La crescita economica della Slovacchia.

La Slovacchia rimarrà probabilmente tra i maggiori leader dei nuovi Paesi membri (l’Europa dei 10) nella crescita economica. Ciò è il risultato di uno studio della Banca Mondiale, secondo la quale l’economia slovacca dovrebbe crescere del 4,1% quest’anno e del 4,3% l’anno prossimo. Quest’anno soltanto la Lituania dovrebbe crescere a ritmo più veloce, del 4,3%, e nel 2012 la Romania dovrebbe superare la Slovacchia con una crescita del 4,4%.

Secondo le stime della Banca Mondiale, l’economia slovacca supererà il livello di pre-crisi nel 2011, quando ancora l’anno scorso la produzione economica raggiungeva il 99% dei livelli pre-crisi. Comparato con gli altri 10 Stati membri, solo la Polonia supera la Slovacchia. La Polonia ha evitato la recessione durante la crisi per merito di una forte domanda locale.

Nel complesso, il ritmo del recupero economico nei Paesi entrati in Europa nel 2004 differisce. «Le performance della Slovacchia e della Polonia si stanno avviando a rimanere solide grazie ai bassi sbilanciamenti del periodo pre-crisi, a una forte integrazione nella rete di produzione europea, ai fondi europei, e, nel caso della Polonia, a un solido consumo di beni locali», si legge nel rapporto.

Il mondo dell’auto continua ad investire in Slovacchia.

Slovacchia – Settore automobilistico. La società sudcoreana Sungwoo Hitech ha intenzione di investire 13,87 milioni di euro in uno stabilimento a Žilina. La società produce componenti per sedili di automobili. L’avvio del progetto è previsto per il terzo trimestre dell’anno in corso. La società ha richiesto al Governo aiuti pari a 4,7 milioni di euro. Tutto ciò va ad implementare ulteriormente la presenza delle più importanti aziende automobilistiche mondiali in territorio slovacco. Vi ricordiamo, a tal proposito, che Nitra, importante città al centro della Slovacchia, viene soprannominata in ambito industriale, la “Detroit dell’Est”, proprio a fronte della presenza nel suo territorio dei più importanti brand automobilistici europei e mondiali che l’hanno scelta per la sua collocazione geografica, quanto mai strategica, nello scacchiere Est-Europeo e per la preesistente impostazione industriale, storicamente ereditata.

Aggiornamento fiscale in Repubblica Ceca.

Repubblica Ceca: modifiche al Regolamento sulla Procedura Fiscale

Dal 1° gennaio 2011 nella Repubblica Ceca la nuova Tassa sulle Regole di Procedura ha apportato numerosi cambiamenti e fornito regole più dettagliate.

Uno dei cambiamenti si riferisce alle sanzioni fiscali. L’Amministrazione Fiscale aveva già disposto in precedenza la possibilità di far pagare una sanzione per la tardiva presentazione della dichiarazione dei redditi sotto forma di una tassa maggiorata. Tuttavia la decisione sulla penale o sull’esatto importo era sostanzialmente a discrezione dell’amministratore fiscale (essendo il limite massimo il 10% del carico fiscale).

Le nuove norme prevedono il modo esatto in cui la sanzione deve essere calcolata: in caso di un ritardo di oltre cinque giorni lavorativi la penale subirà automaticamente un aumento pari allo 0,05% della tassa o dell’eccessiva detrazione applicata o allo 0,01% di una perdita fiscale (il limite massimo del 5% dell’imposta, detrazione eccessiva o perdita).

Ai sensi del Regolamento di Procedura Fiscale non sarà più possibile presentare un “appello contro la propria dichiarazione dei redditi”.

Tuttavia le nuove regole formulano le condizioni per la dichiarazione dei redditi supplementari indicando un ammontare d’imposta inferiore o una perdita fiscale superiore. In queste condizioni è necessario che le nuove circostanze o prove vengano rese evidenti, indicando che l’ammontare d’imposta era stato determinato in modo errato.

Ai sensi del Regolamento della Procedura Fiscale, il “periodo di valutazione fiscale” dovrà essere calcolato a partire dalla scadenza del termine per l’archiviazione della denuncia dei redditi ordinari e non a partire dalla fine del periodo fiscale in cui il debito si è originato. Le Regole di Procedura Fiscale elencano anche le esatte circostanze che estendono o sospendono (interrompono) il periodo di valutazione fiscale.

In futuro il periodo d’imposta potrà essere esteso anche presentando una denuncia dei redditi supplementare o fornendo un ordine di pagamento delle tasse. Come in precedenza, il termine per la valutazione fiscale potrà essere interrotto avviando una verifica fiscale.

In base alla nuova Tassa sulle Regole di Procedura, l’Amministrazione Fiscale deve specificare in dettaglio l’ambito all’inizio di una verifica fiscale. Tale indicazione potrà essere cambiata nel corso del controllo fiscale. Se l’amministratore fiscale inizia una verifica fiscale durante lo stesso periodo imponibile, ma con un diverso obiettivo, essa non costituirà un controllo fiscale ripetuto, ma un’ispezione fiscale con un ambito definito in modo diverso.

Immigrazione cinese e spionaggio !

Gli addetti ai lavori la chiamano “strategia della lampreda”, dal nome del pesce d’acqua dolce, una sorta di anguilla viscida e verdastra che si mimetizza tra le rocce aspettando la sua preda, per avvicinarsi poi di soppiatto con le sue ventose e succhiarle il sangue. Una metafora della Cina che vince e compra il mondo con metodi anche sleali, che sembra aver ispirato i nostri servizi segreti nell’ ultima relazione sulle attività di intelligence del 2010, appena presentata in parlamento. Nel delineare le “minacce all’economia nazionale e al sistema paese”, gli 007 tricolori hanno messo, infatti, l’accento sul fenomeno degli investimenti esteri in Italia, la prima delle “sfide crescenti “ per il “duplice rischio” che operazioni di questo tipo comportano, di “depauperare il patrimonio tecnologico” e “alterare le condizioni di mercato”. “Tentativi in questa direzione sono stati rilevati specialmente nei settori delle telecomunicazioni e dell’elettronica”, annotano i responsabili della sicurezza, invitando la classe politica a porre particolare attenzione alle “manovre di acquisizione da parte di gruppi stranieri che, pur dichiaratamente dirette a conseguire un miglioramento produttivo”, scrivono, “sottendono in realtà l’interesse ad appropriarsi del know how tecnologico nazionale”. Insomma si comprerebbero aziende in Italia (come in altri paesi) non per rilanciarle, ma per spolparle e portar via i loro asset, brevetti, tecnologie, marchi, competenze. In un attacco, si osserva ancora, reso tanto più massiccio dalla crisi economico finanziaria globale, che ha messo in evidenza la “vulnerabilità del patrimonio scientifico e tecnologico nazionale” a fronte di investitori stranieri, soprattutto di origine asiatica e cinese, con notevoli disponibilità finanziarie, e per questo “in costante progressione in molteplici settori prevalentemente capital intensive”. Uno scenario non molto diverso da quello evocato ancora ai primi di gennaio dal vicepresidente della Commissione UE, Antonio Tajani, che dopo la tentata scalata da 1 miliardo di euro della cinese Xinmao sul produttore di cavi olandese Draka (battaglia poi vinta dall’italiana Prysmian) aveva sottolineato la necessità di tutelare il patrimonio industriale europeo da operazioni di natura speculativa che portano solo alla fuga di competenze. Tajani aveva anche chiesto un dibattito in commissione per armonizzare il sistema di relazioni economico-commerciali tra l’Europa e la Cina e introdurre dei meccanismi di controllo e autorizzazione degli investimenti stranieri, a salvaguardia degli interessi strategici delle imprese del vecchio continente. E questo perchè la Cina continua ad essere un regime a partito unico, dotato di un potentissimo apparato di intelligence che ha le sue diramazioni all’interno di aziende pubbliche e private, università ed enti di ricerca, sedi diplomatiche, uffici di corrispondenza esteri e persino istituti di lingua e cultura cinese sparsi per il mondo. Una struttura a reticolo che fa capo a tre ministeri, quello per la sicurezza dello stato (Guoanbu), la sicurezza pubblica (Gonganbu) e il commercio (Shangwubu), cui corrispondono altrettante agenzie di controspionaggio, che si sommano al servizio segreto dell’esercito (Qingbaobu) e a una moltitudine di uffici di ricerca strategica, dipartimenti studi e istituti di analisi economica, che dipendono direttamente dal Comitato Centrale del Partito comunista cinese e dal consiglio degli affari di stato (il governo), e in nome del “patriottismo economico” promosso dall’amministrazione Hu Jintao, portano avanti un’attività di business intelligence e di raccolta informazioni all’estero a ogni livello, come racconta Roger Faligot, un esperto della materia, in un libro che per la prima volta fa una radiografia del sistema di spionaggio cinese, “I servizi segreti cinesi” Newton Compton editore. “Gli americani hanno dal 96′ una legge sullo spionaggio industriale”, osserva Giuliano Tavaroli, già responsabile della security in Pirelli-Telecom, e oggi libero consulente del settore, “e perseguono ogni anno almeno una dozzina di cittadini di origine cinese per difendere tecnologie e brevetti”. “In Italia”, continua, “a parte poche eccezioni come Eni, Enel o Finmeccanica, non c’è la cultura necessaria a capire i rischi derivanti dalla competizione globale. E questo a causa della struttura stessa della nostra economia, che è composta al 70 % da piccole e medie imprese. Le aziende italiane, in sostanza, non proteggono le loro informazioni, e rappresentano così un bersaglio tanto più facile per la concorrenza straniera”. A farne le spese, in termini di furti di proprietà intellettuale e contraffazioni, sono state finora tutte le aziende del made in Italy con una presenza in Cina, dalla moda al lusso e al design, dalla cantieristica al manifatturiero e all’alimentare, fino alla Fiat, che si è vista copiare la carrozzeria della Panda dalla cinese Great Wall Motor, in una controversia legale tuttora pendente, a 5 anni dall’inizio. Ora il confronto si è spostato in casa, con lo sbarco nel nostro paese di fondi di private equity, banche e altri grandi investitori cinesi. Per questo Confindustria ha aderito l’estate scorsa a un programma ideato dal Generale Giorgio Piccirillo, il nuovo capo dell’ Aisi (il servizio di sicurezza interno, l’ex Sisde), per la messa sotto tutela da parte dei nostri 007 di 100 aziende italiane nei settori Ict, nanotecnologie, aerospaziale, meccanica di precisione e ricerca biomedica. In un esperimento pilota che si propone di erigere entro il 2013 una barriera per contrastare l’avanzata dello tsunami cinese.

 

Inoltre . . .

Alla fine del 2007 è stata condannata da un tribunale francese a un anno di carcere, di cui dieci mesi con la condizionale, più 7 mila euro di multa, per “abuso di fiducia” e “introduzione fraudolenta in un sistema automatico di dati”. L’accusa iniziale era, però, di spionaggio industriale. Perchè la 22enne Huang Li-Li era stata sorpresa a copiare file riservata nell’azienda in cui era in stage, la casa di componentistica auto Valeo. I vertici di quest’ultima, tuttavia, non avevano voglia di creare un caso diplomatico con la Cina, visto che in quel paese dispongono di 3 joint-venture, 2 uffici vendite, un centro tecnico e una scuola di formazione. E così hanno preferito non infierire, lasciando sulla giovane stagista del Wuhan, il cui processo è stato trasmesso dalla TV pubblica francese, l’ombra del dubbio : era solo una studentessa ingenua, o un’abile spia ? Già nel decennio scorso, “sotto l’impulso dei presidenti Deng Xiaoping e Jiang Zemin”, scrive sempre Faligot nel suo libro, “è nata una vasta nebulosa dell’informazione economica, tecnologica e finanziaria che agisce sia nel campo dell’informazione aperta che in quello dello spionaggio clandestino”. La rete informativa delle agenzie di sicurezza attraversa capillarmente tutte le strutture della società e può avvalersi all’estero di quelli che vengono chiamati “pesci d’acqua profonda”, “agenti operativi illegali immersi nelle comunità dei cinesi d’oltremare”. Studenti, ricercatori universitari, giornalisti, diplomatici e uomini d’affari, costituiscono così una sorta di quinta colonna di un sistema dedito alla raccolta di informazioni strategiche : “Non agiscono come spie e tuttavia ottengono grandi quantità di notizie”, che metteranno a disposizione delle autorità al loro rientro.

Anche Berlusconi investe sul mattone!

I figli mettono i loro soldi negli antitumorali di ultima generazione e in Cina, il padre investe in immobili e posti auto. La distanza tra Silvio Berlusconi (74 anni) e i suoi eredi del secondo matrimonio, in ordine d’età Barbara (26 anni), Eleonora (24) e Luigi (22), si misura anche dal diverso modo di gestire i propri patrimoni. Così che anche l’ultimo investimento del Presidente del Consiglio ha a che fare con il mattone, e porta il nome di Immobiliare Milanodue, dal quartiere residenziale di Segrate in cui ha avuto origine la sua avventura imprenditoriale.
Fino allo scorso dicembre la società si chiamava Tauris, ed era uno dei tanti veicoli a disposizione del Premier per nuove iniziative, con appena 20 mila Euro di capitale. Ad acquistarla, alla fine del 2008, era stato il ragionier Giuseppe Spinelli, il fidato amministratore delle casseforti del Premier, che con 4 assegni per complessivi 16 mila Euro si era aggiudicato dalla Sirefid e dalla Sanpaolofid, due fiduciarie della galassia Intesa Sanpaolo, questa srl che all’epoca non era che una scatola vuota, con qualche migliaio di Euro di perdite e zero asset, intestandone la proprietà alla Holding italiana seconda (con il 30%), terza (40%) e ottava (30%), tutte direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. Dopo di che la Tauris se n’era rimasta lì buona, in stato dormiente, per i 2 anni successivi.
Prima dell’ultimo Natale la società è stata riportata in vita e ne sono stati modificati, denominazione, statuto e capitale sociale. Con una dotazione di 100 mila Euro l’oggetto della Immobiliare Milanodue è diventato “ l’acquisto, la vendita, la permuta, la costruzione, la ristrutturazione, la locazione e la gestione di beni immobili rustici ed urbani, e la gestione di parcheggi “. Quest’ultima attività è assolutamente inedita per il Cavaliere, che come per miracolo (i dati del Cerved e del Catasto non consentono ancora di verificare come sia avvenuta l’operazione), nel giro di poche settimane, si è ritrovato proprietario, attraverso questa nuova società, di un parcheggio sotterraneo, con oltre un centinaio di posti auto, ai margini del comprensorio di Milano 2. Più o meno nello stesso periodo i tre figli più piccoli del Premier partecipavano tramite la Holding italiana quattordicesima (la loro piccola cassaforte, che possiede, attraverso la Bel immobiliare, un intero palazzo di 6 piani messo a reddito nel pieno centro di Milano) a un aumento di capitale della ExpoBee, una startup israeliana con filiali a Shangai e Suzhou (Jangsu), che ha un contratto in esclusiva con il ministero del commercio estero cinese per la fornitura di assistenza tecnica e la realizzazione di siti internet, campagne di comunicazione online e showroom virtuali durante le fiere. Un investimento “dall’elevato contenuto speculativo”, si sottolinea nella relazione sulla gestione della holding, che potrebbe generare anche “rilevanti plusvalenze”, ma in caso di fallimento, vista “l’esiguità delle risorse finanziarie impiegate”, non minaccia di compromettere l’equilibrio economico della società. I tre figli di Veronica Lario hanno anche rilevato, sempre attraverso la Holding quattordicesima, un pacchetto azionario del 12,8 % in Assicurazione.it, il più popolare sito italiano di polizze online, controllato a maggioranza dai gruppi Real Web e iMovies, a partecipato da molti piccoli azionisti e manager, tra cui Andrea Billè, figlio dell’ex presidente di Confcommercio e Massimiliano Frank, già consigliere di Molmed. Un’azienda biotech, quest’ultima, in cui i Berlusconi juniors hanno ridotto la loro partecipazione (valutata a bilancio oltre 3 milioni di Euro), a seguito della mancata partecipazione all’ultimo aumento di capitale deliberato. Una rinuncia decisa nonostante la sperimentazione dei due farmaci di punta della società si sia conclusa positivamente. Ma alla fine anche per i tre ragazzi il mattone resta l’unica garanzia !

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