Redditi finanziari e prelievo alla fonte.

La riscossione delle imposte è uno degli esercizi più complicati e per questo il sistema del prelievo alla fonte è quello più indolore. Nel campo dei redditi finanziari, l’attribuzione progressiva di tutti gli obblighi all’intermediario attraverso il quale il reddito è percepito, indubbiamente semplifica, sia pure secondo quel principio di conservazione, (“nulla si distrugge, tutto si trasforma”), che applicato al fisco vuole che una complicazione non si elimini mai: semplicemente la si sposta da un soggetto a un altro. Gli intermediari finanziari sono attrezzati, ma è necessaria una manutenzione continua delle regole.

Una nuova infrastruttura chiamata T2S, (TARGET2-Securities), nata su impulso della Banca Centrale Europea – per esempio – mira a creare un mercato integrato dei capitali, offrendo servizi di regolamento titoli senza fisco italianovincoli di nazionalità; il che in sostanza vuole dire che le banche dei paesi interessati, (per ora Germania, Italia, Francia e Spagna), potranno centralizzare il sistema di custodia dei titoli attenuando il legame tra banca depositaria e paese del soggetto che emette titoli.

Il punto è che oggi il sostituto d’imposta è di regola un soggetto italiano che: “interviene nella riscossione”, oppure “è incaricato del pagamento dei proventi”, ovvero ai titoli in “custodia e amministrazione”. Per evitare oneri dichiarati dei clienti, perciò, occorrerebbe consentire all’intermediario estero di delegare gli obblighi fiscali a un intermediario finanziario italiano.

Prendiamo un altro caso: i dividendi esteri. La banca italiana deve applicare la ritenuta quando “interviene nella riscossione”. Secondo alcuni “l’intervento” presuppone il deposito delle azioni presso la stessa banca che accredita i dividendi. Secondo altri basta un semplice bonifico proveniente dall’estero con la causale “dividendi” per giustificare la ritenuta. La conseguenza? Se la banca non effettua il prelievo è il cliente che deve inserire l’importo in dichiarazione.

Valentino Amendola

Strategia Europa 2020: sviluppo, occupazione e trasparenza.

Per “Europa 2020” (Strategia dell’Unione Europea che intende rilanciare l’economia dell’Unione nei prossimi dieci anni e che vuole lo sviluppo di un’economia che sia intelligente, sostenibile e solidale in modo che crescano occupazione, produttività e coesione sociale) la coesione sociale diventa uno dei principali strumenti con cui conseguire gli obiettivi contenuti nella Strategia.

Ed è vero che far conoscere e fornire informazioni in questo momento storico è uno degli aspetti più delicati e nevralgici del processo di “gestione della cosa pubblica”, com’è anche vero che, perché si raccolgano i frutti delle europa 2020scelte politiche, come nel caso specifico della politica di coesione, e affinché si possa investire nei progetti più importanti e innovativi, occorre che il ventaglio dei beneficiari sia adeguatamente informato. Che sia valorizzato il momento di copertura mediatica delle attività previste, così come il ricorso alle varie metodologie di comunicazione, l’organizzazione di iniziative per il lancio dei programmi o d’iniziative varie d’informazione.

Ma, è ugualmente vero che, nella Società contemporanea, al “dovere di informare” e agli “obblighi di comunicazione”, parallelamente, si affiancano i doveri di tutela e della salvaguardia, soprattutto, di alcuni generi di informazioni/comunicazioni.

Per questi motivi, le norme in materia di informazione e comunicazione, contenute nelle proposte di regolamento per il periodo 2014-2020, sono il risultato di un’intensa attività di consultazione e discussione all’interno dell’Unione in un’ottica di valorizzazione dei principi di semplificazione e pertinenza delle informazioni, migliorando, contemporaneamente, la trasparenza, l’accessibilità alle informazioni, contemperandole con la tutela dei diritti di privacy e riservatezza. Quello che si ricerca è di dare vita ad un armonioso rapporto dialettico tra Privacy e Trasparenza, nella miglior garanzia e salvaguardia dell’uno e dell’altra.

La Commissione Europea per contrastare con forza la “fuga di notizie” dei documenti dell’esecutivo e tutelare implicitamente la riservatezza delle informazioni, cercando di arginare ulteriori danni di credibilità e d’immagine all’Unione ha realizzato una Strategia complessa che, come dichiara Irene Souka, Director General of DG Human Resources and Security, che coniugherà la formazione, un’articolata campagna di comunicazione e una dichiarazione d’intenti a cadenza annuale.

L’obiettivo principale del progetto è quello di garantire che le informazioni sensibili e riservate siano adeguatamente protette evitando danni politici e di reputazione per la Commissione” prosegue Irene Souka. E sappiamo come questo sia nel recente passato un tema dolente per la Commissione Juncker che ha dovuto difendersi più volte dalle accuse di aver favorito le lobby degli industriali facendo in modo che fossero diffusi documenti delicati.

Nel nostro Ordinamento la Trasparenza si configura (ex d.lgs 33/2013) come “accessibilità totale” alle informazioni, mentre, di contro, la tutela folla 3della riservatezza, la Privacy, presuppone forme e modalità di protezione giuridica per ciò che non vogliamo sia reso pubblico e per questo gli Ordinamenti giuridici hanno sentito il bisogno di garantire i cittadini da interferenze ritenute indebite, cercando di scongiurare la diffusione di dati, fatti e informazioni.

Si tratta di un equilibrio difficile e sempre in pericolo di essere perso. Da ambienti vicini a Juncker viene dichiarato che gli “incontri segreti e la mancanza di trasparenza, ormai, sono un ricordo del passato”. Anzi ci tengono a far sapere che una delle prime decisioni prese dalla Commissione Juncker sia stata di garantire che qualsiasi incontro con i Commissari e i Direttori Generali fosse reso pubblico.

Dalla Souka, dall’altra parte, durante il recente incontro a porte chiuse dei Direttori Generali vengono messe in evidenza le sanzioni che i funzionari potrebbero affrontare in caso di violazione dei loro obblighi contrattuali (con un rimando, quindi, indiretto alle riservatezza).

Come anche vero è che gli sforzi per cercare di arginare la fuoriuscita di indiscrezioni sulle informazioni provenienti dalla Commissione sembra essere in contraddizione con l’intenzione sentita nell’unione Europea e a livello globale nello scenario internazionale, nel tipo di Società attuale, di assicurare una migliore trasparenza istituzionale.

E’ la continua ricerca di un equilibrio che l’Unione non cessa mai di perseguire: una politica di informazione e comunicazione europea che sia sempre protesa al perseguimento e sostegno di tutti gli strumenti in grado di garantire un autentico dialogo con i cittadini e colmino la distanza tra le istituzioni e i cittadini della UE, con la garanzia per loro dell’accesso a tutte le informazioni utili.

Marzia Del Porto

Leggi QUI l’articolo originale

Cechia: L’ euro? Non ci interessa.

La Repubblica Ceca non ha bisogno del cosiddetto “Mister Euro”, un coordinatore per l’adozione della moneta unica, perché Praga non si sta preparando per entrare nell’Eurozona. Lo ha dichiarato il ministro delle Finanze, il miliardario ceco Andrej Babis.

L’economista Oldrich Dedek, che ha avuto il ruolo di “Mr. Euro” al ministero delle finanze durante gli ultimi 11 anni, dal prossimo mese assumerà un euro cracknuovo incarico alla Banca centrale e secondo Babis la posizione può essere eliminata. “Non abbiamo bisogno di nessun coordinatore, non ci stiamo preparando a entrare nell’euro – ha spiegato Babis al quotidiano Lidove Noviny – Lasceremo al prossimo governo la decisione sull’adozione della moneta unica.

Babis, con il suo partito di centro Ano, è dato per favorito in vista delle prossime elezioni di ottobre. Praga che è entrata nell’Ue nel 2004 non ha mai sponsorizzato l’adozione della moneta unica, nonostante rispetti praticamente tutti i criteri di accesso.

Fonte Aska News

La Cina sarà mai un’economia di mercato?

Domenica 11 dicembre sono passati 15 anni dall’entrata della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. In base a quanto disposto dell’accordo di adesione, la Cina si aspetta un riconoscimento automatico del cina economia mercatosuo status di economia di mercato da parte degli altri Stati aderenti al WTO, compresa l’Unione Europea.

Contrario a questa interpretazione è il cartello di trenta associazioni industriali europee Aegis. Secondo gli industriali, l’Unione Europea non dovrebbe abbassare la guardia. «Siamo chiari: l’interpretazione degli accordi da parte della Cina è completamente fuorviante – dichiara il portavoce di Aegis Milan Nitzchske – C’è un chiaro e innegabile bisogno di mantenere un sistema anti-dumping efficiente che controbilanci il dumping prodotto dal sistema di distorsione dei prezzi in Cina. Queste distorsioni sono significative e non accidentali, in quanto fanno parte dell’economia di base cinese».

L’industria europea teme una forte ricaduta negativa sul suo tessuto produttivo per un’eventuale cancellazione o riduzione dei dazi. Tra i settori più preoccupati c’è l’industria dell’acciaio, l’industria chimica, la produzione di tecnologie fotovoltaiche, l’industria della ceramica, oltreché la produzione di carta, d’alluminio e di biciclette. Secondo un rapporto dell’Economic Policy Institute le ricadute occupazionali del pieno riconoscimenti delle status di economia di mercato della Cina sarebbero massicce. Questo passo porterebbe a una perdita stimata tra 1,5 e 3 milioni di posti di lavoro in meno, metà dei quali nell’industria manifatturiera. Secondo il rapporto, in Italia si potrebbero perdere fino a 416.000 posti di lavoro. L’area più colpita sembra il centro Europea: le stime per la Repubblica Ceca parlano di una perdita tra 47.000 e 94.000 posti di lavoro. Tuttavia anche la politica dei dazi avrebbe un costo, in quanto porterebbe a un calo generale di domanda. Lo sostiene l’Alleanza per un’Energia Solare Accessibile (AFASE) sulla base di un rapporto dell’Istituto Prognos. Il rapporto sottolinea come un rialzo deciso dei dazi porterebbe a una perdita di centinaia di migliaia di posti di cina-e-maolavoro, soprattutto nel settore dei servizi. Inoltre, i dazi potrebbero portare a un aumento dei prezzi sul mercato europeo e di conseguenza a una riduzione del potere d’acquisto dei cittadini.

Intanto la Commissione Europea mantiene lo status quo. La Commissione ha deciso di abolire la distinzione tra economie di mercato e non di mercato risolvendo di fatto la questione del riconoscimento della Cina. A novembre sono state approvate anche le nuove linee guida per il calcolo dei dazio. La modifica ha abbandonato solo in parte la politica del Lesser Duty Rule, ossia del sistema che fissa il dazio, secondo i parametri più convenienti all’esportatore. Ciò comporta l’avere in Europa dazi di alcune decine di punti di percentuale, mentre negli Stati Uniti gli stessi settori godono di dazi di centinaia di punti di percentuale. Tuttavia tra i Stati membri non c’è unanimità sul percorso da intraprendere. L’Italia e la Francia sono da tempo favorevoli a un forte rialzo delle misure anti-dumping, mentre il Regno Unito e molti Paesi del nord Europa sono contrari. Il risultato è un sistema anti-dumping, la cui intensità d’intervento non sarà molto diversa dal sistema precedente.

Fonte: Camic.cz

Finanza e mercati: che cosa ci aspetta nel 2017.

finanza e mercatiIl 2016 ha risposto pienamente alle previsioni più funeste che, solitamente, legano un anno bisestile al moltiplicarsi dei “cigni neri”: quegli eventi imprevedibili che cambiano il corso degli scenari internazionali e che non c’è algoritmo, sondaggista o robo advisor in grado di prevenirli.
Così il 2017 ci obbliga a riflettere sul fatto che il mondo dei tassi negativi, che ha spinto i portafogli ad elevare il rischio e l’esposizione creditizia, dovrà confrontarsi con l’inatteso cambiamento degli assetti geopolitici generati dalla nuova presidenza USA a guida Trump.
Inoltre, con l’arrivo delle elezioni francesi e tedesche, l’attenzione sarà concentrata sui principali temi elettorali: i migranti e il terrorismo, oltre alla politica estera in seno all’UE. L’eventuale vittoria della destra conservatrice di Fillon e la riconferma di Angela Merkel porteranno a una visione più “coerente” degli accordi di Schengen e a un’accelerazione del completamento dell’Agenda Digitale europea e del consolidamento della Direttiva sul cyberterrorismo.
Ma soprattutto i due politici andrebbero a braccetto su una riduzione delle sanzioni europee contro la Russia che sempre più sta rafforzando il suo ruolo diplomatico con il coinvolgimento nel conflitto siriano e nel mantenere un dialogo con la Turchia nonostante le ambiguità di Erdogan. E l’incontro a Mosca tra Iran, Turchia e Russia testimoniano il cambiamento strategico in atto nella regione.
Per la l’UE, sempre più lontana da un ruolo strategico nel quadro mediorientale, diventa impellente rispondere alla sfida dei piani di sviluppo del neo presidente USA, da quello infrastrutture a quello fiscale sino alla deregulation nei servizi finanziari prima di tutto.
basilea-3Quindi priorità massima andrebbe data al completamento dell’Unione Bancaria Europea e all’applicazione del Piano Juncker per il Fondo Europeo degli Investimenti Strategici (EFSI), che vede l’Italia tra i maggiori beneficiari sul totale degli oltre 150 progetti infrastrutturali già varati.
Per non perdere l’effetto traino al carro della crescita USA occorre quindi accelerare a nostra volta, approfittando di un dollaro forte: una situazione che dovrebbe durare almeno per tutta la prima parte dell’anno, nella quale anche i mercati emergenti resteranno indietro, tranne rari casi come per divise come il rublo russo ed il rand sudafricano.
I m
ercati azionari saranno protagonisti purché legati alla capacità dei governi di offrire certezza sulla stabilità del rischio politico e sulle riforme chieste a gran voce (e ripetutamente) dal governatore Draghi che si appresta a chiudere il QE in questo 2017.
Per chiudere, le soluzioni all’orizzonte sulle banche italiane potranno ridare spinta al peggiore listino europeo del 2016 e anche al sistema bancario europeo nel suo complesso, nonostante gli effetti distorsivi che deriveranno dalle polemiche sul tavolo delle trattative su Brexit inerenti proprio i servizi finanziari. E non perché singolarmente queste banche abbiano importanza sistemica ma perché è il nostro Belpaese ad essere “too big to fail”, e finché il rating BBB investment grade terrà avremo la possibilità di giocarci la partita della vita. Diciamo che abbiamo 6 mesi per uscire definitivamente dalla crisi bancaria, approvare una nuova legge elettorale e andare alle elezioni come un Paese democratico maturo e coeso, ma soprattutto consapevole che le derive europee sono solo comode fughe dalla realtà e scappatoie da polemica elettorale, che non hanno fondamento se non nella follia di chi cerca scorciatoie per salire al potere.

Claudia Segre

Leggi QUI l’articolo originale

Solidità bancaria: Cechia 14esima nel mondo.

Il recente e clamoroso caso di Deutsche Bank ha riacceso i riflettori sulla sicurezza delle istituzioni finanziarie. L’ultimo report in proposito del World Economic Forum Survey, che monitora la competitività globale e lo stato di solidita bancariasalute delle istituzioni politiche e finanziarie dei diversi paesi, ci offre una panoramica sui paesi le cui banche appaiono più sicure ed affidabili. I paesi sono classificati da 1 (banche che necessitano ricapitalizzazione) a 7 (le banche sono generalmente ok). L’indagine ha mostrato che le persone nel Regno Unito e negli Stati Uniti in realtà non si fidano dei loro sistemi bancari dopo la crisi finanziaria del 2008. Il Regno Unito si è classificata 62° e gli Stati Uniti si è attestato a 36, al di sotto del Guatemala, Colombia e Honduras. Vediamo di seguito i paesi con le istituzioni bancarie più affidabili.

REPUBBLICA CECA – Nel settore bancario ceco sono gli istituti di proprietà straniera a dominare il settore, e la cosa sembra rasserenare i risparmiatori, che lo giudicano il 14° più sicuro al mondo.

GUATEMALA – La nazione centroamericana ha tre players chiave nel suo sistema bancario: Banco Industrial, Banco G & T continentale, Banco de Desarrollo Rural. Tutti e tre sono visti come solidi, secondo l’indagine del WEF.

LUSSEMBURGO – Per noi in Europa la solidità del sistema bancario lussemburghese non è una novità. La sua BCEE è spesso citata come uno degli istituti più sicuri sulla terra.

PANAMA – Paese privo di banca centrale, eppure ricco di istituti con coefficienti patrimoniali quasi il doppio del minimo richiesto in media. Del resto si tratta di un classico paradiso fiscale.

SVEZIA – Anche se i creditori svedesi sono schiacciati dalla politica dei tassi di interesse negativi della Riksbank, le banche svedesi sono ancora tra le più sicure al mondo, secondo il WEF.

CILE – Nel mese di luglio, l’agenzia di rating Fitch ha tagliato l’outlook del sistema bancario del Paese in negativo, sulla base di “qualità indebolimento degli asset e la redditività”; tuttavia, secondo il WEF, ciò non ha cambiato la percezione dei clienti.

SINGAPORE – Singapore è rinomato come uno dei grandi centri finanziari del mondo, e la solidità del suo settore bancario ne è diretta conseguenza.

NORVEGIA – Come economia petrolio-dipendente, la Norvegia ha affrontato gravi problemi negli ultimi anni, e nel mese di agosto, il suo sistema bancario ha avuto outlook negativo da parte di Moody. Tuttavia, le banche del paese rimangono molto solide, suggerisce l’indagine del WEF.

HONG KONG – Altro centro finanziario globale, Hong Kong è la patria della maggior parte delle più grandi banche del mondo, e alcune delle più sicure le istituzioni finanziarie del mondo.

AUSTRALIA – Un piccolo gruppo di quattro banche principali si divide la maggior parte del settore bancario in Australia, mentre le banche straniere sono strettamente regolate, assicurando un sistema robusto.

NUOVA ZELANDA – La quasi totale assenza di concorrenza ha visto il settore prosperare, anche se si scivola dal secondo anno scorso al quarto posto nel 2016.

CANADA – Le banche canadesi sono state a lungo sinonimo di stabilità. Il paese ha avuto solo due piccoli fallimenti bancari regionali in quasi 100 anni, peraltro con un sistema che tenne senza mostrare crepe durante la Grande Depressione del 1930.

SUDAFRICA – Dimorano le ‘Big Four’: Standard Bank, Bank FirstRand, Nedbank, e Barclays Africa, e sono ampiamente visti come istituti sicuri ed affidabili

FINLANDIA – Il settore bancario della Finlandia è dominato da cooperative e casse di risparmio, che prendono pochi rischi sul mercato e di conseguenza offrono una solidità totale.

Leggi QUI l’articolo originale

Pagina 20 di 101« Prima...10...1819202122...30405060708090100...Ultima »

Pin It on Pinterest

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close