsi trascinare in una diatriba globale sulle guerre commerciali è chiara. E di fatto potrebbe dimostrarsi vincente se si guarda all’effetto di questo braccio di ferro “sull’investor sentiment” dei tedeschi è rientrato ai livelli del 2016.

Non a caso la Merkel ha inviato il Ministro dell’Economia tedesco a Washington per incontrare Wilbur Ross, il Segretario al Commercio USA.

L’obiettivo finale di Trump per il prossimo novembre è quello di arrivare a guidare un G20 propenso a ridimensionare il surplus cinese più che a condannare le mire Usa. L’asse franco tedesco sta già orientandosi in questo senso e così Mnuchin è tornato a casa trionfante per aver guidato il dibattito sulle criptovalute, vietando agli americani di “trattare” il Petro venezuelano e gli europei a più miti consigli, favorendo un apprezzamento moderato del dollaro Usa.

Claudia Segre

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Informazione e comunicazione: la risposta dell’Europa.

In un momento storico in cui viviamo quotidianamente un sempre maggiore allargamento delle frontiere e abbattimento dei confini nazionali e gli strumenti di comunicazione online e digitali prendono sempre più piede, era naturale che arrivasse, anche per le trasmissioni d’informazione e di attualità nell’Unione, una spinta ulteriore all’apertura dei confini e per la semplificazione della fruibilità dei contenuti trasmessi tra i diversi Paesi membri, maggiore di quella che si è avuta fino ad oggi

Stiamo parlando del Progetto di Risoluzione Legislativa del Parlamento Europeo sulla proposta di “Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che stabilisce norme relative all’esercizio del diritto d’autore e dei diritti connessi applicabili a talune trasmissioni online degli organismi di diffusione radiotelevisiva e ritrasmissioni di programmi televisivi e radiofonici” (COM-2016-0594_C8-0384/2016- 2016/0284- COD) e della collegata Relazione presentata dal Parlamento Europeo a fine anno.

Lo scopo non è solo garantire la libertà d’informazione per tutti e che tutti possano avervi accesso, a parità di condizioni, la diffusione online di notiziari e programmi d’attualità anche in Stati membri diversi da quelli nei quali sono stati prodotti ma, anche, di perfezionare e accelerare la realizzazione del Mercato Unico digitale nella UE (ricordiamo che è dello scorso ottobre la definizione da parte del Consiglio delle priorità per “un’Europa digitale di successo” e il rimarcare da parte sua una volta in più, se mai ce ne fosse stato bisogno, che “è pronto a fare tutto quanto in sua facoltà per la transizione dell’Europa al digitale”, individuando nel fatto di portare a termine antro la fine del 2018 la Strategia per il Mercato Unico digitale e nella creazione di un’infrastruttura e di una Rete di Comunicazioni di prima qualità due tra le principali priorità da realizzare per affrontare in modo adeguato le sfide poste dalla digitalizzazione, all’indomani dell’ultimo Vertice di Tallin).

E, collegata al Progetto di Risoluzione Legislativa del Parlamento Europeo, il Consiglio dell’Unione Europea adotta, dopo poco la pubblicazione della Relazione del Parlamento sulla proposta del Parlamento e del Consiglio, la sua posizione negoziale sulla questione delle trasmissioni radiotelevisive transfrontaliere online nel Mercato interno dell’Unione. Posizione negoziale che costituisce, in sostanza, il mandato del Consiglio per l’avvio dei negoziati con il Parlamento Europeo.

Il modo in cui si pensa di realizzare tutto questo è la semplificazione della procedura per la concessione dell’uso in tutta la UE di materiale protetto dal diritto d’autore. Attualmente, infatti, le emittenti radiotelevisive devono attendere la liberatoria dai diritti d’autore, per ogni Paese in cui intendono trasmettere online notiziari e programmi di attualità, in tempi brevissimi. Con le nuove norme l’autorizzazione la si potrebbe ottenere nel proprio Paese e poi mandare in onda il programma d’informazione in tutti i Paesi membri della UE.

Resta, tuttavia, ribadito il “principio di territorialità” affinché siano sempre tutelati e garantiti gli investimenti in prodotti nazionali, sostenendo, contemporaneamente, così, la diversità culturale di ciascun componente dell’Unione. Il più ampio accesso possibile ai programmi televisivi d’informazione online per i consumatori nell’Unione è visto, dal Legislatore in sede comunitaria, come uno strumento fondamentale di promozione delle diversità culturali, al loro rispetto e garanzia unite alla valorizzazione, all’interno della UE, ed è uno degli obiettivi chiave da salvaguardare e perseguire nella Strategia per il Mercato Unico digitale.

Si tratta, sostanzialmente, di un compromesso tra quanto ha voluto l’Unione con la Commissione nel senso di abbattimento dei “confini nazionali” nella gestione del diritto d’autore e nei diritti collegati all’audiovisivo e quelli che invece vogliono la salvaguardia delle singole legislazioni nazionali con la difesa di tutto quanto ad esse collegato. Il risultato è che il “principio del Paese d’origine” si applica solo alle “news and current affairs programmes”. Restano, comunque, chiuse le frontiere per i prodotti dell’audiovisivo e la musica online.

Marzia Del Porto

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